David Bowie, un anno dopo

Mostre, film, libri raccontano il genio del Duca bianco. Un artista unico che ha segnato la storia del rock. L’ultimo video uscito per i suoi 70 anni

GdS 10 gennaio 2017
[b]di Francesco Troncarelli [/b]



E’ passato un anno dalla scomparsa di David Bowie, un annus horribilis per il mondo dello spettacolo come è stato definito, in considerazione dei tanti addii ad artisti di grande spessore che si sono registrati. Una sequenza tristissima che ha impoverito la cultura e la musica, iniziata proprio con lui, l’uomo che cadde sulla terra, rockstar autentica, una delle icone più note della seconda metà del Novecento.



Se ne è andato il 10 gennaio di un anno fa a New York, due giorni dopo aver compiuto 69 anni e l'uscita di "Blackstar", un album sconvolgente, il 28esimo della sua carriera, che si è rivelato un testamento sonoro destinato a restare a lungo nella memoria e in cui anche attraverso i video, con una regia insolita e al tempo stesso drammatica, annunciava praticamente la sua morte, in un modo certamente inquietante e terribilmente reale, per rendere il legame tra arte e vita.



Soprannominato il Duca bianco, Bowie è stato un vero e proprio personaggio della musica internazionale, un artista di razza che con la sua produzione sempre di altissima qualità, ha attraversato più di cinquant'anni di suono modificandosi sempre, capace di attingere per i suoi lavori da generi diversi e riuscendo a contaminarli sapientemente.



E’ passato dal folk acustico all'elettronica, dal glam rock al soul diventando un modello di riferimento per più di una generazione di artisti. Camaleontico nel vero senso del termine, nel corso della carriera infatti ha reinventato il suo stile e anche la sua immagine, creando alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e White Duke (il “Duca Bianco” appunto).



Istrionico, teatrale, divo irraggiungibile, con quel fisico androgino e i suoi atteggiamenti ispirati alla riservatezza e al mistero, comunicativo anche nel suo silenzio, è stato un artista di una categoria superiore alla media in tutti i sensi.



Un gigante della musica, uno degli artisti più carismatici e completi della scena internazionale, ecco perché se ne sente così tanto la mancanza, ecco perché un anno dopo la sua morte sono state organizzate in tutto il mondo iniziative multimediali, proiezioni cinematografiche e¬ pubblicazioni di monografie e libri su di lui.



Dopo le grandi mostre di Londra e Bologna, è stata la televisione ad occuparsi del suo mito. DA noi Sky Arte lo ha ricordato per esempio con la prima visione tv del documentario diretto da Sonia Anderson “Bowie - The Man who changed the world” che raccoglie interviste al cantante, ai suoi amici, ai suoi collaboratori, filmati dei suoi live storici e immagini di archivio.



Oggi invece è la volta di VH1, l’emittente musicale che ha sostituito Mtv sul canale 67 del digitale terrestre, che a partire dalle 19 gli dedicherà la sua programmazione con in prima visione assoluta alle 21 l’opera diretta da Francis Whately "David Bowie - The Last Five Years", prodotta dalla BBC.



Questo docufilm esplora gli ultimi anni dell’artista a New York, durante i quali Bowie scrisse e pubblicò The Next Day, l'ultimo capolavoro “Blackstar” e il musical “Lazarus”. A seguire sarà trasmesso "L'uomo che cadde sulla terra" di Nicolas Roeg con Bowie nei panni dell'alieno umanoide Thomas Jerome Newton e "Jazzin For Blue Jean", il mini film di Julian Temple dedicato a "Blue Jean".



In libreria poi è arrivato "Bowie", un libro saggio di Simon Critchley, filosofo esperto di Heidegger ma anche accanito appassionato dell’artista inglese, che analizza in modo non sistematico la sua opera nel corso degli anni, con un approccio insolito perchè mette in luce la natura del legame che tiene unito il fan al suo idolo. Giovedì sarà la volta di “Rebels”, ovvero il Duca bianco in sei ritratti d’autore tra i quali anche Franco Battiato e Carlo Verdone.



Adesso, a un anno esatto di distanza dall’ultimo album capolavoro e in occasione di quello che sarebbe stato il settantesimo compleanno di Bowie, è stato inoltre diffuso un EP di quattro brani tratti dalla colonna sonora di “Lazarus”, lo spettacolo teatrale ideato da Bowie prima della morte, insieme a un nuovo video che accompagna il brano “No Plan”, una ballad dai toni crepuscolari sottolineati dal suono di un sax.


Si tratta di pezzi che sino ad oggi erano stati diffusi solo sul disco della colonna sonora (“Killing a Little Time” e “When I Met You”, a cui si aggiunge “Lazarus”, che era già contenuta in “Blackstar”), e che costituiscono l’ultima testimonianza delle sessioni di registrazione effettuate da Bowie negli ultimi giorni trascorsi in studio.


Nella clip diretta dal regista Tom Hingston, si vedono alcuni televisori nella vetrina di un negozio di elettronica che trasmettono il testo della canzone, mentre alcune persone che vanno via via aumentando, si radunano per leggere dalla strada quelle righe. Una scena carica di suggestione che si conclude con l’apparizione finale di una fotografia di Bowie su uno dei monitor in esposizione. L’ultima foto di un mito destinato a divenire immortale.