“A chi” di Fausto Leali, 50 anni di un boom

E’ stato il disco più venduto del '67 con cui è esploso il bianco con la voce da nero. La storia del brano scoperto da Arbore e lanciato da Baudo che i discografici non volevano

“A chi” di Fausto Leali, 50 anni di un boom
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Francesco Troncarelli Modifica articolo

21 Giugno 2017 - 10.43


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Ci sono canzoni che superano la generazione di riferimento e arrivano ai giorni nostri con la stessa freschezza del primo ascolto. Ci sono brani che tutti conoscono e fanno parte della colonna sonora che ha accompagnato i cambiamenti di un paese. Ci sono pezzi che s’identificano con chi li ha cantati e continua a cantarli con la passione di sempre.

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“A chi” di Fausto Leali che esattamente 50 anni fa era in testa alla mitica Hit Parade condotta da Lelio Luttazzi è uno di questi. Un brano storico, che coinvolge tuttora come quando fu inciso, per la melodia avvolgente e l’atmosfera che evoca grazie a quella interpretazione. Un grande successo insomma entrato di diritto nel “songbook” della musica italiana e che ancora oggi emoziona chi lo ascolta, nonostante il tempo che sia passato.

E’ stata la canzone che ha dato la meritata popolarità a Fausto Leali dopo anni di gavetta e lo ha lanciato verso una grande carriera arrivata sino ai giorni nostri, in cui ha collezionato dischi d’oro, migliaia di concerti e svariate partecipazioni a Sanremo con tanto di vitttoria. Non solo il suo cavallo di battaglia più richiesto, ma anche il brano che ha consolidato la sua fama di primo soul man italiano per quella voce roca e potente che gli valse in tempi in cui il politicamente corretto era lungi a venire, il soprannome di “negro bianco”.

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Ma per diventare un evergreen da sei milioni di copie, “A chi” ha dovuto faticare non poco, per niente considerata come era dai suoi stessi discografici della Ri-Fi con in testa il manager Tonino Ansoldi, che puntavano invece su altri brani che invece sarebbero passati inosservati. Sembrava insomma che per “A chi” non ci fosse spazio nel panorama della musica italiana e che ci credesse solo Leali che se ne era innamorato subito, appena ascoltato.

S’intitolava in originale “Hurt” e la cantava Timi Yuro, un’italo-americana dalla voce calda e potente che l’aveva ripresa dal repertorio di Roy Hamilton, ex pugile diventato cantante molto carismatico, che per primo l’aveva incisa negli anni Cinquanta. La travolgente Yuro aveva trasformato “Hurt” in una ballad in stile rhythm and blues, il genere a cui s’ispirava Leali e che fece scoccare la scintilla.

Con Pino Braggi, il chitarrista del suo gruppo, i Novelty, buttò giù il testo della sua “Hurt”, ma prima di incidere il disco si rese conto che esisteva già una versione italiana, “Ferita”, scritta da Mogol, depositata nel 62 e interpretata da Milva. Per registrarne un’altra si doveva avere l’autorizzazione dell’editore e riconoscere i diritti a Mogol. Queste le regole del gioco, che Fausto, 22 anni e in cerca di gloria, accettò pur di realizzare il suo progetto.

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“A chi” versione accorata e grintosa di Leali venne incisa a marzo del 66 negli studi della “Recording Audio Film” di Renato Carosone a via Saffi, Milano, oggi epicentro della China Town meneghina, tecnici del suono rigorosamente in camice bianco come si usava e registratori a 4 piste pronti a captare voce e suoni del gruppo che lo accompagnava (basso, ritmica, tastiere e batteria), per un prodotto “artigianale” di alta qualità esaltato dal vinile.

Fu inserita nel 33 giri “Fausto Leali e i suoi Novelty” insieme ad altre tracce, due delle quali (cover di brani di Len Barry e Paul Anka) uscirono poi come singoli che ebbero vita breve, ad ulteriore dimostrazione della mancata lungimiranza dei manager del cantante bresciano e del poco fiuto nel saper individuare quello che al pubblico sarebbe piaciuto.
Le cose iniziarono a cambiare quando Renzo Arbore dopo aver ascoltato all’Hostaria dell’Orso di Roma dove si esibiva tutte le sere, Fausto in “A chi”, iniziò a passarla nel suo programma seguitissimo “Per voi giovani”, una delle poche trasmissioni radiofoniche che si occupava di musica e cultura giovanile di quei tempi. La gente grazie a quel tam tam radiofonico cominciò ad apprezzare la canzone ed iniziò a chiederla, ma era solo sul 33 giri. A quel punto il disco venne dato alle stampe, ma “A chi” fu indicato come lato b di “Se qualcuno cercasse di te”, ulteriore conferma di una politica discografica sbagliata.
Il colpo d’ala al pezzo che dall’oggi al domani rese popolarissimo il suo interprete, lo si deve all’intuizione di Pippo Baudo, già a quei tempi “inventore” di personaggi e scopritore di talenti. Mesi dopo l’uscita del disco, Leali viene invitato da Baudo a “Settevoci”, programma cult della domenica pomeriggio e vera e propria fucina di saranno famosi. Ufficialmente un provvidenziale incidente tecnico (allora il playback era la regola) impedisce di mandare in onda la facciata A del 45 giri, per cui Fausto deve esibirsi appunto con “A chi”.

E’la prima volta che il brano viene cantato in tv, la miscela di melodia tradizionale italiana e di soul con cui il pezzo è stato confezionato, fanno subito centro sul pubblico e quella promozione inaspettata permetterà a Leali il salto di qualità e la scalata della classifica. Dopo molti anni il presentatore racconterà che non c’era stato nessun incidente tecnico in realtà e che si trattava di una sua mossa perchè aveva intuito le potenzialità di questa canzone rispetto a quella proposta dai manager dell’artista per partecipare alla gara. Baudo insomma aveva colpito come sempre.

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E i risultati s’iniziarono a vedere subito. Il brano diventa un tormentone, quell’”A-a-a, a chiii” in Mi maggiore così insolito e d’effetto, viene urlato da tutti e permette al giovane ragazzo che amava la chitarra che per primo aveva inciso le cover dei Beatles e azzeccato qualche brano (“La campagna in città”, “Follie d’estate” e “Le avventure di Laura Storm”) di passare dal ruolo di “uno dei tanti” a quello più richiesto di “ecco a voi Fausto Leali”.

Primo ad Hit Parade, gettonato nei juke bok e ascoltato nei mangiadischi portatili, sarà il brano della lunga estate di fuoco 1967 e il primo in assoluto come vendite dell’anno, mettendo alle spalle pezzi anch’essi entrati nella storia della musica come “Cuore matto” di Little Tony, “A Whiter Shade Of Pale” dei Procul Harum, “L’Immensità” di Dorelli”, “Nel sole” di Al Bano, “Penny Lane” dei Beatles, “Let’s Spend The Night Togeter” dei Rolling Stones, “29 settembre” dell’Equipe 84, “Dio è morto” dei Nomadi. Un vero trionfo. Uno di quelli inarrestabili che una vita dopo ancora dura.

 

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