“Note di viaggio”, il tributo di Guccini e amici alle sue canzoni (con sorprese)

L’album prodotto da Mauro Pagani ha un inedito su Pavana e brani storici rivisitati con colleghi da Nina Zilli a Vecchioni e Manuel Agnelli

Francesco Guccini e Mauro Pagani

Francesco Guccini e Mauro Pagani

GdS 16 novembre 2019
Giordano Casiraghi

Una conferenza stampa con la presenza di Francesco Guccini, un evento irrinunciabile per chi è cresciuto con le sue canzoni. L’occasione è quella che vede la pubblicazione dell’album Note di viaggio per la Bmg, un marchio storico che a suo tempo assorbì la Rca. Così, anche se questo non è proprio un album a suo nome, il nostro cantautore per eccellenza ha fatto uscire un album per un’altra etichetta e non per la Emi che ha invece pubblicato tutti i suoi precedenti, da Folk Beat n.1 del 1967 a L’ultima Thule del 2012. E proprio quest’ultimo, che rimane il suo ultimo album di canzoni inedite, è stato presentato a Milano in una vecchia balera. Luogo a lui congeniale.

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Infatti, alla presentazione di Note di viaggio che più che altro è un album tributo alle sue canzoni, Guccini fa presente che è rimasto sorpreso dalla scelta di alcune canzoni. Per esempio Tango per due, una di quelle a cui si sente più legato, cantato da Nina Zilli. Risponde Mauro Pagani, il produttore artistico che è stato affiancato al «maestrone», sia per convincerlo a incidere una canzone inedita, sia per coordinare e selezionare canzoni e interpreti: «È stato un lavoro impegnativo anche perché si trattava di selezionare un numero limitato di canzoni. A proposito di Tango per due la scelta è stata motivata dal fatto che anche io ho fatto balera, ho cominciato così, come così ha cominciato Guccini. Quella canzone mi è sempre piaciuta e non potevo lasciarla fuori. Nella selezione tra canzoni e interpreti ho sottoposto a ciascuno un tris di canzoni da cui scegliere, qualcuno è arrivato con una canzone da proporre e diciamo che l’unico brano conteso era L’avvelenata, ma a quel punto avevo già deciso che per quel brano mi sarei cimentato io stesso in un duetto con Manuel Agnelli. Per tutti, vorrei segnalare che ognuno ha partecipato con affetto e amore verso l’artista e verso le canzoni che lo rappresentano».

E già, perché Guccini ha saputo collegare tante generazioni, qualcuno chiede perché non è stato inserito Vedi cara, il brano più gettonato su Spotify, ma non è detto che possa essere uno di quelli che si ascolteranno nel volume 2 previsto per il prossimo anno.

«Io posso aggiungere - interviene Guccini - che troppo spesso vengo ricordato solo per tre canzoni: L’avvelenata, Dio è morto e La locomotiva, ma io ne ho scritte molte altre ben più belle per me. Una sera vedo arrivare a casa mia Vasco Rossi, venuto per complimentarsi con me per aver scritto L’avvelenata. Anche a lui ho detto che ce n’erano altre di migliori, ma non c’è stato verso. Una di quelle a cui sono affezionato è Van Loon, dedicata a mio padre. L’ho sempre cantata poco anch’io, perché quando ci ho provato mi veniva un groppo in gola».

Grande Francesco, che fortuna stare ad ascoltarlo e accorgersi che è ancora lucidissimo, anche se non ha più nessuna intenzione di esibirsi dal vivo. «Non sono Aznavour - prosegue Guccini - che a 90 anni saltellava sul palco. Io ormai non suono più la chitarra da parecchio. Le ho messe in un angolo e non credo di poterle ancora usare. Hanno cercato di convincermi a entrare di nuovo in uno studio di registrazione e Pagani mi aveva quasi convinto, ma poi abbiamo registrato la voce dell’inedito che apre l’album a casa mia. Come sono venuti a casa mia Roberto Vecchioni con cui ho cantato una strofa e Morgan con cui ho cantato un verso».

L’inedito che apre l’album si intitola Natale a Pavana, ripreso da una poesia che l’artista aveva scritto per attestare di saper armeggiare il dialetto pavanese: «Perché - ripete - il posto della mia vita è Pavana, anche se ho passato del tempo a Modena e Bologna poi».

Lucido Guccini che risponde con poche e precise parole quando gli ricordano l’episodio della senatrice Liliana Segre costretta a usufruire della scorta: «Una vergogna - interviene senza esitazione l’artista - e non mi importa se con questa dichiarazione si scateneranno sui social, tanto io non li frequento. E pure vergognoso è stato l’episodio dell’astensione in parlamento».

Lucido come quella volta che, non tanto tempo fa, gli chiesero se non avesse provato a inviare canzoni al Festival di Sanremo. Prontamente ha risposto che lui una canzone ce l’aveva. Si intitola Migranti e l’aveva affidata a Enzo Iacchetti, ma non ha superato l’ammissione. «Il compagno Baglioni (o chi per lui) ha bocciato una mia canzone sui migranti», ha commentato Guccini a gennaio di quest’anno.

Verso la fine della conferenza Guccini si toglie la soddisfazione di lanciare una frecciata a Mauro Pagani: «Una bella rivincita vederlo all’opera sulle mie canzoni. L’ho sempre stimato, ma una volta, quando facevo ancora concerti, gli chiesi di entrare nel mio gruppo, lui mi mandò a quel paese». Diversa la versione di Pagani, che ha replicato, ma di certo è che questa produzione rende omaggio all’estro di entrambi. Infine viene chiesto se non si è pensato di coinvolgere qualche rapper: «No - conclude Pagani - perché i rapper hanno bisogno di spazio da riempire, ma le canzoni di Francesco sono già piene di parole, a volte con una dozzina di strofe».
Guccini e Pagani saranno a Milano lunedì 18 novembre alla Fondazione Feltrinelli per incontrare il pubblico. Info milanomusicweek.it   

Le canzoni in “Note di viaggio”

1 Natale a Pavana – Francesco Guccini
2. Auschwitz – Elisa
3. Incontro – Ligabue
4. Scirocco – Carmen Consoli
5. Stelle – Giuliano Sangiorgi
6. Tango per Due – Nina Zilli
7. Vorrei – Brunori Sas
8. Canzone Quasi d’Amore – Malika Ayane
9. Quattro Stracci – Francesco Gabbani
10. Canzone delle Osterie di Fuori Porta – Luca Carboni e Samuele Bersani
11. Noi non ci saremo – Margherita Vicario
12. L’avvelenata – Manuel Agnelli e Mauro Pagani