“Jojo Rabbit”, il nazismo messo in satira da un bambino e Scarlett Johansson

In sala il film del neozelandese Taika Waititi: affronta il delirio nazista e l’antisemitismo con una sorta di fiaba che, tra sorrisi e dramma, per la critica diverte e commuove

Una scena da JoJo Rabbit

Una scena da JoJo Rabbit

GdS 17 gennaio 2020
Jojo Betzler è un bambino tedesco di 10 anni nella Germania nazista al suo epilogo, nel 1945, vuole diventare un perfetto nazista e ha, come amico immaginario, Hitler. Solo che la madre Rosie è una antinazista convinta (interpretata da Scarlett Johansson candidata all’Oscar come attrice non protagonista per questa parte), il ragazzo non è spietato e rifiuterà di spezzare il collo a un coniglio guadagnandosi l’appellativo di Jojo Rabbit (coniglio appunto) e quando scoprirà che la madre nasconde e protegge una ragazzina ebrea 15enne prima vuole studiarla, poi se ne invaghisce.

 Jojo Rabbit è una fiaba, è una satira sul nazismo di cui Mario Manca su Vanity Fair ha scritto che fa ridere e soprattutto piangere e che non va mancato all’appuntamento in sala dove è da ieri, 16 gennaio, distribuito da 20th Century Fox Italia. Il film conta sei candidature all’Oscar. Firma la regia Taika Waititi, il regista neozelandese autore di Thor: Ragnarok e del mockumentary vampirico What We Do in the Shadows, ed è liberamente tratto dal romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens (Sem editore, pp. 397, € 18,00).
Wahiti interpreta l’assurdo Hitler immaginato da Jojo, Roman Griffin Davis è il piccolo protagonista, di Scarlett Johansson si è detto, Sam Rockwell è l'ufficiale istruttore del campo per i giovani hitleriani.



Tra scene comiche e drammatiche, così la ex direttrice del Torino Film Festival Emanuela Martini aveva descritto Jojo Rabbit con cui ha aperto l’edizione del novembre scorso: “Sta in perfetto equilibrio tra satira e dramma: rilegge una mostruosità della Storia con gli occhi di un bambino, ma senza piangersi addosso, affonda colpi dolorosi ed emerge da situazioni drammatiche con irresistibile humor nero, mescola i Beatles alle parate naziste con una freschezza irridente. Fa ridere e fa pensare”.

JoJo Rabbit è il racconto di una crescita, di un’anima che sembra corrotta ma che, in realtà, è la più pura di tutte – ha scritto Manca per Vanity Fair - JoJo, come lo chiamano gli amici, fa parte, infatti, della cosiddetta Gioventù hitleriana, un campus nel quale i giovani vengono istruiti secondo i dettami imposti dal regime facendosi portavoce non solo della guerra che dilania il mondo, ma anche della propaganda antisemita che zittisce gli obiettori e promuove gli adepti. Non ci vuole, però, molto a capire che JoJo con i nazisti c’entri ben poco”.