‘Obbligo o Verità’: la Milano erotica di Marilù S. Manzini

Capitolo finale della sua ‘trilogia erotica’, iniziata con ‘Io non chiedo permesso’ e ‘Il quaderno nero dell’amore’, con questo audiolibro Marilù S. Manzini fa la sua dichiarazione d'amore a Milano

Marilù S. Manzini

Marilù S. Manzini

Giuseppe Cassarà 11 agosto 2020

Giuseppe Cassarà 

Marilù S. Manzini è profondamente innamorata di Milano, dove vive da 16 anni. E questo amore traspare dalle pagine del suo “Obbligo o Verità (?)”, edito in formato audiolibro da Europictures e disponibile su Storytel e Streetlib.

Capitolo finale della sua ‘trilogia erotica’, iniziata con ‘Io non chiedo permesso’ e ‘Il quaderno nero dell’amore’ (di cui uscirà anche il film, al cinema nel 2021 e su tutte le piattaforme a partire già da ottobre), anche in questo caso protagonista è un giovane, Andrea, alla ricerca di emozioni e sensazioni sempre più spinte che solo il sesso e la droga possono offrirgli. Nel corso della sua ricerca incontra Marghe, alias ‘Ciliegia’, sua musa ispiratrice e compagna di sempre più folli acrobazie erotiche.

 

La vera protagonista del libro sembra essere la Milano di inizio millennio. È così?

 Per me questo libro è una dichiarazione d’amore a Milano: non sono nata qui, ma è la mia città da 16 anni e rimango sempre dolcemente sorpresa dalla poesia che può esserci in questa città, che forse da fuori non viene percepita. Questa è una storia che poteva svolgersi solo qui, in questa città sempre viva, sempre in movimento. Specie all’inizio degli anni 2000, quando Andrea, 25enne, comincia a muoversi, vivendo il suo sogno edonistico, sempre pieno di donne, di sesso, di droga. Ma poi succede qualcosa, che lo cambierà per sempre.

L’incontro con Marghe?

Sì, ma non solo: alla fine del romanzo Andrea è profondamente cambiato, anche a causa dell’incontro con la malattia, con l’HIV, che devasterà la sua vita. Ma non voglio che si pensi che io giudico i miei personaggi, che la malattia sia una sorta di ‘punizione’: non è così. Racconto i fatti, senza dare giudizi. Ed è un fatto che c’è poca consapevolezza su questa malattia, in molti ancora pensano che sia un male che affligge solo gli omosessuali.

Come mai questo titolo, ‘Obbligo o Verità’?

 Una mia cifra stilistica è quella di partire sempre da un gioco: era così nei primi due libri di questa trilogia, come anche in ogni cosa che faccio. Per me l’arte è sempre un po’ gioco, quando scrivo o dipingo mi diverto. Volevo trovare una cifra stilistica che mi appartenesse, e penso di esserci riuscita.

Anche in questo caso, obbligo-verità è il gioco che Andrea propone a Margherita: stiamo chiusi in casa per un mese (che ironia, a pensarci adesso, dopo la pandemia) e facciamoci delle domande. Un gioco erotico, ovviamente, che diventa psicologico. La cosa che mi ha divertito è stata anche inserire cose che nessuno ha mai fatto prima, come inserire i suoni, i rumori. Per questo, consiglio di ascoltare il romanzo da soli. Ci sono anche i suoni più ‘erotici’ diciamo, se si ascoltasse in treno o in pubblico qualcuno potrebbe equivocare. Ma anche questo fa parte del gioco, un modo per entrare meglio nella storia.