Selvaggia Lucarelli fa a pezzi Rolling Stone: è più democratico Erdogan

L'iniziativa contro Salvini della rivista si trasforma in un boomerang. Vip chiamati in causa che però non hanno firmato l'appello. E l'ex direttrice del sito: da voi la copertina di sinistra proprio no

Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli

GdS 6 luglio 2018

Con un lungo post su Facebook, Selvaggia Lucarelli che per tre mesi ha diretto il sito della rivista, fa letteralmente a pezzi Rolling Stone. Una prece per quella che è stata molti anni fa se non una grande rivista almeno un marchio di fabbrica. 
Ecco cosa scrive la giornalista. 


Volevo trattenermi dal commentare ma chi tace è complice, quindi non taccio.

Grande rumore per la coraggiosissima, poppissima, impavidissima copertina di Rolling Stone "Noi non stiamo con Salvini" in cui viene fatto passare per appello un collage di pensieri contro Salvini di vari personaggi tra cui un Mentana che ha già smentito di aver aderito. Anzi, ha detto : vi avevo risposto NO e mi ci avete messo dentro. (e così anche altri firmatari a loro insaputa)

Ma vabbè.

Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia. 

Il motivo per cui dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni è proprio che di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c'è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. Non avevo mai visto un ambiente di lavoro così tossico, illiberale, ostile, scorretto.

 

Amici di Rolling.

Se fate una copertina di sinistra, parlando di libertà, accertatevi di praticare tutto ciò che vi rende così diversi da Salvini.

 

Nei tre mesi in cui ho provato a lavorare con voi, mi è stato impedito di realizzare un servizio su ticket one e la truffa del secondary ticketing per ragioni di convenienza, mi è stato proibito di far esprimere libere opinioni a giornalisti su dischi, attori e altro per ragioni di denaro o convenienza. 

E' venuto l'inpgi per controllare le posizioni lavorative dei giornalisti e diverse persone sono state fatte scappare giù in strada perchè avevano contratti da lavoratori esterni e erano gentilmente invitate a lavorare IN UFFICIO e da casa anche nel weekend.

 

Alla mia più diretta collaboratrice, che aveva un contratto da esterna ed era tutti i giorni in ufficio, a un certo punto è stato chiesto di non accompagnare più i figli a scuola e di presentarsi 30 minuti prima degli altri in redazione. 

L'editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti, al punto che, per rimanere in tema umanità, c'è più gente che negli ultimi anni è scappata da Rolling Stone che dalla Siria. 

E così via.

 

Io, di fronte a tutta questa mancanza di rispetto della libertà e del LAVORATORE, dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni. E all'editore ho detto e scritto tutto quello che avete letto fin qui. Gli altri sono rimasti lì (alcuni ben sollevati dalla mia fuga), qualcuno che da lì era scappato è pure tornato, ben sapendo chi sia l'editore e le condizioni di lavoro lì dentro. 

Ergo, DA VOI la copertina di sinistra proprio no.

 

Detesto Salvini, ma almeno lui è quello che è, senza doppia morale. E se ne ha una doppia, nel suo caso, quella nascosta non può che essere migliore di quella che mostra.