Punzi: senza cultura c'è solo viltà, violenza e offesa dei valori umani

Intervista a Franco Punzi, presidente del Festival della Valle d'Itria e della fondazione Paolo Grassi, impegnata nella promozione e la formazione di giovani e pubblico.

Il presidente Franco Punzi con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il presidente Franco Punzi con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

GdS 15 settembre 2015
[b]di Davide Monastra[/b]




Paolo Grassi è stato uno dei più convinti sostenitori della necessità in Italia di un teatro in grado di essere anche e soprattutto un servizio pubblico, caratterizzato da un repertorio di alto livello culturale ma rivolto comunque al grande pubblico. Sulle tracce del pensiero di Paolo Grassi si muovono le attività dell’omonima Fondazione, i cui principali obiettivi consistono nella promozione, nello studio e nella ricerca delle discipline dello spettacolo. “Per dare un quadro generale della fondazione, mi piace partire da un presupposto dalla lezione che ho ricevuto da Paolo Grassi tra gli anni 70 e 80 – ha spiegato Franco Punzi, presidente della Fondazione –. Paolo Grassi insisteva sulla formazione degli artisti, dei giovani e del pubblico. A distanza di molti anni, devo dire che quel messaggio, che sembrava inutile e superfluo, almeno per quanto mi riguarda, si è rivelato utile, necessario e proficuo. Infatti la Fondazione Paolo Grassi non è solo preposta a garantire la continuità del Festival della Valle D’Itria, ma è anche un laboratorio con attività che si svolgono durante tutto l’anno”.



[b]Quali sono queste attività? [/b]

Come detto, lavoriamo soprattutto nel campo della preparazione, della formazione e del perfezionamento, soprattutto del bel canto. Artisti da tutte le parti del mondo vengono a studiare all’Accademia Rodolfo Celletti, dove le lezioni sono tenute dai più rinomati esperti e critici del mondo dello spettacolo. I cantanti poi si esibiscono durante tutto l’anno e non solo durante il Festival della Valle d’Itria. L’accademia inoltre permette di proiettare ambasciatori della musica in tutto il mondo. È una colonna portante e un nostro segreto perché garantisce il rinnovo degli artisti e anche l’altissima qualità del bel canto, peculiarità del nostro festival. Stiamo facendo anche delle esperienze meravigliose con i bambini, tenendo corsi formazione musicale per aspiranti musicisti e cantanti dai 4 agli 11 anni. Oltre a capire se c’è del talento nei nostri allievi, diamo ai bambini la possibilità di vivere delle ore durante la settimana in un’oasi di tranquillità, nei nostri locali che sono attrezzati e accoglienti: un luogo in cui imparare il rispetto umano e formarsi nel campo sociale e morale. La Fondazione coinvolge anche i ragazzi dai 14 ai 23 anni, che possono frequentare i nostri corsi che riguardano tutte le arti dello spettacolo, non solo musica, ma anche pittura, fotografia e cinema.



[b]La Fondazione è anche impegnata a formare il pubblico. [/b]


È un altro aspetto molto importante. Ogni settimana abbiamo appuntamenti per i meno giovani che frequentano il nostro auditorium dove ci sono rappresentazioni musicali, proiezioni di film, presentazioni di libri e soprattutto dibattito. Oltre a questi appuntamenti, alla vigilia del Festival della Valle d’Itria organizziamo “Mettiamo all’Opera”, incontri specifici sulle opere che saranno poi messe in scena durante la manifestazione: è un’officina che prepara il pubblico alle opere, per renderle accessibili a tutti, raccontando ad esempio la trama, la durata, così facendo cade il muro che le rende incomprensibili a chi guarda. È un’esperienza che voglio suggerire a tutti i teatri italiani, perché passando dalla formazione, ci possiamo assicurare un pubblico predisposto e non un pubblico assente. Grazie a questi incontri qui a Martina Franca ogni sera si registra il tutto esaurito: il nostro è un festival appetibile anche perché alla base c’è questo percorso formativo, che portiamo avanti con costanza e che è ormai un veicolo straordinario per assicurarsi spettatori.



[b]Un’altra eccellenza della Fondazione è la biblioteca. [/b]


La nostra bibliomediateca annovera ben 30.000 pezzi tra libri, volumi, dvd, cd, vinili. Abbiamo messo in rete una dotazione notevole, a disposizione di tutti coloro che vogliono consultarla: è accessibile sia a chi lavora in ambito accademico, sia a chi vuole accrescere la propria cultura. Oltre alle due biblioteche di Paolo Grassi e quella di Rodolfo Celletti, molti pezzi sono frutto di donazioni. Il nostro segreto è quello di custodirli gelosamente in ambienti ben attrezzati, assicurare a chi dona la loro perfetta conservazione e utilizzazione far in modo che possano raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno in ogni parte del mondo. Quali problemi affrontate ogni giorno? Tutto brilla? No, dietro al palcoscenico ci sono tanti problemi. Ma i problemi vanno affrontati con passione e una punta di ottimismo. Quando si lavora con i giovani, e noi cerchiamo di coinvolgerne il più possibile, i risultati ci sono. L’ho potuto verificare anche durante la 41esima edizione del Festival della Valle d’Itria, quando ho visto platea e tribune piene di ragazzi: loro sono il futuro della nostra cultura e della nostra società.



[b]Quali sono i punti di forza del Festival della Valle D’Itria? [/b]

Nella vita bisogna essere coraggiosi, costanti e coerenti: queste tre C mi hanno sempre dato ragione. Spero che queste siano un punto fermo anche per chi verrà dopo. Naturalmente il dopo del Festival è assicurato dalla Fondazione che quando è nata ed è stata pensata per assicurare proprio la continuità di un’operazione culturale che presenta tanti rischi e tante difficoltà.



[b]Che futuro immagina per la Fondazione Paolo Grassi? [/b]

La Fondazione Paolo Grassi è un’istituzione riconosciuta con decreto dalla regione Puglia: continuerà ad esistere anche perché il Festival della Valle D’Itria è un patrimonio notevole per il comune di Martina Franca. La mia preoccupazione più grande è la situazione della società contemporanea che non reputa la cultura importante: nei bilanci pubblici viene devoluta la minima percentuale dell’1% alla cultura che rimane la Cenerentola del nostro paese. Senza cultura, per me, non c’è progresso. Senza cultura non c’è evoluzione. Senza cultura c’è solo violenza, viltà e offesa dei valori umani.