Il logo di Cannes 2020 per i 56 film del mancato festival (nessuno è italiano)

Frémaux ha rivelato quali erano i titoli ufficiali di autori come Wes Anderson e Ozon (ma non Nanni Moretti). Non potranno andare a Venezia

Il logo di Cannes 2020

Il logo di Cannes 2020

GdS 4 giugno 2020
I 56 film che Cannes 2020 aveva selezionato ufficialmente ma non ha potuto presentare per la pandemia potranno comunque avere il logo del festival. Ma quei lavori non potranno andare alla Mostra del cinema di Venezia. Tra i titoli, “French dispatch” di Wes Anderson, “Eté 85” di Ozon, “Soul” di Pete Doctor della Pixar Disney. Nessun italiano. Neppure Nanni Moretti. Li ha annunciati ieri il delegato generale Thierry Frémaux, accanto al presidente appena confermato Pierre Lescure, su Canal +.

I film potranno essere proiettati in sala con il marchio Cannes e in festival che accettano lavori già presentati in altri festival come Toronto, San Sebastian, New York, Roma, Telluride. In questo modo Cannes vuole appoggiare il percorso dei film.

Frémaux ha indicato i titoli che erano in programma del 73esimo festival di maggio, non in quale sezione sarebbero stati presentati. Tra i titoli “Falling”, primo film di Viggo Mortensen regista, Lovers Rock e Mangrove (due film) di Steve McQueen,El olvido que seremos di Fernando Trueba, Drunk di Thomas Vinterberg, Last Words di Jonathan Nossiter, ADN di Maiwenn, il film animato Aya and the Witch di Goro Miyazaki. Non ha citato film italiani. Su “Tre piani” di Nanni Moretti, come scrivono i cronisti, il destino è incerto: andrà a Venezia? Con il festival della laguna Frémaux ha ripetuto che farà qualcosa, ma non ha specificato cosa.

“Il cinema, scomparso dalle sale per tre mesi, è più vivo che mai. Il cinema non è morto. E neanche malato”, ha detto Frémaux rivelando di aver ricevuto il numero record di “2067 lungometraggi”. I 56 film provengono da 147 Paesi, 16 quelli di registe donne (erano 14 nel 2019), 15 opere prime, nessun italiano. Cannes doveva
tenersi dal 12 al 23 maggio. Finora aveva mancato l’appuntamento solo in due circostanze: durante la Seconda Guerra Mondiale e nel Maggio ‘68.

A Lescure, che ha chiesto “nessun italiano?” come avrebbero domandato i cronisti italiani, Frémaux ha risposto: “Posso dire che n'è uno che è quasi italiano, ‘La chasse à la truffé’ un film Usa girato in Italia” è su un gruppo di appassionati cacciatori di tartufo.