Aly Keita: quando l’Africa sorprende fra tradizione e jazz

Con il balafon e il suo trio il musicista disegna sonorità inusitate nel festival fiorentino “Fabbrica Europa”. In calendario anche Maroccolo e Cristina Donà oltre i confini del rock

Aly Keita a “Fabbrica Europa – Festival au Désert”. Foto Monia Pavoni

Aly Keita a “Fabbrica Europa – Festival au Désert”. Foto Monia Pavoni

GdS 9 settembre 2020
di Stefano Miliani

Il balafon è uno strumento simile allo xilofono con delle zucche, o calabasse, a fare da cassa di risonanza. È uno strumento dell’Africa occidentale, presente nella tradizione, usato dai griot, o cantastorie, che può rendere le melodie atti percussivi e il ritmo una melodia. È con il balafon che il virtuoso originario della Costa d’Avorio Aly Keita disegna sonorità complesse insieme a un batterista raffinato e attento alle sfumature quale Hamid Drake e a un nuovo comprimario, Pasquale Mirra al vibrafono. Balafon, batteria, vibrafono dunque: è una formazione musicale quanto mai inconsueta che ha saputo ammaliare dolcemente il pubblico fiorentino in un concerto organizzato dal “Festival au Désert” insieme a “Fabbrica Europa” al Parc – Performing Arts Research Centre nel piazzale del parco delle Cascine.

A definire virtuoso Aly Keita, che è peraltro parente del ben noto songwriter Salif Keita, nel sodalizio con Drake e Mirra in realtà si compie un atto di sottostima, perché i tre con le loro bacchette sanno miscelare ottimamente un jazz inventivo e originale, sonorità dell’Africa occidentale e sapori pop. E il risultato è una formula che sembra molto personale.

Il concerto di sabato scorso era nel calendario del “Festival au Désert”, creato nel 2010 in sintonia con quel festival in Mali che negli ultimi anni ha dovuto frenare per il terrorismo jihadista. La rassegna prevede come prossimo appuntamento Trilok Gurtu, giovedì 10 settembre al Teatro Puccini alle 21, percussionista indiano che ha suonato con molti dei maggiori jazzisti del globo.

Tornando alla serata di Aly Keita, il concerto è inserito nel festival di “Fabbrica Europa” che, con danza, teatro, performance, musica, arti visive, ha spesso portato talenti ancora poco noti dalle nostre parti oppure ha scoperto artisti italiani in via di affermazione. Quest’anno, con la pandemia, è tutto più complicato, occorre prenotare perché i posti sono contingentati e distanziati (sotto vi diamo il link) e tuttavia la direzione artistica è riuscita a imbastire un calendario fitto e variegato fino al 4 ottobre.

Per la musica valga dire del concerto del rocker – cantautore indie Andrea Laszlo De Simone, venerdì 11 settembre al Puccini, che con una numerosa band fonde elettronica, fiati, archi, cori, chitarra, basso, batteria, voci in uno show intitolato “Immensità”. Valga anche evidenziare “Alone not Alone” di Gianni Maroccolo con Edda (Stefano Edda Rampoldi) e Giorgio Canali, sabato 12 sempre al Puccini, anteprima prodotta da Fabbrica Europa e Contempo Records in uno spettacolo dalla forte componente visiva che poi andrà in tour, infine Cristina Donà in una serata che può stupire con Daniele Ninarello e Saverio Lanza, il 17 e 18 settembre al Teatro Studio di Scandicci.

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