Franceschini su Twitter blinda casa e beni di Lucio Dalla

Un post del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo conferma il vincolo sull'abitazione del cantante, piena di opere di grande valore

Franceschini su Twitter blinda casa e beni di Lucio Dalla
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12 Ottobre 2014 - 17.28


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Attraverso un post su Twitter, il ministro Dario Franceschini ha confermato la decisione di vincolare l’abitazione di Lucio Dalla, una casa piena di opere d’arte, arredi antichi, foto e oggetti significativi, al piano nobile del palazzo che il cantautore abitava nella centralissima via D’Azeglio a Bologna.
Già avviati i contatti tra la Direzione regionale dei Beni culturali e la Fondazione Lucio Dalla, preoccupata che la procedura per esaminare i pezzi uno per uno possa bloccare l’apertura della Casa Museo, pensata per marzo 2015, sottolinea la presidente Donatella Grazia: «Sembra che siano preoccupati che noi possiamo disperdere qualcosa, quando la Fondazione nasce proprio per preservare e valorizzare il patrimonio di Lucio. La misura lascerebbe pensare che noi ci stiamo comportando in maniera non consona, ma non è così. Anzi, l’avvio della procedura ha fermato il progetto di apertura della Casa Museo». Tra i problemi sul tappeto, anche l’asta di parte dei beni appartenuti al cantautore, ma la presidente Grazia precisa che «non è mai stato in vendita nè messo all’asta il piano nobile, ma solo le mansarde, che non c’entrano con il grande appartamento pieno di opere d’arte abitato da Lucio».




Arrivano rassicurazioni dall’architetto Carla Di Francesco, responsabile della Direzione regionale di Beni culturali, che conosceva il cantautore ed è stata anche sua ospite nel grande appartamento: «La dichiarazione di interesse culturale per la casa di Lucio Dalla non è un provvedimento punitivo, è un atto dovuto del tutto indipendente. Il vincolo sarebbe stato avviato già due anni fa se i funzionari delle soprintendenze non fossero stati impegnati nelle verifiche post-terremoto in Emilia». Anzi, con la Fondazione costituita dai cugini-eredi di Dalla «non potremo che andare nella stessa direzione di tutela. L’importante – sottolinea – è che con pazienza e insieme, i miei funzionari e loro, si mettano al lavoro catalogando ogni oggetto. Alcuni potranno non essere significativi per il vincolo e, quindi, anche avviati alla vendita, ma quelli vincolati dovranno restare a descrivere la casa e l’artista che l’abitava. Conterei, se la collaborazione sarà proficua, di poter chiudere il vincolo per la fine dell’anno». In tempo dunque per l’ipotizzata apertura della Casa Museo in marzo. L’architetto sgombra il campo anche dal termine ‘collezionè apparso nel tweet del ministro («Avviata la procedura per il vincolo sulla collezione di Lucio Dalla. Un patrimonio da non disperdere ma da conservare e valorizzare») e che preoccupava la Fondazione per l’ipotesi di vincolo generale sulla casa.



È stato usato solo per la brevità richiesta dai 140 caratteri del tweet, ma «l’insieme di oggetti, opere e ricordi di Lucio Dalla non può configurarsi come una ‘collezionè. Il vincolo – precisa Di Francesco – vuole tutelare l’appartamento e cosa rappresentava per l’artista, con gli oggetti più significativi e a volte una fotografia lo è più di un’opera. Ricordo ad esempio una foto con la mamma da giovane e il rilievo che Lucio le dava quando la mostrava». In ogni modo, dopo un primo incontro preliminare, la procedura di vincolo prosegue: «Abbiamo un incontro in soprintendenza il 17 ottobre – sottolinea la presidente della Fondazione – e chiariremo il punto».




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