“Specchi infiniti”: l’affascinante evoluzione dei media in Italia dal dopoguerra ad oggi, tra storia e immaginario

La recensione di un notevole studio di Andrea Sangiovanni apparso di recente per l’editore Donzelli

Andrea Sangiovanni

Andrea Sangiovanni

Giuseppe Costigliola 19 aprile 2021

Dalle prime pitture rupestri a Internet, a un futuro ormai prossimo di realtà virtuale e intelligenza artificiale, l’universo mediatico ha rivestito un ruolo sempre più fondamentale nel lungo percorso dell’umanità. Considerato come processo storico, esso ha assunto una centralità crescente, invadendo ogni aspetto privato e collettivo dell’esistenza: dalla sfera politica, all’informazione, all’intrattenimento, alle relazioni familiari e comunitarie, all’immaginario, che permea e sussume in sé ogni campo del reale. Studiare i vari mezzi che ne compongono l’eterogenea galassia – radio, televisione, cinema, stampa, fotoromanzo, fumetto, social network e i nuovi supporti digitali – e l’impatto che essi hanno sull’individuo e sulle comunità significa scandagliare il funzionamento degli aggregati sociali, scoprirne e analizzarne le strutture profonde, ricostruirne i meccanismi che li determinano. È quel che si propone lo studioso Andrea Sangiovanni, con un notevole studio apparso di recente per l’editore Donzelli: Specchi infiniti. Storia dei media in Italia dal dopoguerra ad oggi (pp. 521, € 30).

L’autore, docente di storia contemporanea, storia dei media e Public History, parte da un ben condivisibile assunto: siamo talmente immersi nel flusso dei media da considerarlo come un ambiente “naturale”, dimenticandoci che essi sono prodotti culturali complessi, nei quali la dimensione tecnologica e narrativa, la sfera sociale e politica, gli aspetti economici e istituzionali si integrano e si sostengono a vicenda. Per esplicitare questo concetto, nel 1969 in un’intervista alla rivista Playboy il massmediologo Marshall McLuhan raccontò una storiella. Due giovani pesci ne incrociano uno più anziano, che li saluta così: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua oggi?” I due non rispondono, continuano a nuotare e dopo un po’ uno chiede all’altro: “Ma… che cos’è l’acqua?”

La battuta descrive icasticamente il rapporto che intratteniamo coi media, la cui dimensione, sempre più pervasiva e ridondante, ha ormai egemonizzato l’immaginario collettivo, rendendo quanto mai labili e indefinibili i confini tra sfera pubblica, privata e mediale: proprio come quei giovani pesci, non ci rendiamo più conto di quanto essi influenzino – e indirizzino – le nostre vite.

Sangiovanni si propone quindi di raccontare la storia dei media in Italia, nell’arco temporale che va dal finire del secondo conflitto mondiale ai giorni nostri, in modo sistemico, con un approccio che egli definisce “olistico”, ovvero “guardando contemporaneamente alle molte, possibili storie dei media: tecnologica e politica, istituzionale e sociale, senza trascurare naturalmente i loro linguaggi e la loro dimensione simbolica”. Il risultato è un’analisi “plurale”, per i soggetti indagati, le interrelazioni tra i vari mezzi di comunicazione e la molteplicità dei punti di vista.

L’approccio privilegia dunque il rapporto tra media e società, analizzandone le influenze reciproche, un campo di ricerca generalmente trascurato dagli studi storici, che si rivela estremamente fecondo per illuminare quegli aspetti del passato che la storiografia politica, sociale ed economica tende a trascurare, in particolare i processi sociali e culturali che creano gli immaginari collettivi e le interazioni tra esseri umani. Dunque, storia dei media come storia delle culture e delle mentalità diffuse, quelle dominanti come quelle underground, quest’ultime molto utili per mettere a fuoco il mondo giovanile.

Attraverso lo studio dell’editoria (libri, quotidiani, periodici, fotoromanzi, fumetti), della radiofonia e della televisione, dell’industria cinematografica e discografica, dei computer e delle reti informatiche, si ripercorre la rinascita dell’Italia dopo la devastazione bellica, le tappe fondamentali della rivoluzione neorealista e della comparsa della televisione, tra novità ed elementi di continuità con l’esperienza fascista. Quindi si analizzano le profonde mutazioni prodottesi negli anni Sessanta, tra affermazione della cultura di massa e l’emergere di elementi controculturali, le esperienze d’avanguardia degli anni Settanta, sino ai mutamenti degli anni Ottanta e Novanta, quando all’imperio della televisione si affiancano nuovi media, prodromi di un profondo mutamento linguistico, culturale ed esistenziale che esploderà con il nuovo millennio, ma le cui radici affondano nei processi che hanno caratterizzato il sistema mediatico dei decenni precedenti.

Ogni capitolo è introdotto da una mappa cronologica che aiuta a seguire il contemporaneo svilupparsi dei diversi segmenti del sistema mediale attraverso gli anni. Anche il lettore meno avvertito potrà seguire il filo rosso che lega la generazione dei nostri padri e nonni con l’oggi, e in modo tutt’altro che noioso, sia perché si parla di temi che in un modo o nell’altro interessano tutti – musica, cinema, televisione, fumetto, fenomeni mediatici molto noti –, sia perché l’argomento è reso in modo chiaro e comprensibile. Gli appassionati della materia e gli intellettualmente curiosi si specchieranno con grande godimento nelle infinite rifrazioni emananti da questo volume, che si rivela un utilissimo strumento di riflessione su dinamiche che tendiamo a dare per scontate, nonché autentica miniera d’informazioni e di risposte a domande che non si sapeva di voler formulare