“Lo chiamavano Trinità” 50 anni fa: una iniezione di energia a Venezia77

Venerdì 11 parlano del film Marco Tullio Barboni, figlio di Enzo che diresse e scrisse la pellicola, e Giuseppe Pedersoli, figlio del fu Carlo in arte Bud Spencer

Bud Spencer e Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità”

Bud Spencer e Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità”

GdS 9 settembre 2020
di Giuseppe Costigliola

Il Lido langue. Nella forzata convivenza con il Covid, la Mostra del Cinema di Venezia segna il passo, se non nella qualità dei film presentati, nell’incantesimo che da sempre si accompagna alle kermesse della settima arte. Il Red Carpet, transennato e avvolto come da un sudario da pannelli di cellophane, sottratto alla cupidigia dei fan, pare un cadavere composto per una macabra funzione. E allora, quasi a pompar sangue in un panorama smunto, a gettare una manciata di magia in un mondo smagato, il passato viene in soccorso.

Non sarà infatti un caso che, in concomitanza con la Mostra, la Città di Venezia, in collaborazione con l’Associazione Veneziana Albergatori e l’Associazione culturale Occhio dell’Arte APS, ha organizzato un evento che farà gola a molti appassionati di cinema, rimasti a becco asciutto. Il titolo è suggestivo, e la dice lunga: Lo chiamavano Trinità – Racconti da una magia (1970/2020). L’evento, che intende festeggiare il cinquantenario di una pellicola entrata nell’immaginario collettivo, avrà luogo venerdì 11 settembre, alle 19, nella storica cornice della Sala della Musica del Ca’ Sagredo Hotel, tra le pareti dorate affrescate da Gaspare Diziani.
L’accesso sarà libero, previa prenotazione (scrivendo a [email protected], oppure telefonando al numero 041 2413111), e ovviamente sono previste le disposizioni anti-covid: da questo, magia o meno, non si scappa.

Ospiti saranno due personaggi indissolubilmente legati alla leggendaria pellicola: lo sceneggiatore, regista e scrittore Marco Tullio Barboni, figlio di quell’Enzo Barboni, alias E. B. Clucher, che Trinità lo scrisse, fortissimamente lo volle e lo diresse, inaugurando una pagina del nostro cinema per più d’un verso memorabile; con lui, il produttore cinematografico, sceneggiatore e regista Giuseppe Pedersoli, figlio dell’indimenticato Carlo Pedersoli/Bud Spencer. I due figli d’arte saranno accolti dall’assessore alla Coesione sociale e allo Sviluppo economico della Città di Venezia Simone Venturini, da Claudio Scarpa, console onorario dell’Uruguay a Venezia, nonché Delegato per il Veneto del Grupo Consular de America Latina, che ha patrocinato l’importante iniziativa.

Tra ricordi, fotografie e contributi video, l’incontro sarà moderato dalla giornalista Lisa Bernardini. Marco Tullio Barboni, che esordì come aiuto regista proprio in quel film, svelerà aneddoti legati al set e al backstage, storie ed episodi meno noti che hanno prodotto un’alchimia unica, come accade in taluni film. Giuseppe Pedersoli, dal canto suo, illustrerà aspetti pubblici e privati del notissimo padre, uomo di grande carisma e dal temperamento affascinante, che insieme alla sua arte ne hanno fatto un’icona.
L’augurio è che la magia evocata nel titolo dell’evento, che certo avvolge la cinquantenaria pellicola di cui si parlerà, possa riverberarsi anche sul cinema e sul mondo dello spettacolo di questi grami tempi, che aspettano con ansia un nuovo inizio.