De Angelis: “Fra Tenco, De André e Bennato, i cantautori hanno cantato la non violenza”

Lo storico della canzone nel libro “Coltivo una rosa bianca” raccoglie le storie dei nostri musicisti su antimilitarismo e contro la violenza. Con Endrigo, Jannacci, Caparezza e disegni d’autore

Enzo Jannacci disegnato da Milo Manara

Enzo Jannacci disegnato da Milo Manara

redazione 28 dicembre 2020
di Giordano Casiraghi

Attento conoscitore della canzone d’autore, Enrico De Angelis ha raccolto in un libro il contenuto di sei serate dedicate ciascuna alle canzoni contenenti i temi dell’antimilitarismo e nonviolenza. Sei cantautori che con continuità hanno proposto questi argomenti che ora vengono raccolti nel libro Coltivo una rosa bianca (Volo Libero, 144 pagg 18 €). La parte scritta è arricchita dai ritratti di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo firmati da Milo Manara, e quelli di Bennato e Caparezza da Massimo Cavezzali.

Un libro i cui proventi andranno al Movimento nonviolento, non a caso si apre con un’introduzione di Mao Valpiana e una prefazione di Luigi Ciotti. Come è nata l’idea di un libro sull’antimilitarismo e nonviolenza?
Precisiamo che Mao Valpiana, presidente nazionale di Movimento Nonviolento, abita a Verona e siamo amici da tempo. Valpiana è amico di Luigi Ciotti, così è capitato che in qualche occasione ci siamo ritrovati nella mia città. Per la rivista Azione nonviolenta Valpiana mi aveva chiesto degli articoli che poi sono diventate delle serate a tema. Serate in un teatrino a Verona che hanno avuto un certo successo. Mandavo filmati, quelli che ho, analizzando canzone per canzone, citando tutti i testi che comprendessero il tema guida del libro. Qualcuno è rimasto sorpreso dalla quantità dei titoli che ho trovato, ad esempio, per Endrigo e per Bennato, rispettivamente una quarantina e una cinquantina, con riferimenti sulla nonviolenza, che non è solo indignazione contro la guerra, ma anche contro la violenza delle istituzioni e del potere, la violenza privata e quotidiana, infine la violenza domestica. A fine concerto molti dei presenti si dicevano sorpresi di molte canzoni che non conoscevano.
Primo capitolo dedicato a Luigi Tenco, poteva essere altrimenti?
Sì certo, di Tenco me ne sono sempre occupato, dal Club Tenco di Venezia fino alla rassegna del Club Tenco di Sanremo, di cui sono stato direttore artistico per parecchi anni. Nella canzone moderna prima c’erano i Cantacronache, poi Tenco è stato il primo cantautore più conosciuto, non di massa ma posizionato nell’industria discografica: il primo a portare avanti temi di nonviolenza. È vero che tra le 177 canzoni citate nel libro quelle di Tenco non sono nemmeno una decina, ma questo perché si è espresso per un periodo artistico abbastanza breve: dal 1960 al 1966, che poi a gennaio del 1967 se ne va. Nel film La cuccagna di Luciano Salce Tenco interpreta un giovane contestatore e nonviolento e a un certo punto del film canta la canzone Ballata dell’eroe dell’amico De André. Tenco si fa protagonista di una delle prime canzoni politiche italiane dopo il repertorio dei Cantacronache. In Cara maestra, censurata dalla Rai, Tenco accusa il sindaco che gridava vincere o morire ma poi a morire sono stati altri. E un’altra canzone, Io vorrei essere là, che nella versione originale postuma inizia così: “Io vorrei essere là, dove i soldati muoiono senza sapere dove, senza sapere perché ». Avesse proseguito son sicuro che avremmo avuto tante altre canzoni dal carattere sociale impegnato.

C’è Sergio Endrigo, uno dei più importanti cantautori, forse un po’ dimenticato, e perfino Edoardo Bennato, due artisti che sembrano agli antipodi. Cosa li lega?
In maniera diversa entrambi hanno incluso nelle loro canzoni il concetto della nonviolenza. Negli ultimi vent’anni della sua vita Endrigo ha inciso una quindicina di album passati inosservati, stampati in poche copie e che non sono stati distribuiti, tantomeno promossi, eppure contengono delle perle. Sempre garbato, sommesso, elegante, signorile Endrigo ha sempre manifestato una costante indignazione pacifista in maniera soffusa, sottovoce, ma non per questo meno efficace. Molte le canzoni che entrano nell’argomento, tra le altre vanno citate Girotondo intorno al mondo, Il paese del no, Il pappagallo, Lorlando. Dalla canzone La rosa bianca di Endrigo arriva anche il titolo del libro. Una canzone uscita nel 1963 che Endrigo ebbe occasione di cantare a Cuba dove tra il pubblico c’era Che Guevara. È così che quando nel 1967 «Il Comandante» viene ammazzato gli dedicherà la canzone Anch'io ti ricorderò.
Lo stesso Bennato, che difendo fino alle ultime produzioni, è stato snobbato dalla critica dopo i primi capolavori, ma analizzando i suoi album trovi sempre cose bellissime. Nella serata a lui dedicata alcune persone competenti venute a sentire hanno ammesso che non conoscevano molte canzoni, tratte soprattutto da dischi più recenti. Da lui tante canzoni riconducibili al tema del libro, da La torre di Babele, canzone dell’album omonimo che contiene Viva la guerra, dove emerge la sua vena ironica, infatti canta nel ritornello «Viva la guerra» ma il testo del testo è di pensiero contrario. Sulla capacità di usare l’ironia si inserisce bene anche Caparezza al quale dedico l’ultimo capitolo.

Non abbiamo ancora parlato degli altri due grandi protagonisti, ovvero Fabrizio De André e Enzo Jannacci. Quali canzoni soprattutto?
Dopo Ballata dell’eroe, interpretata da Tenco, De André renderà omaggio alla sua memoria con Preghiera in gennaio. Tre anni dopo, nel 1964, De André incide La guerra di Piero, ma nella sua discografia appaiono forti i richiami alla nonviolenza, dal Testamento di Tito all’intero album Storia di un impiegato, alla ripresa della ballata inglese Geordie contro la pena di morte, alla presa in giro di Carlo Martello che torna dalla guerra, al massacro dei Cheyenne con Fiume Sand Creek, scritta con Massimo Bubola.
Segnato dalla vicenda personale che vede il padre maresciallo diventare partigiano, Enzo Jannacci include spesso istanze di antimilitarismo nelle sue canzoni. Al padre dedica La sera che partì mio padre, mentre in Sei minuti all’alba rende omaggio a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di affrontare la condanna a morte avendo aderito alla Resistenza. Così come in Prete Liprando e il giudizio di Dio accusa l’operato dell’Arcivescovo «venduto all’imperatore».

Nel libro ognuno avrà occasione di approfondire, ma vogliamo invitare i lettori anche ad andare a riascoltare le canzoni citate?
Certamente, perché io ho preso in considerazione soprattutto i testi, ma come dico sempre questo ha un limite. I testi di una canzone vanno ascoltati abbinati alla musica, all’ascolto della voce, alla presenza scenica quando si ha occasione di ascolta in concerto.

Chi è rimasto fuori da questa selezione?
Molte cose, da Guccini a De Gregori, Vecchioni, Fossati e Virgilio Savona del Quartetto Cetra che quando negli anni Settanta si è proposto come cantautore politico ha spesso toccato l’argomento dell’antimilitarismo. Quello che è rimasto fuori avrebbe preso lo spazio di un altro libro, ma ho privilegiato la continuità dei sei artisti prescelti. Argomenti sulla violenza e antimilitarismo che loro hanno affrontato in maniera continuativa, da inizio a fine carriera per quelli che non ci sono più. Lo stesso discorso vale per Bennato e Caparezza.