Con Lorenzo Lavia si alza il sipario del Todi Festival

A inaugurare la 34° edizione sarà una prima nazionale, "Era un fantasma", testo inedito di Arianna Mattioli

Lorenzo Lavia

Lorenzo Lavia

GdS 2 settembre 2020
di Francesco Tunda

Ci siamo. Si alza, domani giovedì 3 settembre, il sipario su Todi Festival. A inaugurare questa trentaquattresima edizione sarà una prima nazionale, Era un fantasma, testo inedito di Arianna Mattioli, messo in scena da Lorenzo Lavia che è anche uno dei quattro protagonisti insieme a Lodo Guenzi.
C'è molta attesa per questa prima. Sia perché il Festival, superate le mille difficoltà, è riuscito a confezionare un Festival più corto ma che è di grande pregio, sia gustare questa nuova regia di Lorenzo Lavia alle prese con un testo inedito e complesso. Il teatro è la sua seconda casa nella quale è cresciuto acquisendo le complesse attitudini che sono richieste a chi fa della scena il proprio campo d'azione a largo raggio: Lorenzo Lavia è, infatti, già considerato, come scrivono le documentate pagine delle riviste specializzate che ormai sia come attore sia come regista "è uno dei protagonisti della scena contemporanea", capace di misurarsi sia sui palcoscenici sia difronte alle cineprese o alle telecamere.
Il suo debutto riempì le pagine spettacolo della gran stampa: a soli diciassette debutta, come attore, in uno dei testi più complessi del vasto repertorio scespiriano, il Riccardo III, diretto dal padre Gabriele Lavia. Esser diretti dal padre, mostro sacro, in un testo del genere, deve essere stata impresa di non poco conto. Da allora ha potuto assaggiare i molti toni e i tanti diversi modi di concepire la regia essendo, come attore, stato diretto dai maestri del teatro della tradizione sia da quelli che hanno portato ventate di novità nella drammaturgia italiana: Peppino Patroni Griffi, Mario Missirolli, Liliana Cavani e Piero Maccarinelli ma anche da Daniele Ciprì, Federico Tiezzi e Sergio Rubini. Inevitabile, allora, alternare la recitazione con la regia che l’ha portato a firmare spettacoli come “Il vero amico” di Goldoni o a misurasi con i complicati testi di Marivaux come “Il gioco dell’amore e del caso” e “La doppia incostanza”. Della stessa autrice del testo che va in scena domani, Arianna Mattioli, ha diretto, al Teatro Eliseo, “Ti porto con me”. Molte le sue incursioni anche nel teatro sperimentale e nei festival d’avanguardia.
E’ molto legato, poi, alle borgate romane, dove non solo sperimenta nove forme di teatro, ma partecipa alle attività sociali. Insomma: cosmopolita, ma anche romano de Roma. Anche con la televisione e il cinema ha buone performance: per tutto questo lavoro basta ricordare il suo ruolo in “Smetto quando voglio”, quasi una saga che rapisce il pubblico, specie quello giovanile. In scena vedremo la storia di una famiglia scolpita nel momento dell’attesa. L’uso del tempo, e in particolare della forma dell’attesa e della sospensione, appartiene al filone classico della scrittura drammaturgica contemporanea. Proprio l’uso del tempo permette di giocare sull’argomento da scansare con accuratezza, all’inizio, per poi farlo esplodere in una girandola di passioni, svelando ciò che c’era da sviscerare in quel gruppo di persone che si chiama famiglia.
Inevitabile in quest’altalena di sentimenti, giovare con i tasti del sarcasmo e dell’ironia, così come con quelli, inevitabili, della tragedia: per salvarsi e salvare il gruppo qualcuno deve morire. Ricordate le tragedie greche? D’altra parte se uno da uno sguardo, anche rapido, al curriculum e al percorso teatrale dell’autrice, scopre molto del suo modo di lavorare e di scrivere drammaturgia. Tesi sperimentale in filosofia del diritto sull’Orestea di Eschilo; formazione di scrittura e di vita teatrale al Verdi di Pisa , seguendo prima i corsi di “Prima del Teatro (Scuola europea per l’arte dell’attore) e successivamente il lavoro di ricerca di Emma Dante con la quale studia e collabora. Alterna, anche lei, l’attività di attrice a quella di autrice, debuttando, come scritto, proprio con Lorenzo Lavia in “Ti porto con me” .
Due anni fa, al Teatro Eliseo. Ha esordito, proprio quest’anno, nella regia cinematografica dirigendo il film breve “Giorgio” con Andrea Pittorino ed Elena Cucci.