La magia felliniana, Nino Rota e il jazz: il nuovo concerto in streaming di Enrico Pieranunzi

Il concerto in live streaming di Enrico Pieranunzi intitolato “Fellinijazz”, dedicato appunto al grande regista e al geniale musicista dei suoi film, Nino Rota.

Enrico Pierannunzi

Enrico Pierannunzi

GdS 4 giugno 2020

di Giuseppe Costigliola

Oltre a procurare le tragedie, i drammatici danni sotto gli occhi di noi tutti, la pandemia che ci ha costretti nelle case ha impedito di ricordare e festeggiare come si conviene due artisti straordinari, di cui in questo infausto 2020 ricorre il centenario della nascita: Alberto Sordi e Federico Fellini. Molti gli eventi saltati, ma la speranza che il virus allenti la sua morsa apre anche alla possibilità di recuperare il terreno perduto nei mesi che ci attendono.


Nel frattempo, l’arte si difende come può, e con l’ausilio della tecnologia non smette di farci sentire la sua voce lenitiva in momenti così difficili. In quest’ottica s’inquadra il concerto in live streaming tenuto da Enrico Pieranunzi (il terzo di un formidabile poker, il prossimo è previsto per il 10 giugno) intitolato “Fellinijazz”, dedicato appunto al grande regista e al geniale musicista dei suoi film, Nino Rota, il cui sodalizio ha segnato una delle pagine artistiche più memorabili, non solo italiana.


Pieranunzi ha presentato alcuni dei celeberrimi temi di Rota, che hanno contribuito a creare e sostanziare l’incanto del mondo felliniano, reinterpretandoli, col gusto sopraffino e la sapienza artistica che lo contraddistinguono, con la magia del jazz.


Il concerto è iniziato, a mo’ di introduzione, con il tema di “8½”, un’apertura per così dire morbida, a cui è seguito quello de “I vitelloni”, il cui andamento dolcemente dondolante è stato nella parte centrale magnificamente destrutturato dalle sapide armonie e le pirotecniche improvvisazioni innestatevi dal pianista romano.


Inframmezzando i brani con brevi notazioni esplicative, non limitate al campo strettamente musicale (Pieranunzi è musicista colto, nel senso più ampio del termine), il pianista ha poi eseguito due brani dal film “Il bidone”, che si prestano ad un arrangiamento jazz, poiché in quel periodo (il film è del 1955) Rota utilizzava stilemi di quell’universo musicale.


È stata poi la volta del tema principale de “La strada”, eseguito con sorprendenti riletture armoniche alternate a riprese della melodia distesa, toccante e suggestiva, caratteristica del brano, poi di “Le notti di Cabiria”, aria evocativa di una Roma lunare, notturna, con la quale Pieranunzi è parso particolarmente in sintonia, e che ha fatto seguire da una sua composizione originale a quel tema ispirata, “Cabiria’s Dream” (incisa in trio nell’indimenticabile disco “Ballads”, con Marc Johnson e Joey Baron), che quanto a lirismo e suggestività rivaleggia con quella del grande musicista milanese.


A questo punto non potevano mancare i temi de “La dolce vita”, eseguiti uniti in una sorta di suite, colorata a tratti da accenti boogie-woogie, le cui melodie spiccano balzi improvvisi, volteggiano ardite, per poi posarsi lievi ed eteree in un finale concertistico. Qui Pieranunzi si conferma una volta di più maestro dell’arte inafferrabile di affrontare un brano trasformandolo e arricchendolo, pur conservandone la sostanza più intima. L’ultimo dei temi felliniani proposti è stato quello dell’immancabile “Amarcord”, interpretato con un rapinoso tempo jazz waltz.


Il concerto si è concluso con l’esecuzione di due brani originali, a consapevole testimonianza delle influenze del mondo felliniano e della musica di Nino Rota nell’universo musicale di Pieranunzi. Il primo, lo splendido “Blue Waltz”, davvero felliniano nelle atmosfere e nelle suggestioni, seguito da “Fellini’s Waltz”, un “omaggio esplicito, deliberato” al maestro riminese, di cui esiste una celebre registrazione nell’album “Fellinijazz”, eseguito in quintetto con Paul Motian, Chris Potter, Charlie Haden e Wheeler Kenny (e, tra le numerose versioni, un imperdibile live al Vanguard Village con Marc Johnson e Paul Motian).


Insomma, per un’ora e mezzo l’arte, suprema manifestazione di vita e di espressione dell’umano, grazie all’inventiva di un suo indiscusso maestro, esorcizza e sconfigge il virus. Per questo, per il futuro di noi tutti, dev’essere soccorsa, e non lasciata morire da una comunità (da uno Stato) che vuole dirsi civile.