Finalmente in italiano una raccolta di Fran Lebowitz, la scrittrice che odia scrivere (e non solo quello)

Riscoperta in Italia grazie al documentario su Netflix diretto da Martin Scorsese, Fran Lebowitz arriva in Italia con ‘La Vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire’

Fran Lebowitz

Fran Lebowitz

Giuseppe Cassarà 27 maggio 2021

Se c’è una cosa che a Fran Lebowitz riesce bene, quella è odiare. Ma attenzione, non l’odio bavoso e ringhiante cancro dei nostri tempi, no, un odio diverso, più sottile, riservato, non nocivo. Un odio, potremmo dire, inevitabile se ti trasferisci a New York a 19 anni, con 200 dollari in tasca e l’idea in testa di non voler lavorare mai, perché è una cosa che odi. E odiare il lavoro a New York è da pazzi, o da Fran Lebowitz.

In Italia, Lebowitz è stata riscoperta quest’anno grazie a Netflix e ‘Pretend it’s a City’, il documentario che Martin Scorsese, amico e sincero ammiratore della scrittrice che odia scrivere, le ha dedicato su Netflix. E adesso, per la prima volta nel nostro paese, è stato tradotta una raccolta di suoi testi, ‘La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire’ (traduzione a cura di Giulio D’Antona).

Una raccolta di Fran Lebowitz è cosa rara, perché non scrive un libro dal 1994. E non certo perché non avrebbe successo: il suo primo libro, Metropolitan, ha venduto 86mila copie. Non male, per un’opera prima.

Fran Lebowizt, come si vede anche nel documentario, con New York ha un rapporto quasi carnale. Una vera e propria relazione, che forse solo chi si è trasferito in una città che non è la propria può capire: oscillare tra l’odio profondo e l’amore viscerale è ciò che si fa con la città che abbiamo scelto, non quella in cui si è nati. Mentre, insieme a Scorsese (anche lui newyorkese di razza), passeggia su un modellino in scala della metropoli più famosa al mondo, Lebowitz commenta tutto. Prima di tutto, le persone. ‘Pretend it’s a City’ è una frase che pronuncia lei stessa e dà forma a un pensiero che tanti, ogni giorno, avvinghiati gli uni agli altri nelle metropolitane super affollate, imprecando nel traffico o inveendo contro sconosciuti che bloccano la strada, hanno fatto: “fa finta che sia una città. Fa finta, per un solo istante, che ci siano altre persone oltre te. Che non puoi fare quello che vuoi. Che qui ci vive altra gente e non è il cortile di casa tua”.

Caustica, nervosa ma precisa, tagliente e ironica, Fran Lebowitz non fa sconti a nessuno, tranne forse a sé stessa. E forse il suo sguardo così lucido di cui abbiamo un disperato bisogno può derivare solo da un’altissima considerazione di sé. Solo pensando di essere migliori, pensando di avere sempre, metodicamente ragione, si può avere la faccia tosta per criticare tutto, per abbattere tutto, per non farsi mai andare bene nulla. E poi, ovviamente, serve il talento. Quello che “o ce l’hai o non ce l’hai, non è una cosa che si impara” come dice la stessa Lebowitz, che al di là degli studi obbligatori non è mai andata. E lei il talento ce l’ha, quello di prendere prima di tutto la vita come una gigantesca barzelletta, e saperne ridere.