Da “Favolacce” a “Emma” ai Beastie Boys: i film in streaming per il Covid19

Storie, "teen movie", e documentari distribuiti online ai tempi del Coronavirus: di buona qualità anche la presenza italiana

Una scena dalle “Favolacce” di Fabiano e Damiano D’Innocenzo

Una scena dalle “Favolacce” di Fabiano e Damiano D’Innocenzo

GdS 2 giugno 2020
di Giuseppe Costigliola

Come sappiamo, il settore dello spettacolo è uno dei più colpiti dall’emergenza del Covid-19. Musica, teatro, cinema, forme varie di intrattenimento che prevedano un pubblico dal vivo sono momentaneamente scomparse: una situazione quasi paradossale, certo inedita nella contemporaneità.
Il mondo del cinema è paralizzato: progetti nel cassetto, in attesa di tempi migliori. Per fortuna, la tecnologia può essere un aiuto, e se le produzioni sono ferme, i cinema chiusi, ecco venire in soccorso lo streaming, le tv a pagamento che propongono nuovi contenuti, terminati di girare prima della pandemia. Per limitare le perdite e recuperare parte degli incassi mancati, le produzioni (compresi i grandi studios di Hollywood) hanno infatti scelto di distribuire i loro film sulle piattaforme in streaming. Se questo cambierà il futuro del cinema, lo vedremo.
Abbiamo setacciato il web ed i servizi che offrono i film, e ci siamo imbattuti in diversi lungometraggi usciti in streaming durante la quarantena. Ve ne proponiamo alcuni.

Cominciamo con tre produzioni italiane: Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo (Sky Primafila Premiere, TimVision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten Tv), che ha riscosso grande plauso nella critica, incassando ben nove nomination ai Nastri d’Argento e il prestigioso premio all’ultima Berlinale. I giovani D’Innocenzo sono in perfetta sintonia con il clima culturale di questi tristi tempi, il loro sguardo lucido e graffiante su una realtà di periferia (metafora del mondo odierno) squallida e abbrutita è quello dell’artista che lacera il velo dell’ipocrisia borghese: il senso di disagio, la rabbia e la disperazione che si respira in questa “favola nera” sono quelle d’un mondo intero, che rischia di divorare i propri figli, gli unici in grado di vedere una luce di speranza. Imperdibile.

L’altra produzione italiana è Buio, della promettente debuttante Emanuela Rossi (MyMovies). È un film drammatico, suddiviso in capitoli accompagnati da titoli e disegni di Nicoletta Ceccoli, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, con una trama a suo modo profetica, come spesso avviene nell’arte: con tinte femministe, narra le vicende di tre sorelle costrette in casa dopo la morte della madre, a causa di una sorta di Apocalisse che infuria nel mondo.
La protagonista è Denise Tantucci, apparsa in alcune fiction Rai e che vedremo nel prossimo film di Nanni Moretti. Accanto a lei Gaia Bocci, Olimpia Tosatto, Elettra Mallaby, Valerio Binasco e Francesco Genovese.
La terza produzione nostrana prodotta è Magari (RaiPlay), anch’essa opera d’una esordiente, Ginevra Elkann, che affronta il tema in voga d’una famiglia divisa, vista con lo sguardo dell’infanzia. Ma il tono, più che crudamente realistico, è elegiaco, con richiami all’italianità culturale e cinematografica (vedere Florinda Bolkan nonna). Apprezzabili Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher.

Per il cinema internazionale, senz’altro da vedere è Emma, di Autumn de Wilde (Apple TV, Chili, Rakuten TV, Google Play, YouTube), sontuoso adattamento del celebre romanzo di Jane Austen. Al di là della patina scintillante della ricostruzione in costume, a tratti artificiosa per chi è abituato a messe in scena meno spettacolari ma più filologicamente corrette, l’esordiente de Wilde si fa notare per abilità tecniche, conferendo grazia e l’humor necessario alla storia, innestando nel personaggio di Emma, che gioca con i destini altrui, quello della sua autrice, magistrale pennellatrice di un’epoca quasi epica, l’Inghilterra rurale di inizio Ottocento, con le sue campagne, i suoi colori, le sue stagioni, i sui volubili personaggi perduti in vortici di sotterfugi e inganni, alla rincorsa d’un amore sempre sfuggente.

Di tutt’altro tenore The Lighthouse, di Robert Eggers (Chili, Apple TV), vincitore di due Spirits Awards e con varie candidature, tra cui una all’Oscar. Il regista di The Witch torna con una storia claustrofobica, dalla fotografia e recitazione espressioniste, con ottime ricostruzioni d’epoca, ambientata su un’isola sperduta, sul finire dell’Ottocento, con il sempre notevole William Defoe guardiano d’un faro, insieme al suo aiutante, Ephraim Wilson. Forse un po’ manieristico, ma le pulsioni torbide, i timori ancestrali e i demoni personali suscitati dalla solitudine e la deriva nella follia sono rappresentati con discreto vigore. Inizialmente non era prevista una sua uscita così rapida nel circuito streaming, ma, come detto, in questo momento così difficile le produzioni battono cassa.

Non guasterà citare un notevole docu-film, Beastie Boys Story, di Spike Jonze, di cui la recente Apple TV+ ha l’esclusiva. I sopravvissuti del celebre trio hip-hop bianco, Michael Diamond e Adam Horovitz, dopo otto anni dallo scioglimento del gruppo per la morte di Adam Yauch, ricordano le vicende che li hanno visti protagonisti di una stagione molto intensa: l’amicizia, il successo, la carriera, la fine. Non il solito documentario con interviste ingessate: il regista ha colto gli artisti immersi nel rapporto con il loro pubblico, liberi di muoversi su un palco spoglio, riempito dai ricordi vivi d’una grande amicizia. Da vedere.

Tra gl’immancabili teen movie, segnaliamo Selah and the Spades, di Tayarisha Poe (Amazon Prime Video). Apprezzabile la riflessione sul potere e le sue innumerevoli incarnazioni, in questo caso declinato nell’universo dei college americani, con le bande, le fazioni, il sottobosco del traffico di stupefacenti e di alcolici. Un film dai toni forti che rappresenta con coraggio uno spaccato della società contemporanea non sotto gli occhi di tutti, che ha il merito di focalizzare l’attenzione sull’universo afroamericano e non sul consueto mondo dell’America bianca. Un maggiore realismo invece dell’esagerazione da cartoon non avrebbe forse guastato, ma rimane il merito delle intenzioni.

Non può mancare la segnalazione delle produzioni Netflix. Cominciamo con L’altra metà, di Alice Wu, cineasta sino-americana, autrice anche del soggetto e della sceneggiatura. Film a metà tra un Cyrano di Bergerac e un romanzo di formazione adolescenziale e di amicizia, garbato e intimista, col tema della scoperta della propria omosessualità a condire un triangolo amoroso.

Un’altra produzione del colosso in streaming americano è Circus of Books, di Rachel Mason. Racconta la storia vera di una coppia che negli anni ’70 rileva una vecchia libreria di Los Angeles, venendo in contatto con la comunità LGTB. Da lì, diverranno distributori di porno gay, e dovranno affrontare accuse di oscenità e vessazioni di ogni tipo. Uno spaccato d’un mondo spesso sommerso.

Insomma, in attesa della riapertura delle sale cinematografiche, buona visione!