Gli americani credettero all'invasione marziana di Orson Welles, intanto Hitler cresceva

Ecco come andò quando 80 anni fa molti reputarono reale l'invasione raccontata alla Cbs

Orson Welles

Orson Welles

GdS 31 ottobre 2018

Enzo Verrengia
Oggi si direbbe che l’invasione fu virtuale. Ma sarebbe meglio riprendere Ortega y Gasset, che nel suo memorabile e dimenticato saggio La ribellione delle masse coniò il concetto di invasione verticale, ovvero di barbarie che sorge all’interno stesso di una civiltà per dilapidarla. Perché l’atterraggio immaginario dei marziani nel New Jersey, orchestrato da Orson Welles su copione di Howard Koch, dal romanzo di Herbert G. Wells, potrebbe configurarsi come l’antecedente dell’attuale ondata pervasiva dei media, che si sovrappongono alla realtà degradandola a meri fini di audience. Sta di fatto che il 30 ottobre 1938 l’occidente rivelò non per la prima volta la sua fragilissima tenuta dinanzi all’irruzione dell’imprevisto. Fossero barbari in carne, ossa e pulci, come ai tempi dell’impero romano, o marziani da operetta, plagiati male da un’opera di ben altre ambizioni speculative come quella originaria di Wells. Troppo frettolosamente dimenticato in favore, ancora una volta, delle immagini più sensazionali e deformanti del Marte pasticciato che si vuole forse abitato e sede di una città perduta, nella zona di Cydonia, con annessa sfinge. Paccottiglia di ipotesi che indignano gli studiosi e danno fiato ai complottisti di Internet, dove, fra le altre cose, si sostiene che i potenti del pianeta nascondano l’esistenza degli extraterrestri, con i quali si starebbe lavorando a mutazioni genetiche.
Welles aveva precorso il clima dissennato da new age
Orson Welles aveva precorso il clima dissennato da new age che imperversa dalle decadi indecenti che hanno preceduto questo orribile XXI secolo. Tanto più che allora incombeva qualcosa di ben più concretamente apocalittico: la seconda guerra mondiale. Infatti, il giorno dopo la trasmissione, lo stesso autore del copione, Howard Koch, sen¬tendo parlare il suo barbiere di “invasione” pensò che Hitler in Europa ne avesse combinata un’altra delle sue e il conflitto fosse scoppiato. L’aspettativa carica di tensione impregnava l’inconscio collettivo grazie all’uso già mercificato dell’informazione. Alla stessa stregua in cui ora viene organizzato il conto alla rovescia verso ogni nuova catastrofe, che sia climatica, tecnologica o umanitaria. I marziani immaginari di Wells erano proiezioni delle paure di tutti. Torneranno in forze negli anni ‘50, quando i nemici non saranno più i nazisti bensì i russi. E, non a caso, protagonista au¬tentica della “trasmissione del panico”, così definita, divenne la radio stessa, cioè un mezzo di comunicazione di massa. Fu John Houseman, il produttore, a commissionare il copione sotto forma di spezzoni giornalistici. Del libro originale di Wells non rimase che l’idea dell’invasione da Marte e la descrizione degli alieni. Così minuziosa e terribile da far scambiare per uno di essi un innocuo traliccio.


Atterrarono per caso nel New Jersey
Koch lavorava sotto pressione, al pari di ogni giovane autore dell’epoca. Si faceva le ossa sfornando ogni domenica quarantacinque minuti di drammatizzazione radiofonica per il Mercury Theatre di Orson Welles. Quindi non andò per il sottile nello scegliere la zona delle operazioni: il New Jersey. Era di là che transitava per andare a trovare la sua famiglia da New York, e acquistò da un benzinaio una mappa di quelle parti. Poi chiuse gli occhi e vi posò una matita, la cui punta toccò Grovers Mill, vicino a Princeton, sede di un osservatorio astronomico e successivamente residenza di Einstein. In seguito, i lotti edilizi nei dintorni salirono alle stelle… Da dove venivano gli invasori! I paletti con gli annunci immobiliari lo reclamizzavano come il sito dei marziani.
Come andò in onda "La guerra dei mondi"
La guerra dei mondi fu trasmessa dagli studi della CBS di New York dalle 20 alle 21 del 30 ottobre 1938. Sulla sua dinamica è strato scritto più di un volume, tra i quali spicca Invasione da Marte, che non è un romanzo di fantascienza ma la rigorosa analisi sociologica dell’evento compiuta dal professor Hadley Cantril. Il testo di Howard Koch puntava sulla verosimiglianza dei notiziari radiofonici. Bisognerebbe provare a immaginarsi che oggi si faccia la stessa cosa all’interno di programmi giornalistici di TV gridata. Dalla segnalazione di esplosioni su Marte, si passava all’avvistamento di un meteorite piombato nel New Jersey, per poi proseguire con la cronaca degli scontri fra marziani e terrestri, per finire con un drammatico dialogo tra uno scienziato e uno sconosciuto i quali discettano sulla scomparsa dell’umanità.
La forza espositiva di Welles, che teneva le fila della narrazione, sopperiva egregiamente all’assenza di effetti speciali e computer graphic. D’altronde, perfino dopo l’odierna indigestione da digitale, la radio mantiene una sua magia evocatrice. Seguito da sei milioni di ascoltatori, il programma ne ingannò un milione e duecentomila, che credettero si trattasse di un notiziario reale, nonostante la fiction fosse stata regolarmente annunciata, con tanto di titolo, e alla fine lo stesso Welles avesse dichiarato in diretta: «Quell’invasore globulare, sogghignante e luminoso, che si affaccia nei vostri salotti è un’abitante della stirpe dei cocomeri, e se qualcuno suona il campanello e non c’è nessuno, non si tratta di un marziano… È Halloween».
Cause legali contro la trasmissione
Ormai la subcultura americana penetra capillarmente dovunque e si sa che il 31 ottobre negli Stati Uniti si fanno scherzi carnevaleschi e si va in giro con maschere e gusci vuoti di zucca illuminati dall’interno. Halloween si festeggia anche qui, lontano dai retaggi anglosassoni, per aumentare le entrate dei pub e simili. Però era troppo tardi invocare la beffa. Intanto Halloween, a rigore di calendario, veniva il giorno dopo. Per di più, l’impatto devastante della trasmissione aveva lasciato il segno. Meno male per Welles e la produzione che non vi fossero dei morti. Questo non impedì uno scatenamento alla grande della tipica e forsennata rissosità giudiziaria tutta americana, a suo tempo rilevata da Tocqueville. La Cbs subì un assalto di procedimenti legali per i danni subiti da creduloni vittime del loro stesso spavento. Nessun caso arrivò in aula, poiché la giurisprudenza degli Stati Uniti si fonda in larga parte sui precedenti e qui non ne esistevano. Welles mise tutta l’enfasi delle pubbliche scuse in una sua foto dall’espressione attonita, pubblicata sui giornali con una dichiarazione: «Non avevo idea…»
Orson, dalla radio a Hollywood
Comunque, lo scalpore dell’invasione radiofonica gli portò fortuna, dato che lo chiamarono a Hollywood per realizzare Quarto potere. Anche lo scrittore Howard Koch si trasferì nella mecca del cinema e lavorò alla sceneggiatura di un altro mito: Casablanca. Un filo rosso che lega La guerra dei mondi appunto alla trasformazione degli stati d’animo collettivi in prodotti di consumo. Se i marziani fossero arrivati sul serio quella notte (come tra l’altro avviene in un film ispirato all’episodio), se arrivassero sul serio oggi, troverebbero una società disastrata di per sé, occupatissima a fronteggiare l’invasione della barbarie verticale.