Danza: l'eccellenza che parla italiano (del Sud)

Sono due delle più importanti compagie di danza a livello internazionale. Sono italiane. Del Sud: Compagnia Zappalà Danza e Balletto del Sud. [Nicole Jallin]

Danza: l'eccellenza che parla italiano (del Sud)
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16 Settembre 2015 - 11.24


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di Nicole Jallin

Sono due tra le più importanti compagnie di danza a livello internazionale. E sono italiane. Italiane del sud. La Puglia scorre da vent’anni nelle vene artistiche del Balletto del Sud di Fredy Franzutti che, nato come giovane emanazione dell’orchestra d’istinto romantico, è fautore di capolavori classici rivisitati da una ricerca linguistica moderna, mentre l’atavico calore siculo muove da un quarto di secolo le anatomie della Compagnia Zappalà Danza di Roberto Zappalà, che declina l’indagine coreografica su realtà etiche e civili in poetico ed estetico stimolo corporeo.

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Dal melodramma alla prosa, dalla lirica allo sperimentalismo, da fisicità “animalesche” alla disciplina classica, i due coreografi sposano la danza in un abbraccio di arte, pubblico e territorio. Lo esprime lo stesso Franzutti introducendo la XIX edizione di “Itinerario Danza”, progetto in collaborazione con Pugliapromozione che dal 6 agosto al 5 settembre condurrà gli spettatori alla ri-scoperta di molti centri storici pugliesi, con un ospite speciale: «Ritorna questa importante stagione itinerante – spiega Franzutti – fatta degli spettacoli della compagnia più visite guidate e consigli culinari. Un appuntamento di grande qualità artistica che coinvolge lo spettatore formalmente, proprio come accade nel teatro tradizionale, e che ha accolto personalità come Lindsay Kemp, Luciana Savignano e oggi Carla Fracci (in scena con Shéhérazade il 6, 7, 8 e 17 agosto, ndr), pioniera dell’out theatre, la cui notorietà culturale commuove da sempre animi e coscienze in un modo unico e irripetibile, grazie anche alla sua grande disponibilità ad esibirsi in tutti i luoghi, a ballare ovunque».

“Itinerario Danza” immerge ogni spettacolo in una location resa teatro en plein air, tra le scenografie naturali di alcuni comuni salentini: «Oltre a sensibilizzare il pubblico al balletto – precisa il direttore artistico – vogliamo sostenere il turismo nelle zone dell’entroterra, che si prestano per natura a una miglior gestione della messinscena, perché più silenziose e meno illuminate. Ma spettacolo all’aperto non significa provincialismo: conferenze stampa e promozione precedono questo incontro tra danza, interpreti di fama mondiale e una platea colta di critici e appassionati. È importante che la tradizione leccese teatrale, musicale e di formazione si trasmetta anche attraverso quest’arte. Siamo italiani. E crediamo in un prodotto italiano figlio del melodramma, distante dal gusto essenziale nord europeo, e rivolto all’idea di un balletto con tante scene, tanti costumi e una drammaturgia forte che rilegge il classico senza tradirlo».

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A Catania invece, nello spazio di Scenario Pubblico, i danzatori di Zappalà, danno vita a un sempre più variegato repertorio frutto di uno studio eclettico sul movimento, con aggiunta del contributo drammaturgico di Nello Calabrò. Una realtà di programmazione, ospitalità e pedagogia riconosciuta anche dalla nomina a Centro di Produzione della Danza del MiBACT: «Per noi, per la struttura e per la città significa responsabilità – afferma Roberto Zappalà –: un’inedita prova di “impatto” con l’aumento di frequenza e presenza di attività ed eventi anche di compagnie esterne. In un panorama rimasto stantio per troppi anni, il Ministero ora propone un cambiamento che è certo una spinta in avanti, ma non una variazione risolutiva, anche perché, al momento, sono solo tre i Centri dichiarati (tra i quali Aterballetto e la Compagnia Virgilio Sieni, ndr), e spero vivamente possano nascerne presto altri. Inoltre, tutto ciò rende ancora più rilevante il ruolo della “residenza”, perché la permanenza dell’artista in loco (per almeno un mese) permette un dialogo con la vita e l’umanità del posto, permette una crescita comune con spettatore e territorio, e permette allo spettacolo di essere vissuto, non solo visto. Sì, è un’intrusione nella quotidianità della città, la stessa con la quale, a settembre con dei “Dance Attack”, chiuderemo i nostri primi 25 anni, per poi debuttare nel 2016 a Ferarra con I Am Beautiful, quarto step di “Transiti Humanitatis”». Tappa di un impegno tersicoreo dedito a conflitti e comportamenti sociali in reazione ai fatti di esistenza umana: «La danza – aggiunge il coreografo – non deve essere una fredda riproduzione da insegnare ai giovani, ma uno specchio testuale della società da imporsi come negli anni ha fatto il teatro contemporaneo. Perché è un’arte e un linguaggio corporeo che può raccontare moltissimo, anche senza le parole».

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