Addio Mimmo Cavicchia, ristoratore dei divi

Tutti i nomi del cinema sono passati nella sua Taverna Flavia. Protagonista della Dolce vita era amico e confidente dei Vip. L’amicizia con Liz Taylor, ultima diva di Hollywood

GdS 25 novembre 2016
[b]di Francesco Troncarelli[/b]



Se ne è andato Mimmo Cavicchia, l'avvocato gourmet titolare della “Taverna Flavia”, rinomato ristorante di Roma, vero e proprio rifugio dei personaggi dello spettacolo e dello sport e tempio della Dolce Vita che fu, quella praticata dai divi veri.


Un personaggio unico, affabile e simpatico, dalla memoria ferrea e dall’ospitalità proverbiale. Conosceva tutti nel cinema e tutti conoscevano lui. Sui tavoli del suo gioiello a due passi dal ministero del Lavoro infatti, sono passati tutti gli attori del cinema italiano e non solo, anche quelli stranieri.
Qui il re dei press agent Enrico Lucherini studiava trovate per lanciare l’attrice di turno che sponsorizzava o il film di cui si occupava per la promozione. Qui si consumavano finte scenate e veri affari. Qui ogni sera c’era l’assedio dei paparazzi in cerca di Vip da immortalare e storie da narrare. Qui, alla Taverna, da Mimmo, re incontrastato della Roma by night.


E nel ristorante di via Flavia ci andava anche la gente della moda, come la celebrata modella Veruschka a cui Mimmo dedicò uno dei suoi piatti più famosi, l’insalata Veruschka, la gente dello sport, calcio in testa, come per esempio tutta la Lazio scudetto del ‘74 e la Roma tricolore dell’83 guidata dall’habituèe Nils Liedholm. E ancora politici, manager, superpoliziotti, tutti da Mimmo, in un’atmosfera rilassata ed elegante, dove ritrovarsi per fare salotto e mangiare la sua cucina tradizionale romana.


Figlio del ristoratore abruzzese Bernardino, Mimmo da giovane agli studi in giurisprudenza comunque conclusi brillantemente, preferiva la mondanità, quella celebrata dalle pagine del settimanale Lo Specchio e da decine di rotocalchi delle cosiddette Cronache rosa. L’esordio fu nientemeno con la Regina Elisabetta. Per farsi notare si piazzò dietro di lei a un derby all’ippodromo delle Capanelle, e da quel momento il suo volto, con quegli occhi furbi sottolineati da sopraciglia folte, cominciò a comparire un po’ ovunque.
Da quell’ingenua paparazzata infatti, fu tutto un susseguirsi di scoop che lo videro protagonista. E non ci riferiamo alle foto con big come Frank Sinatra, Tony Curtis, Audrey Hepburn o Grace Kelly, immortalati nel suo ristorante mentre consumavano fettuccine al sugo, mozzarelle di bufala imbarazzanti e sontuose spigole al forno.


Ci riferiamo soprattutto a “situazioni” che si crearono nel suo locale e che poi sarebbero divenute di dominio pubblico e di cui era il depositario del tutto, come la love story tormentata e che polarizzò i media internazionali, fra Liz Taylor e Richard Burton, a Roma per girare insieme il film “Cleopatra”. Nelle sue sale i due divi hollywoodiani, complice la fitta cortina di protezione innalzata da Mimmo, iniziarono la loro relazione che ha fatto epoca, tra matrimoni, divorzi, liti e riavvicinamenti.


Della diva dagli “occhi viola”, Mimmo divenne negli anni amico personale, confidente e quasi boyfriend. L’aveva conquistata mandandole un prosciutto intero al Grand Hotel e poi, cesti di frutta a ripetizione. Lei sorpresa da questa corte insolita e serrata, lo andò a trovare con la sua segretaria alla Taverna diventandone un’assidua cliente per la gioia dei paparazzi. Da lei poi. lui fu ribattezzato, “Mister why”.


“Ero all’Olimpico, giocava la Roma, dall’altoparlante venne scandito il mio nome. Telefonai al ristorante e mio padre mi disse che la Taylor mi cercava, era a Fregene a villa Bises, era disperata, l’aveva lasciata il suo amante di turno – aveva raccontato Cavicchia-. Mi precipitai da lei con una mozzarella per cercare di tirarla su. Pioveva, ma lei mi portò sulla battigia e mi sussurrò: Mimmo, kiss me”. Io esterrefatto risposi, perché? E così persi l’attimo per baciarla. Da quel giorno divenni Mr Why?”.

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Di Liz Taylor comunque, Mimmo aveva una venerazione particolare, una delle sale del suo ristorante infatti era dedicata a lei, con decine e decine di foto scattate nel corso delle sue mangiate alla Flavia appese al muro e addirittura una teca in cui erano conservati i suoi sandali, che la diva gli lasciò dopo una serata in cui aveva ballato a piedi scalzi il cha cha cha nel locale mentre i fotografi impazzivano coi loro scatti e Vincent Minnelli e Kirk Douglas battevano il tempo della danza con le mani.


Altri divi, altro carisma, altra Dolce vita rispetto all’attuale, dove l’ultimo dei partecipanti a un Grande fratello qualsiasi si crede già un premio Oscar. E Mimmo ne era consapevole, le cose ormai erano cambiate, ma non demordeva, perché riusciva comunque ad orientarsi sui nuovi nomi più veri, su cui puntare per tenere sempre in vita il mito della sua “Taverna”.


Testimone dei fasti di un’epoca a cui ha contribuito in prima persona, cerimoniere del bel mondo che fu, Mimmo ha lavorato sino all’ultimo coadiuvato dalle nipoti Franca e Beba, instancabile e impareggiabile. Con la sua scomparsa, le “notti romane” perdono un grande protagonista e quelli della notte un amico e un vero signore che ha dispensato buona cucina, notizie e tanta simpatia. E soprattutto con la sua scomparsa quella Dolce vita da lui tanto alimentata e vissuta, si chiude per sempre. Ciao Mimmo!

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