Crespi ricorda: “Quando Nino Manfredi cercava l’uomo tra i comunisti”

Nel 1984 l’attore, cantante e regista andò alla festa dell’Unità: il racconto di quella giornata fa capire chi era Nino. Pubblichiamo uno stralcio dalla postfazione a una ricchissima biografia

Nino Manfredi casalingo nel 1960. Foto dal libro Sagoma editore

Nino Manfredi casalingo nel 1960. Foto dal libro Sagoma editore

redazione 25 marzo 2021
Il 22 marzo scorso era il centenario della nascita di Nino Manfredi. L’attore, cantante, regista, autore era nato a Castro dei Volsci e morì a Roma il 4 giugno 2004). A uno dei più grandi del cinema italiano, pardon, correggiamo, del cinema del ’900, la casa editrice che pubblica ritratti di maestri della settima arte, Sagoma editore, ha riservato una completa e robusta biografia dal titolo “Alla ricerca di Nino Manfredi” (pp. 448, foto: 140 colori e b/n, € 25,00). La firma Andrea Ciaffaroni, il quale attinge a nuove fonti, è frutto di numerose interviste inedite, raccontano Manfredi la moglie Erminia e colleghi, la arricchisce un corpus di 140 fotografie molte rare, molte inedite e private dall’archivio della famiglia Manfredi. Un volume prezioso su colui che come ricorda a ragione la nota stampa fu uno dei “colonnelli” della commedia all’italiana insieme a Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi e che ha saputo intepretare. 

A questa biografia su Nino Manfredi artista e in privato ha contribuito il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha collaborato Carlo Amatetti e vi scrivono con loro testi due critici di prima fila, Alberto Anile e Alberto Crespi, già firma dell’Unità (finché il quotidiano esisteva) e responsabile della comunicazione, editoria e sito web del Csc. Su gentile concessione di Sagoma Editore pubblichiamo qui la seconda parte del saggio di Crespi (nella prima racconta di Manfredi e Alberto Sordi al Festival di Mosca del 1983 e del gigantesco hotel poi demolito Rossija dove alloggiavano gli ospiti e cronisti stranieri). 

di Alberto Crespi: Quando Nino Manfredi disse alla festa dell’Unità: “Cerco l’uomo” 

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Settembre del 1984: si svolge a Roma la Festa Nazionale dell’Unità. Lo scenario è speculare al Rossija: l’albergo moscovita era un mostro di cemento che nella Russia putiniana è stato demolito, e al suo posto c’è un parco; la Festa di Roma si svolge in un enorme spiazzo all’EUR dove oggi c’è un quartiere residenziale. Veniamo scelti per far parte della squadra di inviati che debbono seguire, e resocontare sul giornale, gli innumerevoli incontri ed eventi in programma. 

La Festa di Roma è bellissima, e a suo modo leggendaria: ai dibattiti politici, ai ristoranti regionali e ai famosi stand del porcellino d’India, che sono i luoghi topici delle feste, si aggiunge – siamo a Roma, no? – una straordinaria partecipazione di personaggi dello spettacolo. Vengono tutti, da Benigni a Sordi – il piccolo diavolo comunista e l’acqua santa andreottiana. E viene anche Nino Manfredi. Il nostro compito è accoglierlo, stare con lui, non mollarlo un attimo. Ne verrà fuori un pezzo, pubblicato su “l’Unità” del 14 settembre, che contiene persino una micro-notizia forse interessante ancora oggi. Quando gli chiediamo cosa cerca, un divo come lui, in questa folla comunista risponde: “Cerco sempre la stessa cosa. Cerco l’uomo, i suoi problemi, la sua vita. Cerco la fede che ho perso da giovane per le troppe disgrazie che mi erano capitate. E ora continuerò a cercarla girando un seguito di Per grazia ricevuta, che è praticamente la storia di mio nonno. Io sono figlio di emigranti, mio nonno era stato 25 anni in America, ma quando gli chiedevo di parlarmene mi rispondeva ‘e chi l'ha vista? So' stato 25 anni in miniera e manco sapevo se ce stava er sole’. L'unica cosa che ricordava dell'America era la mancanza di fantasia. ‘Tutti gli uomini se chiamano John e tutti i cani se chiamano Dog’, diceva”. 

Peccato che questo seguito di Per grazia ricevuta non si sia fatto. Chiunque abbia conosciuto Nino sa che parlava sempre di questo nonno. Ancora da quell’articolo: “Io sono nato burino per precisa scelta di mia madre, che tornava sempre al paesello a partorire. Da ragazzo, Roma è stata per me la scoperta dell’elettricità, dell’acqua corrente, delle strade. E dei gabinetti! Al paese andavamo sempre nei prati ed era mio nonno che ci diceva: ‘Oggi annate sotto er melo che ha bisogno de concime!’, e così via. Quando gli spiegai cos'erano i gabinetti, mi chiese: ‘Ma che fate 'a cacca ne le stanze? E poi 'ndo la mannate?’. Gli dissi che si tirava una corda e la si gettava via, e lui rispose ‘Ammazza che tempi, se bbutta via tutto!’”. 



In quel contesto così popolare, dove i compagni degli stand facevano a gara a offrirgli da bere, a farlo mangiare, a dargli una pacca sulla spalla, il nonno ciociaro si materializzò in maniera del tutto spontanea. Era giusto. Nino sembrava a suo agio. Parlando della Festa (che aveva come motivo ricorrente degli enormi tendoni bianchi, come immense tende arabe, che ricoprivano gli stand) disse: “È bellissima, è emozionante. È una cosa biblica, questi tendoni danno l'idea di un popolo in movimento, pronto a partire; sembra che domenica, quando finisce, non debba sparire, ma solo muoversi per trasferirsi in qualche altro posto. Io sono un socialista, ma sono vicino a voi, e non mi piace questa storia del PCI e del PSI che stanno a litigare. Sono venuto qui proprio per incontrarvi, per esprimere solidarietà, chissà, per contribuire a una via comune, per quel poco che un attore può fare. La gente a volte si sfiducia, crede che la politica sia solo beghe fra partiti, e dice ‘tanto so’ tutti uguali’. E invece no, col cavolo che i partiti so’ tutti uguali. Ma fateme sta’ zitto se no ve faccio un comizio…”. 

Non crediamo di svelare un segreto dicendovi che qualche giorno prima Sordi era venuto alla Festa con tutt’altro spirito. Non ci voleva venire, non si fidava. Al collega David Grieco, suo vecchio amico, che l’aveva contattato aveva inizialmente detto di no. Ma dai, Alberto, vieni, fai un bagno di folla, poi ti portiamo a cena… “Ma che sei matto? A cena? Voi m’avvelenate!”. Poi era venuto ed era andato via entusiasta. Tutto era durato lo spazio di quindici giorni, una Festa bellissima, segnata dal lutto ancora vivo per Enrico Berlinguer (era morto nel giugno di quell’anno, appena due mesi prima) ma anche dall’euforia per il “sorpasso” (alle elezioni europee, svoltesi poco dopo la morte del segretario, il PCI superò per la prima volta la DC ottenendo il 33,3% dei voti contro il 33% dei democristiani). E in un bar, a Nino, offrirono proprio un cocktail battezzato “Il sorpasso” (e non in onore del film di Dino Risi…) e lui lo bevve commentando: “Bbono, più lo manni giù e più te tira su”. 

C’era tanta speranza, ma non andò come si sperava. Le “liti” fra PCI e PSI, che a Nino non piacevano, proseguirono. E Bettino Craxi, un leader che tanti vecchi socialisti non amavano molto, ne uscì vincitore. Poi arrivo il suddetto, “magico” ’89. Oggi molte delle cose di cui vi abbiamo raccontato qui non esistono più. Non esiste l’URSS, non esiste il Rossija, non esiste il PCI, non esiste “l’Unità”. E non ci sono più Nino Manfredi e Alberto Sordi. Qualcuno dirà che è un bene. Noi, per il tempo necessario a scrivere la postfazione a questo bellissimo libro che contribuirà a tenere in vita la memoria di questo superbo attore, ci siamo permessi un pizzico di nostalgia. 

Giancarlo Governi: Nino Manfredi, lo straordinario talento figlio della guerra e della fame