Da "Fischia il vento" ad "Hasta siempre", dieci canzoni rivoluzionarie su disco

"Garofani rossi" di Daniele di Bonaventura con Band'Union raccoglie brani come "Bella ciao" e "L’internazionale"

Quarto stato di Pellizza da Volpedo, particolare

Quarto stato di Pellizza da Volpedo, particolare

GdS 29 aprile 2019
Marco Buttafuoco

Questo disco, Garofani rossi di Daniele di Bonaventura con Band'Union, pubblicato dalla Tuk Music di Paolo Fresu e dedicato alla memoria del grande fotografo comunista Mario Dondero, è basato su dieci canzoni che fanno della tradizione rivoluzionaria mondiale. Inizia con Hasta Siempre Comandante e si chiude con l’Inno dei Lavoratori. Passando per Bella Ciao, Fischia il Vento, L’internazionale, Grandola Villa Morena, El Quinto Regimiento e altre perle della collana dei ricordi, del sentire profondo, della storia dei militanti per il socialismo.

La domanda che l’ascoltatore, quello che magari ha cantato, urlato, queste melodie nel corso di manifestazioni di tanti decenni fa si pone, è semplice, immediata. Possono questi temi vivere di sola musica, senza una voce umana che li canti, con tutta la loro rabbia, il senso di speranza e d’identità che infondono in chi li ama? Il primo a utilizzare materiali di questo genere in un suo disco fu il grande Charlie Haden, in un disco di cinquant’anni, Liberation Music Orchestra, nel quale si ascoltavano frammenti dell’innografia dei repubblicani della guerra civile di Spagna. Ma in quel caso il contrabbassista usò, nella prima traccia, reperti storici, incisioni di cori d’epoca, sovrapposti a una ribollente orchestra di free jazz. Gli altri brani del disco, pur appassionanti, apparivano in qualche maniera, più didascalici, come pure furono i dischi successivi della Lmo.

Daniele di Bonaventura sta lavorando da tempo su questo possibile incontro fra la canzone socialista e la musica pura Questo disco è la ristampa di un’incisione di qualche anno fa stampato in pochi esemplari da mettere in vendita nei concerti. Il bandoneonista ha anche lavorato, come arrangiatore e interprete, con Giovanni Guidi, in un progetto, Rebel’s Songs, commissionato dai Teatri di Reggio Emilia.

I risultati di questa lunga ricerca sono forse più appassionanti da un lato strettamente emotivo che non da un punto di vista musicale. Certo il disco è di certamente ben suonato e inciso, ma il materiale proposto, di grande semplicità, non è probabilmente interpretabile sulla base di un’estetica musicale particolare (jazz, folk e via etichettando). Le modalità d’ascolto di Garofani Rossi attengono forse di più a quanto, in un’intervista con chi scrive, affermò nel 2014, il pianista Stefano Battaglia. A una mia domanda sulla possibilità della musica di “narrare” un avvenimento storico, Battaglia rispose “Di più: può dire quello che la realtà e il documento molto spesso non possono. Può rappresentare l'indicibile.”

Ecco, riascoltare la solennità de l’Internazionale o de l’Inno dei Lavoratori in un tempo lentissimo, attraverso un suono che ricorda un vecchio organetto, rientra nell’indicibile. Evoca memorie saldamente radicate nella storia sentimentale di generazioni di militanti. Tutti quei canti, a parte forse Bella Ciao, fanno parte di esperienze forse storicamente superate ma emotivamente incancellabili; quindi ancora vive. Di Bonaventura e i suoi bravissimi compagni di viaggio della Band’Union (Marcello Peghin alla chitarra dieci corde, Felice del Gaudio al contrabbasso e Alfredo Laviano alle percussioni) riescono a evocare questa poesia della memoria, senza mai cadere nella retorica o nella banalità. I quattro rileggono e reinterpretano i brani mantenendone integri, non solo i temi ma anche la carica di allegria, di vitalità, o di solennità. Non era facile.