Il messaggio di Riccardo Muti: l’Italia deve aprirsi al mondo, non chiudersi

Esce l’autobiografia del direttore d’orchestra. La sua vita è un esempio di cultura internazionale, certo non ‘sovranista’

Riccardo Muti

Riccardo Muti

GdS 21 maggio 2019
Per Riccardo Muti "dobbiamo aprirci al mondo e competere e uscire dal cerchio in cui ci diciamo quanto siamo bravi, siamo un paese serio, forte, mi batto da sempre per la credibilità del nostro paese anche nella musica noi non siamo solo quelli del 'vinceròòòò... ". Così l’agenzia Ansa riferisce le parole del direttore d’orchestra dette alla presentazione della sua autobiografia e viaggio nella musica nelle librerie dal 23 maggio L'infinito tra le note, il mio viaggio nella musica (Solferino, 128 pagine, 13 euro) alla Sala Buzzati-Fondazione Corriere della Sera a Milano, affiancato dal direttore del giornale Luciano Fontana.
Con quell’aprirsi al mondo una delle migliori bacchette delle più apprezzate orchestre al mondo, oltre che di festival come quello di Salisburgo, manda tra l’altro un messaggio che si può interpretare come un no implicito alle chiusure, ai sovranismi, ai nazionalismi.

D’altro canto la musica non ha confini e Muti si è affermato in Europa come nel Nord America e in Asia. È stato direttore principale da giovane del Maggio Musicale Fiorentino, successivamente e tra altre formazioni della Scala di Milano e, dal 2010, della Chicago Symphony Orchestra, una delle compagini più capaci e raffinate del globo. Non va tuttavia dimenticato che nel 2004 ha fondato l’Orchestra Giovanile Cherubini, impresa musicale che attesta il suo impegno verso i giovani e sulla formazione di musicisti a cui dare sbocchi professionali.

Il sito del direttore d'orchestra