L’appello in rete: dare la “Legge Bacchelli” al rocker Dome la Muerte

È in corso una raccolta di firme per assegnare al musicista e dj il sostegno per artisti in difficoltà economiche. E un libro di Pablito el Drito racconta la sua vita, il punk e le controculture in Italia

Dome la Muerte

Dome la Muerte

Redazione 15 dicembre 2020
di Marco Rovelli

Quando si parla di Dome la Muerte, gli appellativi di eroe, leggenda e icona del rock'n'roll in Italia si sprecano. E se si sprecano, un motivo c'è. Il primo è che il nome di Dome la Muerte è sconosciuto ai più. Perché l'anima più profonda del rock'n'roll, quella che è sperimentazione di forme di vita, che è vita assolutamente libera, senza vincoli né garanzie, è per sua natura ctonia, underground. Si svolge sottoterra, nei cunicoli della notte, nelle nicchie che sfuggono alla visibilità assoluta dello Spettacolo. L'anima più profonda del rock'n'roll non si fa catturare, e soprattutto non si mette in vendita. Si arrischia nell'indipendenza, e accetta il rischio fino in fondo.

Quegli appellativi di eroe e leggenda si sprecano perché Dome ha traversato i territori delle controculture e dell'underground italiano dagli anni settanta a oggi rimanendo fedele a se stesso. Dalla cultura hippie dei primi anni settanta alla rivolta del punk, di cui è stato uno dei personaggi simbolo, fino alla neopsichedelia, all'elettronica e alla cultura rave. Ci sarebbe da spendere anche una parola sull'appellativo di icona, perché la sua figura è inconfondibile, con i suoi lunghi capelli neri, i suoi vestiti di pelle nera, i tatuaggi, il fisico asciutto, la statura alta.

Un gruppo di persone che lo stimano per quanto abbiamo appena detto hanno organizzato una campagna di raccolta firme per chiedere l'applicazione dei benefici della legge Bacchelli, ovvero la concessione di un vitalizio per artisti in difficoltà economica. Dopo una vita libera, Dome ha pochi introiti (nessuno in fase di pandemia), e il vitalizio sarebbe una forma di riconoscenza per uno che, appunto, ha mantenuto una forma di verità esistenziale e artistica senza compromessi. Le firme stanno arrivando a pioggia, per vincere una battaglia che sarebbe storica, visto che mai un musicista rock ha potuto avere un vitalizio. Sarebbe importante anche al di là della figura del Dome, riconoscere la pari dignità degli artisti underground rispetto a quelli della cosiddetta “alta cultura”.

Chi voglia sapere di più sull'itinerario di Dome non ha che da leggere il libro con la storia della sua vita appena uscito per Agenzia X, “Dalla parte del torto”, nata dai racconti fatti su Skype durante il lockdown a Pablito el Drito, che ha steso la narrazione. “Dalla parte del torto” (pp. 240, euro 15) non è solo la storia della vita di Dome, ma anche un attraversamento delle controculture underground in Italia dagli anni settanta a oggi. Si inizia con la vita quotidiana di chi si sentiva attratto, in una provincia come Pisa, dall'onda lunga della rivoluzione hippie, dalle pratiche libertarie alla liberazione sessuale all'uso delle droghe, sulla scia dei grandi maestri della beat generation, da Burroughs a Ginsberg. E poi la musica: Dome comincia a suonare la chitarra elettrica, di cui sarà uno dei più importanti nel punk-rock italiano. Poi arriva il punk, e Dome, tra un viaggio londinese e l'altro, mette in piedi un gruppo che farà la storia del punk italiano: i Cheetah Chrome Motherfuckers, meglio conosciuti come CCM.

Ma Dome non è uno uno che si contenta, quando non sente più il thrill, il senso e il piacere nel fare una cosa, molla tutto e se ne va: così, abbandona i CCM prima del tour americano, e si unisce ai Not Moving, sperimentando ancora nuovi territori, in questo caso contaminazioni musicali che esondavano dall'hardcore punk ormai in via di codificazione. E i Not Moving segnano la storia musicale italiana degli anni ottanta. Molti dei musicisti rock dei decenni successivi gli devono moltissimo. Li conoscono negli Usa: Jello Biafra dei Dead Kennedys, per esempio, ha tutti i loro dischi. Aprono il concerto dei Clash al Vigorelli dei Milano, chiamati da Eddie King, grafico dei Clash, che disegna anche il logo dei Not Moving. I Not Moving, però, non faranno mai il “salto”: ancora una volta, per mantenere la propria libertà, per non vendere l'anima, rifiutano il contratto che gli era stato proposta da una major dell'industria musicale.

Parallelo a tutto questo, l'impegno di Dome nella causa dei nativi americani, sterminati dai bianchi e tuttora oppressi da una forma clamorosa di negazione storica. Poi arrivano gli anni novanta, Dome comincia la sua attività come dj, per anni al Baraonda di Massa, dove chi scrive era un habitué, e ha perso ettolitri di sudore ballando ai ritmi del Dome. In quegli anni Dome incontra la musica grunge prima, e poi, soprattutto, l'elettronica, la neopsichedelia, e comincia la sua attività di dj nel vasto mondo dei rave. E poi, la reunion dei Not Moving, con Tony Bacciocchi e Lilith.
Oltre a tutto questo, nel libro ci sono una quantità di storie e di aneddoti potenti, talvolta picareschi e divertentissimi, che meritano una lettura, per percepire la vibrazione di quel mondo che sfugge ai più. Di questo mondo Dome è l'icona che merita, senza dubbio, un riconoscimento adeguato.

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