Il comico Dado racconta: "Sono stato pestato dallo stalker di mia figlia"

Gabriele Pellegrini ha deciso di rendere pubblica la sua disavventura. La figlia di 14 anni era perseguitata dal suo ex di 17 che si è rivelato ossessivo e violento

Dado, nome d'arte di Gabriele Pellegrini

Dado, nome d'arte di Gabriele Pellegrini

GdS 14 aprile 2019

Brutta storia di ordinaria violenza. Sì, ordinaria. Perché essere arroganti e maneschi è una virtù: un pugno in faccia preso sotto casa gli ha rotto il naso, trenta giorni di prognosi e una denuncia ai carabinieri: è l'epilogo di una lunga storia di bullismo che ha come vittime una ragazzina 14enne e suo padre, il comico Dado (vero nome Gabriele Pellegrini), pestato dallo stalker di sua figlia. "Spero che raccontare questa vicenda possa evitarne il ripetersi - racconta in un'intervista a la Repubblica - E vorrei che si insegnasse ai ragazzi l'educazione, così rara di questi tempi".


La figlia, Alice, da ottobre scorso aveva una storia col "classico bello e dannato della scuola", un 17enne. "Nei giorni in cui si lasciavano - racconta Dado - arrivavano da lui messaggi sui social e in chat, minacce, offese. Mia figlia veniva trattata come una donna di strada, ed è andata sempre peggio: una volta io mi sono ritrovato con la gomma della macchina bucata, Alice con gli occhiali da sole spaccati nel cortile della scuola. Gli insulti che le sono stati rivolti anche sui social erano davvero pesanti e volgari".


E così aveva preso tutte le precauzioni del caso: era andato a parlare con la famiglia del ragazzo, poi dalla preside della scuola, che lo aveva sospeso con obbligo di frequenza, infine aveva consultato un avvocato e le forze dell' ordine. Tutti tentativi inutili, visto l'epilogo dello scorso sabato. "Io e lei (la figlia, ndr) eravamo al cinema, vicino a casa, all'Eur. Le è arrivato un messaggio di lui: "Vengo a riportarti tutti i tuoi regali". Alice ha risposto: "Per me puoi bruciarli". Una serie di Whatsapp e poi il ritorno a casa. Alice è rimasta in strada a giocare con i suoi amici, io e mia moglie guardavamo la televisione, poi abbiamo sentito insulti urlati. Ci siamo affacciati e abbiamo riconosciuto la minicar del ragazzo. Abbiamo detto ad Alice di salire a casa e a lui di andarsene. La sua risposta a me è stata: "Scendi che te meno".


"Ho chiamato la polizia mentre andavo in strada - racconta - e quando lui ha visto che stavo fotografando la targa della macchinina, è partito in retromarcia e ha tentato di investirmi. Mi sono spostato, lui è ripartito e a quel punto mi ha dato il pugno, direttamente dal volante". Così, non ha resistito più, e ha deciso di rendere pubblica la sua storia: "Mi sono fotografato subito dopo il pugno e ho denunciato quel ragazzo. Spero che raccontare questa vicenda possa evitarne il ripetersi".