Vittorio De Scalzi: "A voi il mio atto finale con i New Trolls"

Qui si racconta il musicista che pubblica l'album "Due di noi" con Nico Di Paolo, compagno agli avvii del gruppo "prog": "Ricordo quando aprimmo un concerto degli Stones e poi dei Led Zeppelin"

Vittorio De Scalzi

Vittorio De Scalzi

GdS 1 gennaio 2019
Giordano Casiraghi

Uno dei grandi della canzone italiana, Vittorio De Scalzi, si rende protagonista di ben due uscite discografiche in un solo anno. In primavera era uscito L’attesa, un disco di canzoni inedite, con l’arrivo dell’inverno ecco la pubblicazione di Due di noi, stavolta siglato con il compagno di strada di una vita, Nico Di Palo, che con Vittorio ha condiviso i primi successi, da Visioni, Una miniera e Davanti agli occhi miei. E già nel 1968 i due erano protagonisti di quello che potrebbe essere considerato il primo album concept, quel Senza orario senza bandiera che vede coinvolto Fabrizio De André. Una storia lunga, quella dei genovesi New Trolls, andata avanti negli anni con fratture e diramazioni di ogni sorta, ognuno a creare un proprio gruppo, ma adesso per Vittorio De Scalzi vale soprattutto intraprendere una strada del tutto personale.

Ci sarà ancora spazio per i New Trolls?
Per quanto mi riguarda questo è il mio atto finale con la sigla New Trolls, l’ho siglato con Nico Di Palo che era con me fin dagli esordi. È vero che otto brani su dieci sono miei, del resto questo disco lo avevamo pensato una decina d’anni fa, poi non ci accordammo con la casa discografica. È il riconoscimento a una lunga carriera che ci ha visto insieme e questo è anche un disco che chiude un contratto discografico, infatti sto già lavorando a un nuovo capitolo di canzoni.

Con Nico eri sul palco quella volta che avete accompagnato i Rolling Stones nella tournée italiana, come è andata?
Andiamo indietro di oltre cinquant’anni. È stata un’opportunità da cogliere al volo. Noi come gruppo eravamo più attratti dai Beatles, infatti se vai a sentire l’inizio di Una miniera noterai qualche somiglianza con i Beatles, anche se a me non dispiacevano i Rolling. In quella tournée non eravamo i soli italiani ad aprire il concerto degli Stones, noi ci arrivammo proprio ad inizio di carriera, grazie a mio padre che gestiva un famoso ristorante a Genova. Era lui che ci finanziava e che ci trovava gli ingaggi attraverso i discografici e promoter che passavano dal ristorante. Di altre occasioni da condividere con i grandi complessi ricordo quella al Vigorelli di Milano, durante una data del Cantagiro, avrebbero dovuto poi suonare i Led Zeppelin. Il pubblico però non ne voleva sapere di ascoltare le canzoni dei cantanti italiani, forse solo noi New Trolls riuscimmo a presentare per intero la nostra canzone Il sole nascerà, in perfetto stile Prog. Altri non riuscirono nemmeno a iniziare la loro canzoni, poi successe il finimondo, con lancio di lacrimogeni e interruzione del concerto dei Led Zeppelin a pochi minuti dall’inizio.

Era un brano che nella versione estesa presentava molti spazi strumentali, dove spiccava il tuo utilizzo del flauto. Lo stesso strumento che spicca nel brano iniziale Ritorneremo a casa, primo brano di questo album a due con Di Palo. Che significato dai al termine Prog?
Cerchiamo termini per precisare anche un periodo, parole utili per orientare il pubblico. Diciamo che Prog per me è un rock liberato da certi schemi che lo delimitano, anche se resto un amante del rock puro, così nel brano che citi senti molto il mio flauto che fa venire in mente i Jethro Tull, uno dei gruppi più amati del genere Prog. Insieme a loro citiamo Emerson Lake & Palmer, Genesis e King Crimson. Pensa che all’estero, Giappone in primis, i New Trolls valgono quanto loro.

Sempre in "Ritorneremo a casa" c’é una frase che risuona: "che valore dai alla tua vita". Affronti anche l’importante argomento dell’ecologia e dell’ambiente malato con l’altra canzone "L’equilibrio della terra". Come la vedi per le prossime generazioni?
Non bene purtroppo, e mi preoccupo per loro, per i miei figli. Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi. Noi non ci saremo, cantava qualcuno, ma stiamo percorrendo una strada senza ritorno. I problemi sono sotto gli occhi di tutti. Quando sento che Trump si rifiuta di aderire ai protocolli, per arrestare questi disastri ambientali, penso che un uomo solo non può essere padrone di perpetrare questi squilibri. Così, anche solo per una canzone, io auspico e mi auguro che la terra viva in equilibrio secondo leggi che durano nel tempo. Auspico che i potenti se ne accorgano in tempo. Così quando canto che valore dai alla tua vita non faccio altro che ripetere lo stesso concetto.

Tuo figlio si dedica al Rap, credi che sia quella la musica del futuro?
Non saprei, cerco di tenermi aggiornato, ma non è quello il mio linguaggio, come non può esserlo per quelli della mia generazione. In ogni caso nessuno può fare a meno di quello che è successo prima. Voglio dire che nessuno può ignorare quello che la musica beat, pop e rock ha prodotto in questi decenni. È anche vero che pure noi quando abbiamo cominciato consideravamo del tutto superficialmente quello che c’era stato prima, da Nilla Pizzi a Claudio Villa. Cercavamo di distruggere quello stile melodico. Per fare un esempio, al Festival di Sanremo 1971 noi eravamo in coppia con Sergio Endrigo con la canzone Una storia. Ebbene andate ad ascoltare le due versioni per capire cosa intendo con questo: sembrano due canzoni diverse.

A maggio del 2017 hai tenuto un concerto a Napoli per celebrare i tuoi 50 anni di carriera. Cosa ricordi di quel magico evento?
Un ricordo indelebile, grazie a tutti gli ospiti che hanno partecipato, dagli Osanna, Aldo Tagliapietra de Le Orme fino a Clive Bunker dei Jethro Tull, insieme abbiamo dato vita a un bel momento in stile Prog. Poi tanti altri ospiti, ma questo bel momento mi ha invogliato a continuare con entusiasmo a scrivere nuove canzoni, presentarle dal vivo e partecipare alle varie occasioni che ti permettono di condividere il palco con altri artisti, perché noi non possiamo accontentarci di vivere nei social dove si crea e prospera una superficialità di giudizio. Noi siamo quelli che quando ci danno una chitarra in mano sappiamo cantare e suonare le canzoni che abbiamo inciso. Uso anch’io il computer ma non mi lascio usare.

Infine, questo album a due si chiude con Radio Luxembourg. Un pizzico di nostalgia?
È un brano dedicato a Nico Di Paolo, dove dico che anche quelli senza un’ala riuscirebbero a volare. Sai, è stato un grande sodalizio il nostro e questo album ne è il sigillo. Certo, Radio Luxembourg mi porta indietro nel tempo, quando noi come tanti altri complessi cercavamo di catturare qualche idea su cui costruire le nostre prime canzoni, perché niente viene da niente.