Polanski candidato a 12 César, protestano femministe e Segretaria di Stato francese

“L’ufficiale e la spia” in vetta alle nomination ai premi, donne e associazioni contestano la scelta per le accuse di stupro al regista

Roman Polanski con la moglie e attrice Emmanuelle Seigner

Roman Polanski con la moglie e attrice Emmanuelle Seigner

GdS 30 gennaio 2020
I César francesi hanno candidato il bellissimo ed efficace J’Accuse di Roman Polanski (da noi L’ufficiale e la spia) in ben 12 categorie comprese miglior film e miglior regia: un record come registrano i cronisti. Il film sul caso Dreyfuss supera in nomination ai premi francesi Les Miserables di Ladj Ly, sulle banlieue, e La Belle Epoque di Nicolas Bedos, entrambi con 11 candidature, ma la scelta dell’Académie des César per il lungometraggio Leone d’argento a Venezia in Francia ha scatenato reazioni durissime per le accuse di stupro all’86enne regista ebreo di origini polacche.

“Il cinema francese deve evidentemente ancora portare a compimento la sua rivoluzione sulle violenze sessiste e sessuali”, ha attaccato a radio RTL la segretaria di Stato alla Parità tra Uomo e Donna Marlène Schiappa. Sui social è un diluvio di proteste. Per l’associazione Osez Le Féminisme “Dodici nomination per il film di Polanski! 12 come il numero di donne che l'accusano di stupro! Vergogna ai César” con appello a manifestare davanti alla Salle Pleyel di Parigi, per la cerimonia di premiazione il 28 febbraio.
Per il presidente dell'Académie, Alain Terzian, sui César “non è un'istanza che deve assumere posizioni morali. Se non sbaglio un milione e mezzo di francesi è andato a vedere il film. Andate a chiedere a loro”.

Il caso riguarda la fotografa francese Valentine Monnier che in autunno in una intervista ha dichiarato di essere stata picchiata e violentata da Polanski nel 1975, quando lei era diciottenne, in un soggiorno sciistico nello chalet del regista a Gstaad, in Svizzera. Il regista ha respinto tutte le accuse. Sul quotidiano Le Parisien la fotografa aveva detto di non ricorrere alla giustizia, anche perché i fatti sono prescritti da tempo, ma che voleva lanciare un d'allarme sui comportamenti del regista.

Polanski non può a tutt’oggi rientrare negli Stati Uniti per uno scandalo su una violenza nel 1977 alla allora minorenne Samantha Geimer la quale ha però detto più volte pubblicamente che per lei la vicenda era finita.