Rhyme is no crime: in mostra la cultura hip-hop tunisina

La mostra fotografica di Emeric Fohlen immortala la cultura hip-hop ormai in voga nella Tunisia post-rivoluzionaria. [Kaouther Rabhi]

Kaouther Rabhi

Kaouther Rabhi

GdS 1 marzo 2016
[b]di Kaouther Rabhi[/b]



È dedicata ai giovani tunisini e alle diverse espressioni artistiche di cui si servono per esprimersi, la mostra fotografica «Rhyme is no Crime» di Emeric Fohlen. Espressioni che rappresentano la cultura Hip-Hop ormai in voga nella Tunisia post-rivoluzionaria.



Si tratta di un insieme di ritratti di giovani artisiti tunisini, mentre si esibiscono sul palcoscenico o mentre in pieni momenti di ricerca ed impegno stanno preparando i loro testi. Questi giovani artisiti, che sono ormai riusciti ad uscire dalla clandestinità e sono impegnati nel raccontare la rabbia di una gioventù che cerca di trovarsi un posto di rilievo nella società, hanno così trovato nelle diverse forme dell’Hip-Hop un mezzo ideale per raccontarsi.



Soli e/o riuniti in band, i giovani dell’Hip-Hop hanno dato vita alla Break-dance, la Street art, il Graffiti e il Rap con una sola parola d’ordine: ribellarsi.



È contro i codici sociali imposti, i pregiudizi e il conformismo che i giovani dell’Hip-Hop dichiarono la loro guerra, la loro ribellione, in una Tunisia «prigione», come si può leggere all’entrata della mostra nel testo di una canzone rap del gruppo di Empire Karaka.



Nelle fotografie di Fohlen si vedono i giovani vestiti in uno stile urbano, mentre camminano per le strade spensierati, mentre ballano o cantando rap sul palco, in sintonia con il pubblico. Dalle fotografie emergono grande amore e un’immensa passione che si possono leggere negli sguardi e nei movimenti degli artisiti e un considerevole impegno e fiducia in queste forme contemporanee dell’arte che mettono i giovani stessi nel centro dell’interesse.



Emeric Fohlen è un fotografo francese che si occupa, tra altre cose, di problematiche sociali, di marginalizzazione e di ingiustizia.


La mostra è in corso dal 26 febbraio al 26 marzo all’Institut français de Tunisie