Gli anni della Dolce Vita ritratti da grandi fotografi: una mostra al museo Arturo Ghergo di Montefano

Gli scatti proposti all’attenzione dei visitatori seguono un doppio filo narrativo: il primo, dal titolo La Dolce Vita, racconta Roma e soprattutto Cinecittà, il secondo i cambiamenti della società italiana

Gli anni della Dolce Vita

Gli anni della Dolce Vita

Giuseppe Costigliola 10 maggio 2021

In questo difficile periodo di chiusura delle strutture museali, che a poco a poco – si spera – torneranno a essere fruibili da parte del pubblico, si segnala un’interessante mostra che documenta l’intensa attività fotografica svolta in Italia tra la fine degli anni Cinquanta e il 1968: Gli Anni della Dolce Vita, allestita presso ilMuseo Ghergo di Piazza Bracaccini a Montefano, in provincia di Macerata, ideata e realizzata dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e curata da Fulvio Merlak, Claudio Pastrone e Giorgio Tani.

L’esposizione raccoglie 66 fotografie in bianco e nero scattate da alcuni tra i maggiori fotografi italiani nel periodo di maggior fulgore dell’industria cinematografica italiana e della mondanità che ne accompagnò i protagonisti, da Marcello Mastroianni a Sophia Loren, da Anita Ekberg a Federico Fellini.  

Gli scatti proposti all’attenzione dei visitatori seguono un doppio filo narrativo: il primo, dal titolo La Dolce Vita, racconta Roma e soprattutto Cinecittà, dove tanti divi, nostrani e stranieri, approdarono con successo, assurgendo al rango di vere e proprie icone dell’immaginario collettivo, in un contesto che vide nascere la figura del “paparazzo” immortalato nel capolavoro felliniano. Il secondo itinerario affronta invece, in parallelo, i cambiamenti epocali della società italiana fino alle soglie dei turbolenti anni Settanta, dal boom economico all’atavica arretratezza di certe aree del Mezzogiorno, il tutto testimoniato da una narrazione di grande impatto per la memoria nazionale che rivive attraverso il dato visivo. Non a caso l’iniziativa si colloca sotto l’egida di un grandefotografo, quel raffinato artefice di miti che fu Arturo Ghergo, cui è intitolato il museo che ospita la mostra.

Nato nel 1901 proprio a Montefano, Ghergo si trasferì nel 1929 a Roma, dove aprì uno studio fotografico nella centralissima via Condotti, iniziando una carriera che lo vide specializzarsi nell’arte del ritratto, rigorosamente in formato 18x24, elaborata con una tecnica concettuale basata sull’uso sapiente della luce e delle pose, vero e proprio mezzo espressivo dall’alta valenza simbolica. Ecco così le immagini patinate che furono il suo marchio di fabbrica, contrassegnato da un ricercato distanziamento fra il soggetto effigiato, assurto a icona, e i “comuni mortali”, inevitabilmente ammaliati da quella sorta di mistico incanto. Avvalendosi non solo del classico armamentario del fotografo, ma intervenendo in fase di sviluppo della pellicola con ritocchi manuali che anticipano di decenni il disinvolto e inflazionato impiego del Photoshop, Ghergo divenne in breve tempo il ritrattista più gettonato della capitale e non solo, in un’epoca in cui l’industria cinematografica conosceva una formidabile espansione, e divi e divetti si affidavano alla sua abilità per vedersi valorizzati e per così dire trasfigurati. Nell’atelier di via Condotti sfileranno attori e attrici come Alida Valli, Marina Berti, Assia Noris, Maria Denis, Valentina Cortese, Clara Calamai, Paola Barbara, Amedeo Nazzari, Massimo Girotti, e, nel dopoguerra e fino a tutti gli anni Cinquanta, Sophia Loren, Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Vittorio Gassman. Insomma, il gotha del cinema italiano.

Oltre al mondo dello spettacolo, anche personaggi della politica, della cultura e dell’alta società apprezzarono la geniale creatività artistica di Ghergo per affermarsi come modello di stile, proprio mentre la moda cominciava a proporsi come idea di status symbololtre che fiorente attività imprenditoriale. Nomi altisonanti del “gran mondo” ambiranno dunque a essere raffigurati da Ghergo, e tra loro una giovanissima Marella Caracciolo, non ancora signora Agnelli, Consuelo Crespi, Mary Colonna, Josè del Drago, Irene Galitzine

Sarà la prematura scomparsa del grande fotografo, nel 1959, a mettere fine alla sua feconda inventiva intessuta di eleganza, ma la sua cifra stilistica, i suoi ritratti inneggianti a una bellezza non necessariamente naturale, ma frutto della visionarietà dell’artefice, sono rimaste come un paradigma insuperato malgrado il mutare delle mode e l’avvento di nuove e impensabili tecniche fotografiche. Icone immaginifiche che ancora oggi ci parlano di una forma ideale, quasi filosofica, nella resa della realtà materiale di volti e sguardi, specchio di un’armonia sempre inseguita e infine raggiunta con semplicità solo apparente.

Per celebrare e divulgare l’opera di questo artista della pellicola, è nata l’Associazione Effetto Ghergo, sulla cui pagina Facebook, è disponibile una preview della mostra di Montefano, che sarà aperta al pubblico non appena le disposizioni ministeriali anti-Covid lo permetteranno.