Aldo Nove: «Battiato filosofo della canzone, ho scritto un libro per raccontarlo»

Lo scrittore e poeta ha pubblicato un ricco saggio sul musicista: «È una figura anomala, amo la sua ricerca artistica. Tra le tante fonti ho interpellato Caterina Caselli e Finardi». Con video

Franco Battiato

Franco Battiato

GdS 6 novembre 2020
di Giordano Casiraghi

Un libro su Franco Battiato scritto dal poeta e scrittore Aldo Nove e pubblicato da Sperling & Kupfer (247 pagine, 17,90 €). Un «senso di stupore inaudito» accompagna ogni pagina del libro. Non poteva essere altrimenti per Aldo Nove che scopre l’arte di Franco Battiato quando è ancora bambino. Un fulmine a ciel sereno che gli lo porterà negli anni a seguire a meravigliarsi di quello che l’artista siciliano proporrà sui vari fronti artistici. Mai dimenticati i tempi di «Sequenze e frequenze», ma quella volta che il padre muore, Aldo Nove trarrà giovamento dall’ascolto di «Pasqua Etiope» e «Il re del mondo», entrambi dall’album «L’era del cinghiale bianco» del 1979. È l’anticipo di quello che sarà il grande successo di «La voce del padrone». Lo scrittore Nove percorre le varie tappe, indaga anche sul periodo pre successo, perfino quello condiviso con Gregorio Alicata negli anni Sessanta. Nel libro Aldo Nove si lancia anche in giudizi critici sull’opera discografica, giudica «Café de la Paix» un album minore, mentre sostiene che «Gommalacca» non possiede la potenza del precedente album «L’imboscata». Un libro che si legge d’un fiato, scritto in leggerezza, ma anche ricco di spunti e punti di vista originali.

Come mai un libro su Battiato?
In Mondadori sapevano del mio amore nei suoi confronti, così mi hanno chiesto di mettere questo mio sentimento in un libro. Ne è scaturito un incontro profondo tra una persona che si occupa di poesia e un genio che nella sua vita, partendo dalla musica, si è occupato di molteplici cose. Il mio libro vorrebbe essere un ulteriore comprensione della complessità e ricchezza di una figura assolutamente anomala. Quando ha pubblicato il primo album dal vivo, quello che contiene l’inedito «Giubbe rosse», Battiato lo ha indicato come «il primo album dal vivo del cantautore siciliano», ma è possibile definire Battiato un cantautore? O anche semplicemente un cantante? Come lo definiamo? Il filosofo che usa la canzone per veicolare messaggi o mettere a disposizione la sua ricerca? Con questo libro ho cercato di esprimere il mio amore per la sua ricerca artistica, in parte anche attraverso l’amicizia che c’è. Attenzione ai tempi verbali, perché il silenzio di Battiato risale all’autunno del 2017, tre anni ma sembrano tantissimi. Dotato di spirito iperattivo è capace di fare cinque cose contemporaneamente, dall’opera lirica alla canzone, produzione di altri artisti, la pittura e la regia di film.

Lei l’ha conosciuto personalmente? Nel libro non ne parla. Come mai?
Sì l’ho conosciuto. Ha manifestato stima nei miei confronti e questo mi ha dato gioia e forza, ma non mi sembrava interessante parlarne nel libro. C’è una forma di pudore reverenziale, sono momenti miei intimi e nella narrazione sarebbe entrato qualcosa che sapeva di narcisismo e autocompiacimento. L’ho avvertito come non utile, perché stonava con lo scorrere emozionale con cui ho affrontato la scrittura.



Quando scopre dell’esistenza di Battiato?
Ho conosciuto la sua musica quando ero molto piccolo. In particolare ricordo che rimasi colpito dall’ascolto di «Sequenze e frequenze» dal suo terzo album del 1974. Una fulminazione esperienzale, una cosa simile l’ho avuta anni dopo, quando a un telegiornale fecero vedere l’anteprima video di «Heroes» di David Bowie. Cose che ti cambiano la vita. Quei suoni che ho sentito quando ero bambino, fatti da quel signore alto dal naso pronunciato, suoni che non avevo mai sentiti a casa mia, mi hanno catturato. È stato sconvolgente, mi hanno spinto verso un’apertura e una ricerca.

Di cosa ha parlato con Battiato?
Di Gurdjieff e Stockhausen. A quest’ultimo ci sono arrivato dopo che ho scoperto i Kraftwerk. Quei suoni elettronici, quell’ondata di corrieri cosmici mi hanno portato a scoprire Stockhausen e il suo immane lavoro, totalmente visionario. Penso che Battiato e Stockhausen dovevano per forza incontrarsi. Al Duomo di Milano ho avuto occasione di assistere a un’opera di Stockhausen, un genio della musica contemporanea. Certo, se volessimo considerare la sua musica dal punto di vista della gradevolezza nulla verrebbe salvato, ma questo vale anche per il periodo fine anni Settanta di Battiato, quando pubblica una triade di album dove appare più come compositore. Uno di questi, «L’Egitto prima delle sabbie» è stato suonato da Carlo Boccadoro a Milano con la presenza dell’autore che si è soffermato a spiegare il significato di questo brano. Come definiamo quel periodo? Di musica colta? Sperimentale? Beh, ma allora anche «Fetus» e «Pollution» andrebbero definiti sperimentali. Gli elementi sperimentali sono sempre presenti nei vari capitoli musicali di Battiato, pensiamo a «Joe Patti’s experimental group» realizzato con Pino Pischetola.

Mancano gli esperimenti di tante esibizioni live. Non sarebbe curioso di ascoltarne qualcuno?
C’è un immenso serbatoio di musiche realizzate, chissà se verranno portate alla luce. Penso alle esibizioni andate sotto il nome di «Baby Sitter», ma decisamente sperimentale è stato anche quel piccolo tour di fine 1975 con il gruppo Telaio Magnetico. Fortunatamente ne è stato ricavato un documento postumo che mi sono ovviamente procurato.



Quali sono state le fonti per la ricostruzione nei vari periodi, specie quelli degli esordi e degli anni Sessanta?
Ho parlato con Caterina Caselli che con Battiato ha avuto vari intercorsi, ho interpellato Eugenio Finardi, ho utilizzato vari libri scritti su di lui, specialmente «Tutti i dischi e tutte le canzoni» di Fabio Zuffanti e «Tecnica mista su tappeto» di Franco Pulcini. Molto del lavoro è stato fatto durante il lockdown, se avessi voluto allargarmi e interpellare altre persone vicine a Battiato avrei dovuto rimandare l’uscita del volume, ma alla fine avevo già molto materiale da sviluppare.

Posso dirle che non sono d’accordo su alcuni giudizi rispetto ai dischi di Battiato?
È la dimostrazione di quanto sia vivace e articolata la ricerca di Battiato, poi ognuno ha i suoi gusti, ma è bello che ci siano differenti percezioni. Non c’è serialità nelle cose che Battiato propone.