Brad Pitt astronauta al Lido: lui piace, il film meno

“Ad Astra”, un viaggio nella psiche oltre che interplanetario. Scarlett Johansson in concorso con un film di Netflix

Brad Pitt in Ad Astra

Brad Pitt in Ad Astra

GdS 30 agosto 2019
Brad Pitt ha ricevuto elogi dalla critica per il suo ruolo in “Ad Astra”, film di fantascienza e introspezione psicologica di cui è protagonista e produttore e che è andato a promuovere a Venezia, ma il lungometraggio ha ricevuto dalla critica giudizi oscillanti tra l’insufficiente e la stroncatura. Alle giornaliste che lo hanno intervistato, il divo ha parlato dell’identità maschile, o meglio della concezione del maschio trasmessagli da suo padre, lavoratore indefesso per dare un futuro migliore ai figli, secondo la quale l’uomo non deve mai mostrare debolezze e cedimenti. E Pitt ha chiarito di non essere d’accordo. E che il film ambientato nello spazio vuole esplorare la necessità di aprirsi agli altri e il rapporto padre – figlio. In “Ad Astra”, girato da James Gray, Brad Pitt interpreta l’astronauta Ray McBride spedito verso Nettuno in missione segreta per rintracciare il padre H. Clifford McBride (Tommy Lee Jones) i cui membri da lui guidata. L’astronauta scoprirà che in realtà deve uccidere suo padre, rintracciato, il quale gli confesserà di aver ucciso gli altri partecipanti alla missione.

I recensori hanno sottolineato le tante implicazioni psicologiche nel rapporto padre – figlio ed espresso giudizi tiepidi sul film. Più osservatori hanno messo in risalto effetti speciali da vertigine in una sequenza altamente spettacolare. Ogni confronto con “2001 Odissea nello spazio” però va a scapito di “Ad Astra”: tanto il film di Kubrick apriva interrogativi tuttora aperti, tanto il film di Gray cerca di dare risposte a materie e implicazioni che non possono avere una risposta definitiva. I giudizi dei critici italiani hanno oscillato tra il modesto e la stroncatura.



Scarlett Johansson, storia di una separazione
Intreccia rapporti personali, familiari, e cinema anche Marriage Story di Noah Baumbach, film in concorso che passerà dalle sale e poi dal 6 dicembre sarà su Netflix poiché Venezia non mette veti a Netflix. Il film racconta della separazione tra un’attrice televisiva californiana, interpretata da Scarlett Johanson, e un regista newyorkese, Adam Driver, e in mezzo un figlio di otto anni. A Venezia l’attrice ha confessato che Baumbach le ha proposto il film senza sapere che lei si stava separando dal secondo marito Romain Dauriac. “È stato un po’ uno shock, i film a volte sono un destino”.