Dal jazz ai Caraibi all’Africa, il “Roma Jazz Festival” attraversa confini

Da Fresu a Carmen Souza ai Radiodervish ai nuovi talenti, la manifestazione all’insegna delle migrazioni di genti e suoni ha un calendario ottimo

Moonlight Benjamin

Moonlight Benjamin

GdS 31 ottobre 2019
Comprende caposaldi del jazz come il pianista sudafricano Abdullah Ibrahim, Archie Shepp, Dave Holland, e caposaldi della musica world come Carmen Souza, il 43esimo Roma Jazz Festival in calendario dal 1° novembre al 1° dicembre. Si tiene all’Auditorium Parco della Musica, alla Casa del Jazz, al Monk e all’Alcazar. Il filo conduttore è anche una dichiarazione politica: “No borders. Migration and Integration”. “Il messaggio è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento” dichiara l’organizzazione.
E ci sono esempi concreti di attraversamenti sonori e quindi culturali. Come i Radiodervish, gruppo italiano nato in Puglia negli anni ’90 che comprende suoni e musicisti del Mediterraneo, oppure Moonlight Benjamin, una cantante di Haiti che risiede in Francia e fonde ritmi caraibici al blues rock e dalla voce possente.

Dal fittissimo calendario dalla nota stampa estrapoliamo come segnalazioni un nome acclarato come Dianne Reeves, nuovi talenti come Federica Michisanti, un tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen. Domenica 1° dicembre la rassegna propone Mare Nostrum, ensemble composto da eccellenze del jazz come Paolo Fresu, tromba e flicorno, Richard Galliano, fisarmonica e accordina, Jan Lundgren, pianoforte. Ma se volete orientarvi andate nel sito del festival, tanta e variegata è la proposta.

Il sito del Roma Jazz Festival