Esce l’autobiografia di Woody Allen: i film, le attrici, lo scandalo, la sua vita

Alla “Lettura” il regista dice che Trump non è certo andato alla Casa Bianca per gestire il Paese. Il bilancio della sua vita? «È andata bene». Nel libro affronta le accuse per molestie della ex Mia Farrow

Soon Yi Previn e Woody Allen al Tribeca Film Festival di New York

Soon Yi Previn e Woody Allen al Tribeca Film Festival di New York

GdS 11 maggio 2020
Esce in libreria il 14 maggio un libro dalla gestazione editoriale clamorosamente tormentata considerato l’autore: è l’autobiografia di Woody Allen A proposito di niente (Nave di Teseo, pp. 200, euro 22, ebook 15,99, traduzione di Alberto Pezzotta). Vita editoriale tormentata perché, a causa delle polemiche per presunte molestie, la casa editrice francese Hachette ha cambiato idea e ha deciso di non pubblicare il volume. Per la medesima ragione Amazon aveva prodotto Un giorno di pioggia a New York e poi non lo ha distribuito negli Stati Uniti.

In una lunga intervista a Maurizio Porro su La Lettura del Corriere della Sera in edicola questa settimana il regista, sceneggiatore e gran umorista smussa le possibili polemiche, afferma che tutto è risolto. Tranne una risposta su Ronan, figlio biologico di Mia Farrow e giornalista che lo ha accusato delle molestie alla sorella Dylan quando lei non era maggiorenne, figlia adottiva dell’attrice ex di Allen e grande accusatrice. «Io non ho più parlato con Ronan da quando aveva 4 anni e neppure con Dylan da quando ne aveva 7: non una parola con entrambi, non una».

Dall’autobiografia emerge come Diane Keaton resti l’attrice che più stima e di cui nutre un’ammirazione profonda, al di là della loro lunga relazione. Scrive Mario Andreose sul Domenicale del Sole 24 ore del 29 marzo scorso recensendo A proposito di niente. Autobiografia: «In primo piano le due muse, e compagne di vita, Diane Keaton (otto film) e Mia Farrow (dieci film) attorniate da, in ordine alfabetico, Cate Blanchett, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Judy Davis, Mariel Hemingway, Scarlett Johansson, Louise Larsson (la seconda moglie), Julia Roberts, Léa Seydoux, Mira Sorvino, Emma Stone, Sharon Stone, Naomi Watts, Dianne Wiest, Kate Winslet. Ad ognuna nel libro dedica almeno una pennellata, un identikit che ne tratteggi il talento, il carattere, il tipo di bellezza, la sensualità». Ben 62 attrici lavorando con lui hanno avuto nomination agli Oscar o altri riconoscimenti internazionali, ricorda Andreose.

Allen scrive che «nessuna di loro ha mai lamentato alcun segno di scorrettezza», e rimarca Andreose, «in un momento in cui non cessa l’accanimento nei suoi confronti da parte delle “zelote”, come le chiama Allen, del #MeToo». Riferisce, il giornalista: «Nella lunga e circostanziata ricostruzione delle vicende trascorse possiamo leggere il rapporto della Yale-New Haven Child Sexual Abuse Clinic e del New York State Child Welfare che lo scagiona dalle accuse di molestie nei confronti della figlia adottiva Dylan (sette anni) e del figlio naturale Satchel (quattro anni), che poi prenderà il nome di Ronan, premio Pulitzer per un libro contro Weinstein». Ma dopo che il regista si è messo insieme con la figlia adottiva di lei Soon Yi Previn diciannovenne (tuttora sua moglie) tradendo Mia Farrow, l’attrice ha ottenuto la custodia dei figli e fatto vietare che il padre li incontri da solo». Poi Mia, abbandonata e tradita a favore della propria figlia adottiva ottiene dai giudici la custodia e che il padre possa incontrare da solo i figli. «Certo, la provocazione non è da poco. La storia d’amore con Soon Yi è sfociata comunque in un matrimonio tuttora felice, coronato da due figlie adottive».

Nell’intervista alla Lettura gli aneddoti non abbondano. Poco trapela. Come quando a Porro conferma che davvero a cinque anni vedeva mezza piena una bara, non un bicchiere mezzo pieno. «Sono stato sempre, anche da ragazzino, ossessionato dalla idea nostra mortalità e dalla vita che considero priva di significato. Vero, ho cominciato a dirlo a 5 anni».

Allen racconta al giornalista che a tutt’oggi ama scrivere tutto il giorno mentre appena finisce un film è stufo e annoiato. «Non ho mai girato un capolavoro». Il che non è vero: bastino titoli come Manhattan, Io e Annie, Blue Jasmine per smentirlo. Ma il regista la vive così. La politica? Il giornalista ricorda come, a Venezia, Allen gli aveva assicurato che Trump non avrebbe vinto. La risposta: «È stato un fenomenale colpo di fortuna», esito, spiega, del meccanismo elettorale statunitense grazie al quale l’attuale inquilino della Casa Bianca ha potuto vincere con tre milioni di voti in meno di Hillary Clinton. Per il regista «il mistero» è perché Trump abbia voluto diventare presidente. Certo, afferma Allen, le ragioni che lo hanno portato alla Casa Bianca «non hanno nulla a che vedere con la gestione dei problemi di un Paese».



Allan Stewart Konigsberger, nome vero all’anagrafe dell’artista, è nato nel 1935 a Brookyn. È andato per la prima volta nella Manhattan: un amore che nel tempo si è solo rafforzato, lì ha gli amici, suona il jazz, ha i cinema. Il post Covid19? Woody Allen è sicuro che la sua New York, come i paesi europei tra cui Italia, Spagna e Francia, si risolleverà, che ritornerà vitale. Sulla sua vita traccia un bilancio positivo: «Ho fatto film, regie d’opera, sono stato alla Scala, suono il jazz al clarinetto. È andata bene così».