Johnny Dorelli, 80 anni di successi

Dalle vittorie a Sanremo alla tv del sabato sera, dal cinema di cassetta alla grande commedia musicale. Un camaleonte dello spettacolo protagonista anche delle cronache rosa

GdS 20 febbraio 2017
[b]di Francesco Troncarelli[/b]



La classe, la voce, la simpatia, la capacità di attraversare lo spettacolo in tutte le sue declinazioni e nel modo più professionale che ci possa essere, questo è stato ed è Johnny Dorelli, artista di razza ed unico nel suo genere, showman di talento che compie incredibilmente 80 anni.



Sì, incredibilmente, perché di lui si ha sempre quell’immagine di irresistibile eterno ragazzo, piacente e garbato con cui si è fatto conoscere, che canta, recita e ammicca sornione dal palcoscenico, regalando emozioni, sorrisi e tanto divertimento spensierato e mai volgare.



Ma gli anni sono proprio 80, e a pensarci bene ci stanno tutti perché Dorelli è da sempre un personaggio amato e applaudito dal pubblico, uno dei pochi a vantare una lunga e fortunata carriera iniziata da giovanissimo negli Stati Uniti.


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Figlio d'arte, ha trascorre infatti l'infanzia a New York, dove suo padre Aurelio Guidi, cantante lirico con lo pseudonimo di Nino D'Aurelio, si era trasferito dalla natia Meda per lavoro. Lì, studia il pianoforte alla High School of Music and Art e si fa notare in concorsi televisivi per giovani talenti, dove si esibisce con il nome d'arte di Johnny Dorelli (il cognome nasce dalla storpiatura che facevano gli americani di D'Aurelio, il nome d’arte del padre). Quando nel 1955 non ancora ventenne ritorna in Italia, Teddy Reno lo prende nella sua etichetta, la CGD, e gli fa incidere cover di brani in lingua inglese.



I primi successi arrivano subito. Il più clamoroso è il primo, ed arriva a sorpresa nel ‘58 con il boom a Sanremo insieme a Domenico Modugno con un brano che farà il giro del mondo: “Nel blu dipinto di blu” (“Volare”). Un exploit che si ripeterà sempre in coppia l’anno successivo al festival, con la vittoria di “Piove” (“Ciao, ciao bambina”), due canzoni ovviamente fortemente identificate con l’interpretazione carismatica del suo autore, il Mimmo nazionale, ma che daranno anche al “giovane Dorelli”, una notevole notorietà di riflesso.


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Il suo caratteristico timbro suadente del resto, quella voce sensuale che accarezza i pezzi che esegue, faranno di Dorelli uno dei più noti crooner del Belpaese, “cantanti confidenziali” come venivano chiamati all’epoca, artisti di particolare talento come il capostipite Teddy Reno e i vari Nicola Arigliano, Bruno Martino, Emilio Pericoli e Fred Bongusto.



“Love in Portofino”, “Julia”, “Montecarlo”,“Meravigliose labbra”, “Lettera a Pinocchio”, “Probabilmente”, “Al buio sto sognando”, “Arriva la bomba” alcune delle sue hit più famose degli anni a cavallo dei Cinquanta con i Sessanta, sino ai grandi successi di vendita come “L’immensità” e “Solo più che mai, cover di “Strangers in the night” che gli valse il soprannome di Frank Sinatra italiano e “Parla più piano, a cui si aggiungono le otto partecipazioni complessive a Sanremo, manifestazione che ha anche presentato nel 1990 con Gabriella Carlucci (l’anno della vittoria dei Pooh con “Uomini soli”).


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Sì perché il neo ottantenne è stato anche un “bravo presentatore” per dirla alla Frassica, che è passato da una conduzione all’altra di programmi rimasti nella storia della Tv, quella elegante e ben fatta che incollava milioni di spettatori davanti al piccolo schermo. Ci riferiamo ai varietà “Johhny sera” e Johnny 7” dove tra l’altro lanciò il mitico Dorellik, versione parodistica di Diabolik, e a quelli successivi come “Canzonissima” presentata insieme a Vianello e le Kessler, “Premiatissima” su Canale 5 e “Fantastico” di nuovo in Rai che ancora si ricordano. E che dire della conduzione di “Gran varietà” il famosissimo show radiofonico della domenica mattina firmato da Amurri, Jurgens e Verde che andò avanti per ben sedici anni fino al 1979. Un successo enorme.



La sua grande popolarità conquistata con merito ha reso pubblici anche gli amori che ha vissuto con le attrici Lauretta Masiero, grande protagonista della Rivista di Macario e Dapporto, da cui è nato Gianluca Guidi anche lui cantante e attore teatrale, Catherine Spaak con cui ha avuto il figlio Gabriele e Gloria Guida conosciuta sul palcoscenico del Sistina per la commedia musicale “Accendiamo la lampada”, da cui è nata Guendalina.



L’incontro con la Spaak, con la quale incise anche alcuni dischi arrivati in classifica come “Una serata insieme a te” e “Non m’innamoro più”, avviene invece nel fatidico ’68. Lui interpretava la parte del conte Danilo nell'adattamento tv de “La vedova allegra” curato da Giuseppe Patroni Griffi e diretto da Antonello Falqui. La protagonista femminile doveva essere Mina, ma le trattative con la cantante non andarono a buon fine e il ruolo della vedova dell’operetta venne affidato a Catherine Spaak che poi diventerà sua moglie per la gioia dei settimanali di gossip e cronache rosa.


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Un susseguirsi di trionfi nel mondo della musica quindi ma anche alla radio, in televisione, in teatro, indimenticabile il suo "Aggiungi un posto a tavola" di Garinei e Giovannini che ha portato a lungo in tournèe, ed al cinema che come dicevamo, ne fanno un personaggio unico nello spettacolo. Negli anni '70 e '80 Johnny infatti è protagonista di innumerevoli commedie all’italiana che hanno dipinto una stagione spensierata del costume a cui si sono aggiunti successivamente film di diverso spessore dove è riuscito a tratteggiare anche ruoli più impegnativi e drammatici ad ulteriore conferma della sua versatilità e soprattutto grande professionalità.



Basti citare pellicole come “Pane e cioccolata" di Franco Brusati con Nino Manfredi, "Il mostro" thriller di Luigi Zampa con Sydney Rome e musiche di Ennio Morricone, "Spogliamoci così, senza pudor" con Enrico Montesano e Barbara Bouchet, "Amori miei" di Steno con Monica Vitti. E ancora "Il cappotto di Astrakan" tratto dal romanzo di Piero Chiara, "Mi faccio la barca" di Sergio Corbucci con Laura Antonelli, "Sesso e volentieri" di Dino Risi con Gloria Guida, "State buoni se potete" di Luigi Magni ispirato alla figura di Don Bosco, “Il muro di gomma” di Marco Risi “Quando arrivano le ragazze” di Pupi Avati e gli apprezzati sceneggiati televisivi “Cuore” realizzato da Comencini dove interpreta il maestro Perboni e “La coscienza di Zeno” diretto da Sandro Bolchi.



Dorelli è stato un artista unico e sempre professionale come dimostra la sua lunga e intensa carriera, un personaggio dello spettacolo che non ha mai deluso il pubblico, ecco perchè anche se si è ritirato dalle scene da tempo per dedicarsi alle produzioni musicali e agli affetti familiari, è rimasto nel cuore di più di una generazione. Allora auguri Johnny per i tuoi 80 anni di successi. Aggiungi un posto a tavola per i festeggiamenti, c’è il tuo pubblico che ti applaude.