Premi Tenco a Mogol, Mannoia e Ruggeri. Il Club: ci siamo svegliati, basta steccati sulle canzoni

Il riconoscimento alla carriera anche ad artisti visti in passato come "commerciali". Ne parlano Staino e il direttore artistico Sacchi. Premiato Áron Molnár che lotta contro la censura in Ungheria

Mogol in una foto di Edmondo Zanini e Fiorella Mannoia fotografata da Francesco Scipioni. Fonte Club Tenco

Mogol in una foto di Edmondo Zanini e Fiorella Mannoia fotografata da Francesco Scipioni. Fonte Club Tenco

Stefano Miliani 27 settembre 2021

Il premio Tenco 2021 alla carriera va a Mogol per il suo “consorzio” da paroliere con Lucio Battisti, a Enrico Ruggeri, a Fiorella Mannoia, a Stefano Bollani. L’edizione numero 44 della “Rassegna della Canzone d’autore” Premio Tenco 2021 è in calendario il 21, 22, 23 ottobre al Teatro Ariston di Sanremo con il titolo “Una canzone senza aggettivi”. Canteranno i cinque vincitori in altrettante categorie delle Targhe Tenco 2021 assegnate dai giornalisti (sono riconoscimenti diversi dal premio del Club Tenco, clicca qui per la notizia), vale a dire Samuele Bersani, la rivelazione 2020-21 Madame, Peppe Voltarelli, i Fratelli Mancuso, Carlo Mercadante. Ma se seguite da anni o decenni la musica italiana qualche premiato alla carriera forse vi sorprende. Intanto però una novità divertente: da Manara al responsabile legale del club Sergio Staino, da Altan a Silver, autori di fumetti hanno ritratto a modo loro i vincitori del premio.



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Mogol e Ruggeri come vincitori stupiscono?
Il Tenco viene assegnato dall’organizzazione, non dai giornalisti. Non stupisce nessuno la Mannoia, che lo merita appieno, né stupisce il poliedrico e inafferrabile (in un genere solo) Bollani, per dire, che sembrano in perfetta sintonia con la storia della rassegna. Stupiscono qualcuno forse Mogol oppure Ruggeri? Mogol e Ruggeri sono stati etichettati spesso come esponenti del mainstream (pur se Ruggeri ha radici punk-rock che non ha mai nascosto), artisti “commerciali”, non esponenti di un cantautorato più o meno impegnato. Il termine “commerciale” (vero o supposto che fosse) era il discrimine, non tanto eventuali idee politiche non di sinistra. Il discorso è che un festival di Sanremo a caccia di talenti non ancora affermati, soprattutto nel 2021, e ne lancia qualcuno è chiaro che il Tenco sentiva di dover cambiare un po’ registro. Il cambiamento è segno di un periodo dove le contrapposizioni più aspre si misurano in altri territori, non qui.
Quel discrimine commerciale-non commerciale non regge più come un tempo, hanno in sostanza rivendicato i promotori, da Staino al direttore artistico Sergio Secondiano Sacchi. In realtà quel discrimine esiste sempre tuttavia qui il discorso è diverso: il Tenco riconosce che autori come Mogol e Ruggeri hanno a pieno titolo un posto di riguardo nella canzone d’autore che si è rinnovata molto da parecchi anni.

“Una canzone senza aggettivi, sono caduti tanti steccati”
Nella conferenza stampa su Zoom un giornalista chiedeva: “A chi è venuto in mente di far uscire il Tenco dalla giungla? Negli ultimi anni sembrava quel soldato giapponese nella giungla che pensava ci fosse ancora la guerra. Chi vi ha svegliato?”. 
“Ci ha svegliato il direttore artistico”, risponde Staino.
Il direttore artistico Sacchi esclama: “Il titolo ‘Una canzone senza aggettivi’ segna un’evoluzione del club Tenco. Per anni si guardava non solo al linguaggio della canzone ma anche al contenitore di diffusione, quella commerciale, alternativa, e si stabiliva automaticamente una contrapposizione qualitativa: quella commerciale era da prendere con sufficienza, quella impegnata valeva che venisse considerata”. Sacchi ricorda che tutto ciò aveva ragioni precise: “Se la contrapposizione tra provenienze e contenitori aveva una logica pregnante negli anni ’60 e ’70 non possiamo pensare di restare lì immobili e che il mondo intorno a noi sia immutato”. Un tempo pesava “l’assoluta mancanza di spazio per i cantautori. Ma sono caduti tanti steccati che non avremmo ragione di tenere su. Per esempio lo steccato su chi andava al Tenco non andava al festival e viceversa è caduto da tempo: pensiamo a Vecchioni, a Ruggeri, a Brunori”. Sempre Sacchi rammenta. “Vogliamo riprendere un concetto di Luciano Berio e Roberto Leydi, per noi gli unici aggettivi per definire una canzone sono bella o brutta. Ultimamente abbiamo dato premi a persone che una decina d’anni fa avrebbero fatto storcere il naso come Pino Donaggio, Adamo, Massimo Ranieri. Negli ultimi anni ci siamo avvicinati a questa canzone senza aggettivi e il primo atto politico è dedicare il premio a Mogol per il suo consolidato rapporto con Lucio Battisti. Il premio mette fine a un isolamento culturale da parte nostra, a un sotterraneo ostracismo”.

Ruggeri nella conferenza stampa ha alluso al fatto di avere inciso 29 album dal 1988 sottintendendo, con un sorriso benevolo, che da allora il Tenco avrebbe dovuto accorgersene. D’accordo. Però riconosciamo che il Tenco in 43 anni ha avuto un ruolo fondamentale, ha saputo promuovere e sostenere – con pochissimi quattrini peraltro – una canzone che fosse musicalmente valida, ha messo in atto un esercizio culturale e indirettamente politico (nel senso di civico) che non va cestinato né dimenticato, ha avuto grossi meriti. Piuttosto, si vedrà se le forme migliori del rap in senso ampio e meno scontato troveranno spazio in futuro.


Premiato l'ungherese Áron Molnár contro la censura
Altri premi Tenco vanno a Vittorio De Scalzi, Paolo Pietrangeli, quello internazionale a Marisa Monte, quello per l’operatore culturale a Pere Camps, quello dei “Suoni della musica”, dedicato a strumentisti va al novantenne Gianni Coscia. Significativo il secondo Premio Yorum “dedicato all’omonima band turca impegnata sia politicamente che socialmente e perseguitata dal regime di Erdogan, che ne ha proibito qualunque concerto e ha incarcerato alcuni dei suoi membri, di cui tre di questi sono morti dopo quasi un anno di sciopero della fame”. Il riconoscimento va chi lotta contro la censura: “al cantante e attore ungherese Áron Molnár, fondatore del Movimento noÁr”, a un artista quindi che opera nell’Ungheria autoritaria di Orban, pur se resta nell’Ue. 

L'auspicio: un teatro a capienza almeno all'80%
A oggi gli spettacoli pomeridiani all’Ariston non sono “confermati gli spettacoli pomeridiani a causa delle incertezze legate alla capienza degli spazi per le norme anti-Covid”, dice la nota stampa. Va da sé che il sindaco Alberto Bianchieri insieme agli organizzatori confida che il teatro da 2200 posti possa riempirsi al 100%, o almeno all’80%, considerato che il mondo dello spettacolo ha dimostrato abbondantemente di lavorare in sicurezza e nel rispetto delle regole anti-contagio: “Difficile capire perché un teatro da 2200 posti ne possa ospitare solo 500”.