Diabolik, 55 anni da criminale: il ritratto dello spietato ladro attraverso mezzo secolo

Dagli anni Sessanta un successo intramontabile. E’ stato il primo fumetto tascabile. Due sorelle della Milano bene le sue autrici. Ora un libro ne celebra il mito

Diabolik

Diabolik

Francesco Troncarelli 3 novembre 2017

Il giorno dopo Halloween non poteva che essere la sua festa. Primo novembre 1962, nasce Diabolik, il “genio del male”, il primo fumetto noir italiano tuttora in attività, un personaggio che nel tempo si è dimostrato un delinquente vero anche nel successo. Ci ha messo più cinquant’anni infatti, cinquantacinque per l’esattezza, ma alla fine ha steso tutti i rivali che insidiavano il suo regno criminale.


Parafrasando lo slogan della Settimana Enigmistica (altro boom in edicola), è il criminale “che vanta oltre cento tentativi di imitazione”, tutti fatti fuori regolarmente però. I vari epigoni e concorrenti, maschili e femminili, come Kriminal e Satanik (creati dalla premiata ditta Magnus & Bunker), o come Sadik, Demoniak, Zakimort e compagnia bella, sono tutti spariti dalla scena, lasciandogli il campo libero.


L’”Assassino dai mille volti” infatti non si è lasciato intimorire, altra tempra di criminale, si è preso il tempo necessario e li ha stesi uno dopo l’altro restando alla fine solo lui. Il migliore, o il peggiore di tutti, fate voi.


Il personaggio si deve a due sorelle in vista della Milano bene, Angela e Luciana Giussani, in particolare alla prima, ex modella e testimonial delle saponette Lux e moglie dell’editore Gino Sansoni, che osservando tutti i giorni il via vai dei pendolari che transitavano per la Stazione di Milano Cadorna, ebbe l'intuizione di realizzare per loro un fumetto con un formato pocket, in modo che si potesse riporre comodamente in tasca dopo la sua lettura durante il viaggio in treno.


Nasce così il "formato Diabolik" (12 x 17 cm), poi ripreso da molte altre pubblicazioni tanto da determinare la cosiddetta “rivoluzione tascabile” dei fumetti che da quel momento si allinearono a quelle misure inventate dalle “diaboliche” sorelle e che porterà al successo questo antieroe  per antonomasia che debuttò in edicola per un pubblico adulto sino ad allora ignorato dagli editori, al prezzo di 150 lire. Il titolo di quel numero uno era tutto un programma: “Il re del terrore”.



E che re. Diabolik, che per le Giussani aveva lo sguardo del divo hollywoodiano Robert Taylor (Il ponte di Waterloo, Quo Vadis, ecc.), si muove con una Jaguar E, che in tutto il mondo e per tutti diventerà “l’auto di Diabolik”, vive nel lusso grazie agli illeciti arricchimenti con la sua compagna di malefatte Eva Kant, bionda slanciata con coda di cavallo ispirata a Grace Kelly ed ha un acerrimo nemico, l’ispettore Ginko, che gli da la caccia implacabilmente.


Calzamaglia nera attillata, sguardo magnetico incorniciato da sopracciglia folte e scure, Diabolik è l’opposto di Fantomas, il ladro gentiluomo creato dai francesi Allain e Souvestre, perchè non esita ad uccidere per raggiungere i suoi scopi, cioè arricchirsi, fra trasformismi (le famose maschere di resina che gli cambiano il viso), gadget tecnologici alla 007 suo coetaneo nel debutto in società, ma anche i classici pugnali come un qualsiasi malavitoso marsigliese, città in cui si muoveva agli inizi, poi diventata Clerville, capitale di un omonimo paese fittizio.


Il format Diabolik ebbe anche una trasposizione cinematografica nel 1968 grazie al regista Mario Bava, affermato maestro del brivido che affidò il ruolo del superore noir a John Philp Law, quello della sua compagna di vita e misfatti Eva a Marisa Mell e al flemmatico Michel Piccoli, il ruolo dell’ispettore Ginko, la colonna sonora era composta dal futuro premio Oscar Ennio Morricone.


Molto copiato nell’editoria con i fumetti accennati, Diabolik è stato anche parodiato, come è inevitabile quando un personaggio diventa popolarissimo. Ci riferiamo allo scanzonato e travolgente Dorellik televisivo e poi cinematografico di Johnny Dorelli con al fianco la bionda Margaret Lee-Eva ed al Paperinik della Disney. Non è stato di certo ripreso però dal principe de Curtis, perché il suo famoso “Totò Diabolicus”, uscì sugli schermi mesi prima dell’esordio in edicola del fumetto. Anzi c’è chi sostiene che le Giussani, nel battezzare il loro criminale, si vollero ispirare a quel nome. 


Sia come sia, Diabolik festeggia i 55 anni in forma smagliante e senza un accenno di rughe che possano scalfire il suo successo e la sua fama planetaria. Sky infatti ha annunciato un progetto da 10 milioni di euro per far rivivere in tv (tredici episodi da 50 minuti per Sky Cinema) il criminale più famoso dei fumetti, che ancora oggi interessa mensilmente quattrocentomila lettori con le sue storie tutte uguali ma al tempo stesso diverse tra colpi di scena, congegni fantascientifici e fughe rocambolesche, episodi di una saga che era futuro nel 1962 quando uscì nelle edicole e che è incredibilmente futuro ancora oggi.



In occasione del suo compleanno intanto, celebrato in pompa magna a Lucca Comics nell’apposito evento “Lunga vita a Diabolik”, arriva in libreria un volume da collezione illustrato dai migliori autori di fumetti, da Milo Manara che ne firma anche la prefazione e la copertina, a Daniele Brolli, da Tito Ferracci a Licia Ferraresi, quattordici brevi storie che raccontano un Diabolik originale, a tratti umoristico, ma sempre avvolto nel mistero, suo elemento imprescindibile come “stile” di vita e di azione. Da criminale vero.