Da Celentano a Battiato, Giordano Casiraghi racconta il suo lungo viaggio nella musica

“Cose dell’altro suono”, un libro dagli anni ’50 agli anni ’90 tra Jannacci, gli anni ’70, Demetrio Stratos, la Pfm, gli Skiantos … L’autore ricostruisce tante storie in un incontro-concerto allo Spirit de Milan

Da Celentano a Battiato, Giordano Casiraghi racconta il suo lungo viaggio nella musica
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19 Settembre 2020 - 13.43


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di Andrea Brilli

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A Milano la presentazione del libro Cose dell’altro suono di Giordano Casiraghi. L’incontro-spettacolo con l’autore è allo Spirit de Milan di via Bovisasca 59 a Milano sabato 19 alle ore 19 e andrà avanti per un paio d’ore. Dopo l’introduzione del giornalista Daniele Caroli, il professor Francesco Schianchi farà una breve recensione del libro, quindi si darà inizio alla musica con Massimiliano Alloisio che proporrà alla chitarra classica un medley con Beatles e Claudio Rocchi, a seguire sempre alla chitarra e voce Alex Chierichetti suonerà «Voodoo Child» di Jimi Hendrix. Ivano Amati parlerà di quella volta che ha organizzato l’happening di John Cage al Teatro Lirico, ricorderanno Claudio Rocchi gli amici Ivan Cattaneo e Franco Fabbri. Ad omaggiare Franco Battiato ci saranno Marco Carusino e Gianluca De Rubertis, mentre Silvia Annicchiarico e Alberto Patrucco ricorderanno Freak Antoni degli Skiantos. Rolando Giambelli e Livio Macchia intervengono per il capitolo Beatles. Tra le altre esibizioni ci saranno Dario Guidotti e Alvaro Fella dei Jumbo e si concluderà con Alberto Radius che farà sentire «Nel ghetto», «Che cosa sei» e «Insieme a te non ci sto più» accompagnato da Viki Ferrara alla batteria e Gianluca De Rubertis al basso.

Dopo «Anni 70 Generazione Rock» e «Che Musica a Milano» un altro libro, di che si tratta?
È un libro che parte dagli anni ’50 e si conclude nei ’90. Ho scelto alcuni avvenimenti e personaggi che mi hanno coinvolto particolarmente. Sono partito con un’anteprima jazz chiamando in causa l’esperienza della Milan College Jazz Society che ha furoreggiato sui palchi italiani per oltre un decennio. Nel caso ho incontrato a più riprese due dei componenti più rappresentativi del gruppo, ovvero Carlo Bagnoli e Paolo Tomelleri che mi hanno raccontato un mondo che non ho certo frequentato: suonavano quando ancora non ero nato. Sempre negli anni Cinquanta, precisamente il 18 maggio 1957, al palazzo del Ghiaccio di Milano prende il via il rock italiano con in testa Adriano Celentano accompagnato, tra gli altri, da Enzo Jannacci. Per questo capitolo ho interpellato vari artisti che quella volta c’erano, come Jack La Cayenne e Clem Sacco.
Negli anni Sessanta invece sono due gli episodi che ho voluto approfondire, le tournée italiane di Beatles (1965) e Jimi Hendrix (1968). Anche qui tantissimi i contributi che ho raccolto con interviste, preferibilmente di persona, poche telefoniche. C’è per esempio Michele Bovi che si è trovato a suonare prima di Hendrix, infatti era al sax nel complesso di Pierfranco Colonna che apriva i concerti nelle date romane. Bovi diventerà poi giornalista e dirigente Rai inventando programmi ormai storici come Techetecheté e Eventi Pop.

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Arriviamo ai Settanta e qui cominciano storie che magari hai vissuto direttamente…
Infatti. Ho sempre prestato attenzione a quel decennio, certamente perché è quello dove comincio ad appassionarmi alla musica e tra le prime canzoni che mi catturano ci sono quelle di Claudio Rocchi a cui ho dedicato un capitolo. Credo sia la prima volta che venga reso omaggio a questo grande artista con tante pagine dove chi l’ha conosciuto racconta «cose» che lo riguardano. Ci sono Mauro Pagani, Paolo Tofani e tanti altri, per esempio Massimo Villa che ho avuto la fortuna di conoscere. Anche lui come Claudio faceva trasmissioni a «Per voi giovani» dalle frequenze Radio Rai 2.

Nel libro ci sono due capitoli particolarmente originali, uno dedicato a John Cage e l’altro a Karlheinz Stockhausen, come mai?
Rappresentano i due massimi compositori contemporanei del secolo scorso. In una radio libera negli anni Settanta avevo una trasmissione dal titolo «Musica elettronica e contemporanea». Mettevo dischi che oggi è impensabile sentire per radio. Ho perfino messo in onda «Il silenzio» di John Cage e una volta, mentre andava un lungo brano di Stockhausen, vedo entrare in studio il tecnico della radio. Lo avevano avvertito che la radio s’era rotta, perché si sentivano rumori più che suoni. Sia di Cage che di Stockhausen ho inserito nel libro le interviste che avevo realizzato, quella di Cage pressoché inedita.

Siamo nel 1979 quando scompare il cantante degli Area. Hai conosciuto Demetrio Stratos?
A lui dedico un capitolo molto ricco. Ho interpellato molte persone, fino a scoprire gli artisti coi quali ha iniziato il suo percorso. Ognuno racconta un Demetrio inedito, poi parlano di lui i componenti degli Area, da Tofani a Fariselli, ma anche Leandro Gaetano che faceva parte della formazione in embrione. Di Stratos ne parla anche Patrick Djivas che dagli Area si è poi spostato alla PFM. Demetrio farà il suo ultimo concerto alla Villa Reale di Monza il 30 marzo 1979. Io sono là, gli scatto qualche foto e dopo il concerto gli faccio una breve intervista che viene pubblicata sul mensile «Re Nudo». L’anno scorso lo abbiamo ricordato al Palazzo della Borsa a Milano con una serata ricca di ospiti dove abbiamo proiettato immagini inedite oltre al filmato del concerto all’Arena, il giorno dopo la sua scomparsa.

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Saltiamo agli Ottanta e qui incontriamo Freak Antoni che nel capitolo a lui dedicato afferma che «Non c’è gusto ad essere intelligenti in Italia».
Ho ben conosciuto Antoni. L’ho incontrato più volte e proprio la prima intervista per il libro «Che musica a Milano» l’ho fatta a lui, a Bologna, nella città dove viveva. L’ho incontrato la prima volta nel 1978, quando era con gli Skiantos insieme a Stefano Cavedoni e Andrea Setti, gli altri due front man del gruppo. Era per un’intervista pubblicata su Re Nudo. Ho interpellato loro e tanti altri, come Alessandra Mostacci che lo accompagnava nelle sue performance di poesia e musica contemporanea. Insieme erano andati a vedere Stockhausen. Ho fatto raccontare a Silvia Annicchiarico di quella volta che ha fatto un servizio su di loro a «L’Altra domenica» di Renzo Arbore.

Una curiosità: perché ogni capitolo si apre con frasi tratte da libri?
Perché sono un tantino stufo di sentirmi dire che parlo sempre di musica. Sono frasi che non necessariamente hanno un nesso con il contenuto del capitolo che segue. Le ho voluto inserire per creare uno stacco, ma anche per rimarcare che non si parla solo di musica ma anche di storie e letteratura. In proposito è più che d’accordo il professore d’Università Francesco Schianchi, collaboratore di Gianni Sassi alla Cramps, che ha introdotto la serata di presentazione del libro a Milano il 19 settembre.

Ogni capitolo si apre con una doppia pagina fotografica. Dove hai trovato il materiale?
Un materiale prezioso, in parte inedito, offertomi da fotografi di alto profilo. Due di loro provengono dal mondo Cramps, avendo lavorato con il creativo e discografico Gianni Sassi. Si tratta di Fabio Emilio Simion e Germano Casone. Un onore averli nel libro e questo vale anche per le foto di Livio Macchia dei Camaleonti per i Beatles e di Fabio Minotti per Demetrio Stratos e Claudio Rocchi.

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Infine un capitolo su Battiato…
Già…il mio artista preferito di sempre. Avevo pronto un capitolo ricco di contributi, ma poi ho preferito scriverne uno apposta, diverso dagli altri, passando in rassegna i suoi album capolavoro, da «Fetus» a «Gommalacca».

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