Filippo Arlia e la musica come cura dalla paura: “Il teatro è il luogo dove condividi la gioia”

È il più giovane Direttore d’orchestra italiano e dirige il conservatorio Tchaikovsky in Calabria. Da poco è uscito Stabat Mater, dedicato alle vittime della pandemia

Filippo Arlia.

Filippo Arlia.

GdS 17 giugno 2020

di Giuseppe Cassarà 


Appena prima che scattasse la quarantena, racconta Filippo Arlia, ci si stava muovendo per far sì che la Regione Calabria potesse finalmente avere sia un Teatro Stabile che un ICO (Istituzione Concertistica Orchestrale). E dalla sua posizione di direttore del Conservatorio Tchaikovsky (e più giovane direttore d’orchestra italiano, come è noto alle cronache), Arlia ricopriva un ruolo da capofila. Lo ricopre ancora, anche se nel frattempo tutto è cambiato. Il conservatorio ha dovuto chiudere, come ogni scuola d’Italia, e molte delle lezioni si sono spostate online. Quelle teoriche, almeno. Ma lo studio degli strumenti, le lezioni in cui il contatto tra maestro allievo è necessario e fondamentale, quelle sono rimaste congelate per più di due mesi.


Ora gli oltre 5.000 studenti di musica classica della Calabria sono tornati a lezione e Arlia non nasconde che sia stata “un’emozione”: “È già abbastanza complicato essere un musicista in questa Regione, figuriamoci con la pandemia”.


Come si è organizzato il Conservatorio per questo periodo?


I nostri studenti si sono collegati su una piattaforma online, e siamo riusciti a esaurire le ore di lezione teorica per fortuna. Ora sono ricominciate le lezioni frontali, ed è stato bello tornare a una parvenza di normalità. Questo virus penso riuscirà a restituirci proprio questo, la gioia della normalità, il piacere di poter fare cose che prima davamo per scontate. L’abbraccio di un amico, una stretta di mano, sono cose che ora ci sembrano straordinarie.


Il 2 giugno è uscito Stabat Mater, un album edito Movimento Classic con l'Orchestra Filarmonica della Calabria e il coro siciliano. Come mai la scelta di dedicarlo alle vittime del Covid-19?


 È un disco su cui lavoravamo già da tempo, e vista l’emergenza abbiamo deciso di dedicare questa Messa bellissima di Rossini a tutti coloro che sono caduti vittime di questo virus. È stata una scelta molto sentita, e condivisa da tutti. Stabat Mater poi è solo il primo di un ciclo di 5 concerti, il prossimo uscirà tra la fine di luglio e l’inizio di agosto e sarà completamente dedicato a Stravinskij.


Avete già in programma un concerto con il pubblico?


Teoricamente i teatri potrebbero aprire già dal 15 giugno, ma con il Teatro Politeama di Catanzaro, nonostante avessimo tanti impegni, si è deciso di rimandare tutto all’autunno. Non è stata una decisione semplice, perché il pubblico manca, e penso che quando tornerò a suonare sarà un’emozione incredibile. Ma il teatro è un luogo di aggregazione, un luogo in cui si assiste a uno spettacolo e lo si fa insieme. La gioia del teatro è proprio nella condivisione di un’esperienza. Non voglio che diventi un luogo di paura, in cui non ti senti al sicuro, da cui non vedi l’ora di andare via. Preferisco aspettare che si possa di nuovo sedere in sala senza paura.


Eppure la Calabria è stata una delle prime Regioni a dichiarare il virus quasi sconfitto…


Il Coronavirus in Calabria ha generato molta paura, ma per fortuna la Regione non è stata investita dall’epidemia come altre. Penso che questo sia stato il ‘lato positivo’ di essere una Regione ai margini d’Italia. Ma ora che l’emergenza sta passando, o almeno si spera, dobbiamo riprendere dove ci eravamo interrotti.


Parla dell’appello al Governo?


Sì, e in particolare alla nuova presidente della Regione, Jole Santelli. La Calabria ha un patrimonio artistico e culturale che deve essere messo al centro, insieme ai giovani, alla formazione nelle scuole. Bisogna insegnare ai nostri ragazzi la bellezza della musica, dell’arte, non può esserci un rinnovamento culturale in questo paese senza passare per le scuole e per l’istruzione. Con il conservatorio stiamo lavorando anche in questa direzione: Abbiamo 7 corsi di musica popolare tra cui anche il corso di lira calabrese che è il primo corso di musica calabrese che esiste in un conservatorio italiano. La Calabria ai giovani non offre molto, e i nostri musicisti sono costretti ad andarsene, a spargersi in giro per il mondo. Io spero veramente che il Governo mostri una sensibilità culturale, specie adesso, dopo la pandemia, quando è più importante che mai non lasciare soli gli artisti, soprattutto i più giovani.