Lucio Battisti vent'anni dopo: la sue canzoni sono di tutti anche se...

Il grande artistia se ne andava il 9 settembre del 1998. Da allora la sua vedova si è sempre opposta a chiunque volesse ricordarlo o riproporre la musica

Lucio Battisti

Lucio Battisti

GdS 9 settembre 2018

Lucio Dalla, 4 marzo 1943, Lucio Battisti 5 marzo 1943: a distanza di poche ore nascevano  due tra i più grandi e innovativi autori di canzoni della musica italiana, e due grandi cantanti: Dalla con una straordinaria voce ricca di doti tecniche, e Battisti, che esprimeva un canto afono ma rivoluzionario e modernissimo. Chissà, se fossero vivi avrebbero potuto festeggiare insieme questo straordinario compleanno, magari con uno show che solo immaginarlo mi fa venire i brividi, lo spettacolo degli spettacoli. Una fantasia impossibile però, e non solo perché non ci sono più i due grandi protagonisti di questo show.


Lucio Battisti da Poggio Bustone, un paesino dell'alto Lazio ricco di uliveti, a quello show immaginario non avrebbe mai partecipato. Se ne andò molto prima della sua morte fisica, smettendo di esibirsi in pubblico come la collega e amica Mina, che però non mancò mai di regalarci canzoni. Lucio si allontanò definitivamente dalle scene e non volle più tornarci, fino alla morte avvenuta a 55 anni il 9 settembre del 1998. Ricordo la sua ultima apparizione in video, il 4 luglio 1980, in una trasmissione della tv svizzera, nella quale cantò, qualcuno sostiene per una scommessa, Amore mio di provincia, e dove si vede il cantautore ingrassato e irriconoscibile.


Ereditiamo però dal rivoluzionario autore delle “mogoliane” Acqua azzurra acqua chiara, Non è Francesca, Emozioni, ma anche delle “panelliane” Hegel o Don Giovanni, un lascito di decine di brani straordinari, immortali, patrimonio indiscusso della nostra cultura musicale e anche repertorio per tanti artisti che hanno riletto, risuonato e ricantato le sue Opere.


Triste seguito ha avuto la “vita” di Battisti anche dopo la sua morte, allontanato, nascosto da tutti e protetto come la reliquia di un santo intoccabile dalla sua vedova Grazia Letizia Veronese, in un protezionismo al limite dell'ossessione. Nulla si poteva fare a suo nome e con le sue canzoni, un ricordo, una trasmissione televisiva, un festival, senza doverle chiedere (talvolta anche giustamente) il permesso e quasi mai ottenendolo. Almeno fino a quando il tribunale di Milano non si pronunciò, dopo quasi vent'anni di una causa intentata da Mogol contro Acqua Azzurra Srl, condannando la signora Veronese come amministratrice della società, ad un risarcimento di 2,6 milioni di euro, ma condannando soprattutto l'ostracismo estremo opposto dalla vedova all'uso delle canzoni di Battisti. Insomma, basta “robba mea”, non si tocca!


Per questo a 20 ani dalla morte di Battisti è giusto ricordare un altro grandissimo, Fabrizio De Andrè, che invece ha avuto in sua moglie Dori Ghezzi, la più generosa divulgatrice della sua opera. Decine sono ogni anno i festival a suo nome e centinaia le cover band che suonano le sue canzoni, senza che questo divenga motivo di querele e diatribe legali. La musica del grande Lucio, come quella di Dalla e di Faber, appartiene a tutti e ci sopravviverà nel tempo, cara Letizia, come può uno scoglio arginare il mare?