Fintascienza, o della musica d'arte secondo Paolo Rig8

Artista torinese, polistrumentista, ha realizzato per Cni un 'concept' in cui immagina di svegliarsi nel futuro dopo essere stato ibernato. Un disco curioso, intelligente, pieni di suoni e tutto da cantare

Paolo Rigotto

Paolo Rigotto

GdS 12 aprile 2018

di Daniela Amenta

"Grazie al progredire della scienza della criogenesi nel 2039 fui ibernato in qualità di volontario sperimentale, per essere quindi scongelato nel 2106. Dopo un lento risveglio allucinatorio (dopo 67 anni di sonno un po' di confusione è comprensibile, immaginatevi la vescica) il mondo del futuro, del vostro futuro, mi appare più o meno così"
E questo è l'incipit di Fintascienza (Cni), l'album di Paolo Rigotto, anzi Rig8, artista torinese. Personaggio versatile, multiforme, a suo modo geniale nello scardinare gli stereotipi non solo della canzonetta all'italiana, ma di una concezione dell'universo in cui l'uomo si pone al centro di tutto pur avendo perduto ogni umanità.


Batterista, cantante, polistrumentista, cultore di elettronica e commistioni sonore, Rig8 è stato frontman della Banda Elastica Pellizza che nel 2008 ha vinto la Targa Tenco e cantante della Freak Out Band, il progetto di Alessandra Mostacci che rende omaggio alle 'infinite moltitudini' di Freak Antoni.


 



 


Una voce importante, con alcune digressioni calibrate nell'universo di Stratos, Rig8 di fatto assembla in questo disco curioso e intelligente molte delle sue passioni musicali. Lo fa con uno spirito eclettico, imprevedibile, frullando ritmi, giochi di parole, slogan improbabili come sketch pubblicitari. Dissacrante eppure in grado di comporre piccoli gioielli melodici, Rig8 è soprattutto musicista vero. Improvvisa ma entro un percorso di generi: prog, in particolare, ma riletto attraverso lo spirito del Terzo Millennio. Quindi troverete sparpagliate e sparigliate citazioni del Banco, dei King Crimson e più oltre dei Primus. Quando il passo è da avant-pop, sembra di entrare nella factory del John Zorn più leggiadro o nello studio a specchi di Beck. Eppure ogni pezzo di Fintascienza ha una sua propria peculariatà: un tono, un timbro, una voce, una tensione. E un suono. Perché le composizioni di Rig8, che meraviglia, si fanno cantare, restano in testa, sono respiri dinamici., singhiozzi armonici verrebbe da dire.  A cominciare dal singolo, brillantissimo, 2106, proseguendo con Vecchio Continente che è anche un omaggio alla canzone d'arte. E poi La depressione e Non scherziamo. Un disco pieno zeppo di musica, un concept, non solo perché narra le tecnofollie del pianeta contemporaneo ma perché ha un suono suo, grande e denso, che si dipana come un filo d'Arianna. Non ci si perde in Fintascienza. Si esce anzi, più consapevoli, dal labirinto che ci impongono i media e le consuetudini e le omologazioni indotte. Si esce con un ritornello irresistibile nelle orecchie. Ascoltatelo Rig8 (il disco è su tutte le piattaforme). Scoprirete che ci si può svegliare dall'ibernazione delle coscienze e salvarsi con una canzone.