Da Verdi allle frontiere del jazz, Parma esplora le tradizioni in musica

Al Teatro Farnese il festival con i jazzisti, è ripartita la rassegna “Traiettorie”, al Regio prosegue il festival verdiano

Il teatro Farnese di Parma

Il teatro Farnese di Parma

GdS 3 ottobre 2020
di Marco Buttafuoco

La vita culturale di Parma nell’anno di capitale italiana della cultura si è rimessa in moto fin dai primi di luglio; all’inizio spettacoli all’aperto con pubblico contingentato. A settembre è iniziato il Festival Verdi, che prosegue fino al 18 ottobre, con le rappresentazioni del Macbeth (in forma di concerto) e del Requiem all’aperto. Il 25 settembre il Regio ha ospitato l’opera verdiana Ernani, sempre in forma “ridotta”, con il pubblico sparpagliato in sala, secondo rigidissime direttive anti Covid. Mercoledì 30 è ripartito il Festival di Musica Contemporanea “Traiettorie”, giunto alla trentesima edizione, un risultato importantissimo per una rassegna tutta dedicata all’avanguardia più radicale della musica accademica (o colta che dir si voglia). “Traiettorie” ha ricominciato il suo percorso dal seicentesco ligneo Teatro Farnese.

Dallo stesso ambiente, di maestosa e commovente bellezza ripartirà stasera anche “Parma Jazz Frontiere”, rassegna giunta anch’essa a uno storico traguardo, quello della venticinquesima edizione. PJF è un festival jazz a sé stante, poiché esplora da sempre territori musicali di confine, lande nelle quali la musica afroamericana incontra altre esperienze artistiche e diventa uno, non l’unico, dei linguaggi possibili per raccontare un mondo in continuo mutamento, sospeso (talora, come in questi mesi, lacerato) fra passato e futuro, fra tradizione e visioni del nuovo. Di scena stasera, Gianluigi Trovesi con Fulvio Maras alle percussioni e l’orchestra Enea Salmeggia. Trovesi, grande jazzista, esplora da anni la tradizione musicale italiana (danze antiche, musica sacra, bande di paese, il melodramma) e la ricombina in un gioco sonoro brillante e sfaccettato, di calviniana leggerezza. Per la cronaca Enea Salmeggia fu un pittore lombardo del tardo rinascimento.
Domani sera Roberto Bonati, direttore artistico del Festival e coordinatore del dipartimento di jazz, proporrà un suo Stabat Mater, insieme all’orchestra del festival. Anche in questo caso il pubblico sarà davanti a una dialettica fra la tradizione e il divenire.
Fra le tante altre serate della rassegna (che si chiude il 18 novembre) il trio di Stefano Battaglia, Enrico Pierannunzi, e i Pericopes, gruppo cult del jazz internazionale di ricerca nato proprio al Conservatorio di Parma. Mancheranno, per motivi legati alla difficoltà dei viaggi, presenze internazionali.

La scelta del teatro Farnese ha varie simbologie, in primo luogo quella d’immergere musiche di frontiera in una struttura antichissima di forte impatto visivo. Ma in questi tempi è forse più adatta un’altra lettura. Il Teatro fu ricostruito dopo esser stato distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Oggi si tratta di ricostruire, con la stessa tenacia e con mezzi scarsi, Il tessuto culturale. In questo senso Parma 2020, differita all’anno prossimo, non sarà solo una kermesse, ma anche un cantiere.