Maresco torna a Venezia e manda una frecciata a Mattarella: "sulla trattativa Stato-Mafia è stato zitto"

La replica del Quirinale: "Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura".

Un'immagine del film 'La mafia non è più quella di una volta'

Un'immagine del film 'La mafia non è più quella di una volta'

GdS 6 settembre 2019
Il terzo e ultimo film italiano in concorso al Festival di Venezia è 'La Mafia non è più quella di una volta' di Franco Maresco, ideale sequel di 'Belluscone' presentato sempre al Lido nel 2014. E anche in questo caso il protagonista del documentario ambientato a Palermo è l'organizzatore di eventi Ciccio Mira, questa volta alle prese con una festa per i 25 anni dalla morte di Falcone e Borsellino, nel 2017. 
Maresco sottolinea l'incapacità dei palermitani di opporsi alla mafia, specie nei quartieri come lo Zen, dove Mira vuole organizzare il bizzarro evento 'neomelodici per Falcone e Borsellino'. Nel grottesco mondo palermitano, nessuno riesce a dire di essere contrario alla mafia, tanto che i due magistrati vengono ricordati per aver dato ai palermitani 'la luce, l'acqua, i giardini pubblici'. Ma la mafia non si tocca, alla mafia non ci si oppone. 
Questa volta, però, Maresco decide di inserire una coprotagonista che faccia da contraltare con la sua passione civile e politica, Letizia Battaglia, la fotografa oggi ultraottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle "undici donne che hanno segnato il nostro tempo" e sulla quale Maresco ha recentemente realizzato un documentario più tradizionale. Maresco, con la sua voce fuoricampo sempre vocata al disincanto, guida lo spettatore in questo duetto tra i palermitani che non vogliono in alcun modo parlare male della mafia (non riuscendo a far dire a nessuno 'io dico no alla mafia) e la Battaglia. Dopo aver citato il silenzio di Mattarella sulla sentenza della 'trattativa', Maresco lo chiama in causa anche raccontando che Ciccio Mira vorrebbe chiedere al presidente la grazia per un suo nipote detenuto in regime di 41bis (ma l'impresario anche qui ammetterà solo di volergli chiedere un favore per una persona carissima e opporrà il silenzio sull'identità del detenuto). Per questo nel finale del film, il regista immagina che Mira organizzi allo Zen un altro evento: "I neomelodici per Sergio Mattarella"
"Devo ammettere che non è stato per niente facile, cinque anni dopo - afferma nelle note di regia Maresco, che al momento non vuole rilasciare interviste - tornare a raccontare una storia con dentro, ancora una volta, i cantanti neomelodici e la mafia. La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso".

"Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura". È quanto dichiara il consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica, Giovanni Grasso, interpellato dai giornalisti, in riferimento alla presentazione del film.