Gary Peacock non suona più: addio al contrabbassista del trio di Jarrett

Il musicista è morto a 85 anni: con il pianista e Jack De Johnette ha portato il jazz a un pubblico mondiale

Gary Peacock

Gary Peacock

GdS 8 settembre 2020
di Marco Buttafuoco

Sarebbe riduttivo parlare di Gary Peacock, morto ieri all’età di ottantacinque anni, come del contrabbassista del trio di Keith Jarrett, la celebre (anche per i non cultori del jazz) formazione con Jack De Johnette alla batteria, anche se già questa vicenda musicale potrebbe già dar senso, da sola, a una carriera.

Peacok, strumentista dal suono in confondibile, aspro, teso eppure sempre lirico è stato uno dei nomi più importanti nella storia del contrabbasso jazz e il jazz, soprattutto dagli anni ’60, ha dato un ruolo fondamentale a quelle grosse quattro corde. Lo strumento prima del grande trio di Bill Evans, rivestiva nelle formazioni jazz un ruolo secondario, di supporto ritmico e armonico (la sua subalternità nell’orchestra sinfonica e nella musica classica è stata meravigliosamente raccontata dal romanzo di Peter Suskind Il contrabbasso). Con Scott la Faro, che suonò con Evans nei primissimi anni ‘60, lo strumento assunse un ruolo paritario con il piano e la batteria, partecipando da protagonista alla costruzione del flusso sonoro improvvisato. La Faro morì giovanissimo, ma la sua eredità fu raccolta da altri strumentisti della sua generazione; Charlie Haden e Gary Peacock in primis.

Peacock suonò con tutti i più grandi; con gli sperimentatori radicali come Albert Ayler e Steve Lacy, ma anche con Michel Petrucciani, con lo stesso Bill Evans e per circa un anno, anche con Miles Davis.
Nel 1977 incise , a suo nome, per ECM , insieme a Keith Jarrett e Jack De Johnette, Tales Of Another. Nel 1983 i tre pubblicarono due dischi di standard (classici della musica pop americana, tratti soprattutto dal repertorio dei teatri di Broadway). Il progetto, documentato da numerosissimi dischi ECM, è durato per decenni, suscitando, come tutta l’opera di Jarrett ( che ne fu leader) grandi apprezzamenti e accese discussioni critiche. Qualcuno definì la loro musica come espressione di un “conservatorismo di lusso”, una chiusura raffinata e snobistica dentro una sorta di classicismo del jazz. C’era del vero, in queste osservazioni puntute, ma è anche vero che il trio, soprattutto dal vivo, incantò un vasto pubblico, anche di non jazzofili. Sarebbe inutile, in queste righe, approfondire la discussione; il cronista può solo limitarsi a suggerire l’ascolto su You Tube di alcuni brani del trio e, in primis, uno splendido I Fall In Love Too Easily, in cui splende l’arte contrabbassistica di Gary Peacock.



Quello che rimane di certo è che non ascolteremo più il trio dal vivo, che anche Jarrett e De Johnette sentono il peso degli anni (le ultime esibizioni del gruppo avevano manifestato questa stanchezza), che si chiude un’epoca.