In morte di Giuseppina Calone, mamma di Massimo Ranieri

Quando è stata riportata a casa dall'ospedale ha annullato tutti i suoi impegni

GdS 24 gennaio 2017
[b]di David Grieco[/b]

Cosa si può dire quando muore la mamma di un fratello? Non è la tua mamma, l'hai vista solo di sfuggita, ma ti assale un dolore inaspettato troppo difficile da descrivere. Credo sia lo stesso dolore che provano i tanti ammiratori e sostenitori di Massimo Ranieri, che non assomigliano ai fans di tanti altri artisti perché per loro Massimo è una persona di famiglia. Come un padre, un figlio, un fratello.
Posso solo dire, da fratello e da padre, che Massimo Ranieri è il figlio che chiunque ha sognato di avere. Quando sua madre è stata riportata a casa dall'ospedale perché non c'era più niente da fare, Massimo ha annullato all'ultimo momento tutti i suoi impegni e si è seduto accanto a lei per tre notti e due giorni con tutto l'amore del mondo e senza alcuna speranza. "Detesto la parola speranza", afferma categorico il Pasolini che solo lui poteva interpretare. Pasolini ci ha insegnato, a lui e a me, che la parola speranza è soltanto un perfido inganno.
Come Pasolini, Massimo Ranieri è un grumo di pura umanità che tutti riescono a percepire in questa nostra epoca così disumana. Massimo è cresciuto in un letto dove dormivano in cinque e non ha mai dimenticato la sua famiglia, i suoi valori e la sua povertà.
"Ringrazio mio padre e mia madre che mi hanno fatto nascere povero", gridò Roberto Benigni quando ricevette l'Oscar come migliore attore per "La vita è bella".
Massimo Ranieri ha ringraziato e ringrazia tutti i giorni quella immacolata povertà senza farne un vanto, e so che continuerà a farlo fino al suo ultimo respiro. Per questo motivo lo ringrazio dal profondo del mio cuore e lo abbraccio più forte che posso.