“La febbre di Gennaro”, un documentario sul volontario all'opera per l'umanità esclusa

Da oggi 2 aprile sulle principali piattaforme la storia del volontario Gennaro Giudetti che dieci anni fa, a 19 anni, ha lasciato tutto per aiutare "gli invisibili"

Dalla locandina del film "La febbre di Gennaro"

Dalla locandina del film "La febbre di Gennaro"

Redazione 2 aprile 2021

“Nessuno si salva da solo, ma ci si salva solo insieme”. Gennaro Giudetti, 29 anni, nato e cresciuto a Taranto, ci racconta la sua storia di volontario e poi operatore umanitario ne il documentario “La febbre di Gennaro”, disponibile da oggi 2 aprile con Minerva Pictures sulle principali piattaforme (Sky Primafila, Chili, Rakuten TV, Apple TV, Google Play e The Film Club), prodotto da Claudia Pampinella per Talpa Produzioni, in coproduzione con D4 Srl e realizzato in collaborazione con Medici Senza Frontiere, Associazione Comunità Giovanni XXIII e Sea Watch.

Dieci anni fa, a 19 anni, il giovane cittadino ha lasciato tutto per dedicarsi ad aiutare i più svantaggiati nelle zone più a rischio del pianeta. Il regista Daniele Cini segue Gennaro in un viaggio attraverso le buie e dimenticate periferie del mondo, dando una voce a quegli invisibili, a quegli ultimi della terra, che diventano i veri protagonisti del film. Il documentario ci restituisce l’impegno instancabile di Gennaro ad agire di fronte alle ingiustizie attraverso la sua narrazione come volontario di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, in difesa delle comunità contadine che scelgono ogni giorno la Pace; in Palestina, dove accompagna a scuola i bambini palestinesi; lungo i corridoi umanitari per siriani in Libano; a bordo di una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, nella Repubblica democratica del Congo, per partecipare alla battaglia contro le epidemie; in Italia contro il Covid e in Yemen, come operatore umanitario di Msf.

 

“Ho accettato di fare questo documentario” - racconta Gennaro – “perché desideravo che tutte le vittime che ho incontrato avessero voce e la possibilità di raccontare le proprie storie, e poi sentivo il bisogno di sensibilizzare i giovani alle grandi ingiustizie di cui ero testimone. Vorrei che questo film fosse visto nelle scuole, medie, superiori, università. Poi, dall'altra parte volevo raccontare la vita di un operatore umanitario, la passione e la professionalità che ognuno di noi mette, l'amore per l'umanità disprezzata e esclusa”.


di L.Salv.