A Napoli l’ “Izimbra festival” fra tradizione rivisitata e Raiz

Una rassegna di musiche per smontare un folklore “da cartolina” dal nome che omaggia i Talking Heads. Il 24 il frontman degli Almamegretta con i Radicanto

Raiz. Fonte Wikitesti

Raiz. Fonte Wikitesti

GdS 18 settembre 2020
A Napoli si svolge un festival, concentrato ma degno di nota, di cui vale dare notizia per testimoniare che esistono proposte poco convenzionali. Si chiama “Izimbra music fest”, riprendendo lo scatenato brano rock-afro-funky dei Talking Heads composto da David Byrne e Brian Eno “Izimbra” che mettevano in musica una poesia dadaista di Hugo Ball dal linguaggio inventato per l’album-pietra miliare “Fear of music” del 1979.

La rassegna è inserita nel cartellone di “Estate a Napoli 2020”, è sulla world music mescolata con tradizioni e altro e ha visto suonare nel Cortile del Complesso di San Domenico Maggiore ieri i Suonno d’Ajere che rivisitano la canzone napoletana, stasera il Tesoro di San Gennaro, “viaggio musicale e visivo attraverso la tradizione antica e ricchissima di una città troppo spesso raccontata nell'evidenza più superficiale del suo folklore”, folklore che viene rielaborato in chiave elettronica. Segue, sempre nel chiostro, il 24 settembre il ritorno a Napoli del frontman degli Almamegretta, uno degli artisti più completi e inventivi della scena italiana, Raiz, che si esibirà con il quartetto Radicanto.

Il festival è organizzato dalla Associazione IZimbra Culture e curata da Chiara Savelli e Marcello Squillante.

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