Domenico Modugno, il 'mister Volare' che sosteneva carcerati e malati

Artista ineguagliabile dopo l'ictus che lo aveva costretto alla sedia a rotelle da senatore del Partito Radicale spese gli ultimi anni a occuparsi degli ultimi. [Giancarlo Governi]

Domenico Modugno, il 'mister Volare' che sosteneva carcerati e malati
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Giancarlo Governi Modifica articolo

6 Agosto 2019 - 14.07


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«Se potessero vedermi i miei genitori… »: questa frase Domenico Modugno, il bambino di Polignano a Mare e il ragazzo di San Pietro Vernotico, non l’aveva pronunciata quando aveva trionfato a Sanremo ed era diventato Mister Volare. L’aveva pronunciato quando, costretto dall’ictus su una sedia a rotelle, era diventato senatore della Repubblica e presidente del Partito Radicale ed aveva avuto l’onore di cantare al Teatro dell’Opera di Roma.

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Come senatore radicale si era preso il compito di sostenere i diritti dei portatori di handicap, dei malati di mente, dei carcerati: si presentava senza preavviso all’ingresso dei manicomi, delle carceri e pretendeva di entrare mostrando il suo tesserino di parlamentare, per constatare le condizioni in cui versavano quegli istituti. Le visite si concludevano immancabilmente con clamorose denunce.

Mimmo aveva ripreso con la sua vita ‘eccessiva’, sempre a passo di carica. «Il mio cervello è rimasto svelto, è il mio corpo che è diventato lento, insopportabilmente lento» si lamentava con Franca perché non riusciva a dare alla sua vita il ritmo di una volta.

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«Nei primi anni ha seguito le prescrizioni dei medici ma poi, quando ha ripreso a vivere» racconta Franca «non ha voluto vivere più da malato, voglio prendere dalla vita tutto quello che può ancora darmi, diceva». E quello che la vita poteva ancora dargli erano l’impegno sociale, l’amore della famiglia, i sapori, i colori, la natura, il mare. L’amatissimo mare. «Io sono un delfino» diceva «finito per caso a vivere sulla terra ma il mio elemento è il mare».

La sua ultima canzone, che volle incidere con suo figlio Massimo, dice che nel mare della vita loro sono delfini e quindi per loro vivere è “un gioco da bambini”.

Come deve essere stato “un gioco da bambini” morire, per Domenico Modugno, in una stupenda giornata di sole, il 6 agosto del 1994, nella sua villa di Lampedusa, accanto alla sua donna, di fronte al mare dove aveva nuotato poco prima per due ore, come un ritorno nel mare di Polignano dell’infanzia, come un ritorno nel liquido amniotico del grembo materno.

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