Pokemon Go aiuta gli autistici?

Secondo qualcuno, stimola i ragazzi ad uscire di casa. Non tutti, però, la pensano così

GdS 20 luglio 2016
Il fenomeno è in “aumento”, la moda impazza: Pokemon Go è sbarcato in Italia da pochi giorni e già fa parlar tanto di sé. Nei paesi in cui circola da qualche mese, è quasi emergenza: la app che trasforma la realtà in videogioco rischia di “distrarre” pedoni e automobilisti, aumentando il numero di incidenti stradali e reati, come ha recentemente messo in guardia la polizia di New York. Trasformare la città in un grande videogioco, insomma, può essere socialmente pericoloso. Ma non mancano, sostiene qualcuno, le possibili ricadute positive. Per le persone con autismo, per esempio, la “realtà aumentata” può essere una risorsa.

È quanto sostien Elizabeth W. Barnes, mamma di un ragazzo autistico di 11 anni, nel suo blog “Autism mom”. In un post di qualche giorno fa, spiega il funzionamento e le caratteristiche della app, che ha letteralmente “tirato fuori da casa” suo figlio. “Il ragazzo che fantasticava di trascorrere tutta l’estate davanti al computer, è volontariamente uscito per andare a spasso”, riferisce. La “caccia ai Pokemon”, che la app inserisce sul cammino percorso dal giocatore, a quanto pare stimola il ragazzo autistico a uscire di casa e calarsi nella realtà, per quanto aumentata e virtuale essa sia. Naturalmente, riferisce ancora Elizabeth, “io cammino insieme a lui per impedire che si faccia male mentre gioca”. Ma gli effetti positivi superano quelli “collaterali”, visto che il ragazzo “ha mostrato chiaramente di divertirsi. E la sua disponibilità a uscire di casa è stata una grande conquista. E per me un ottimo affare”.


Anche secondo l’infermiere psichiatrico olandese Lex Brewer, Pokemon Go “aiuta gli autistici”: “un mio paziente ha camminato 33 chilometri in pochi giorni!”, riferisce sorpreso sul sito dell’istituto Parnassia Group, dove racconta che la app rende più facile, per alcune persone con autismo, uscire di casa e scendere in strada. “ma può portare anche situazioni di pericolo – precisa l’infermiere – rendendo gli autistici ancora più distratti. E’ quindi necessario – raccomanda Brewer – che i genitori valutino attentamente se il gioco sia adatto al proprio figlio”.

Smorza ogni entusiasmo Gianluca Nicoletti, che sul sito Pernoiautistici oggi passa in rassegna i pareri entusiastici sulla capacità terapeutica di Pokemon Go: “ci mancava davvero una nuova fanta terapia – commenta -, ma conviene riderci su, almeno prima che questa voce si diffonda e si trasformi in un’ulteriore occasione di marketing virale per il giochino che sta facendo impazzire l’umanità”. (cl)