La commedia horror di Jarmusch a Cannes ironizza sulla destra

“The Dead don’t die” allude anche alle devastazioni ambientali e alla politica razzista di Trump. Accoglienza favorevole agli zombie, il film ha aperto il 72esimo festival

“Dead don’t die” di Jim Jarmusch

“Dead don’t die” di Jim Jarmusch

GdS 15 maggio 2019
Sta raccogliendo reazioni positive “The Dead don’t die”, “I morti non muoiono”, l’horror con ampie dosi ironia, humour e citazioni cinematografiche (su tutte gli zombie di Romero) di Jim Jarmusch che ha aperto il 72esimo Festival di Cannes ieri sera. Il film è in concorso e viene letto anche come allusione in chiave politica sui disastri ambientali e sulla destra.

In “The Dead don’t die” i morti ritornano per cibarsi dei viventi, di caramelle nel caso dei bambini che ritornano o bersi un cicchetto nel caso di defunte che bevevano quando erano in vita. Tornano nel paesino immaginario dell’Ohio di Centerville perché la Terra ha cambiato e gira a un’altra velocità, anche se il governo statunitense lo nega (deciderà lo spettatore se ogni eventuale rimando a Trump che nega i cambiamenti climatici è casuale o meno). Gli zombie assaltano e divorano i viventi e per fermarli c’è solo un sistema: mozzar loro la testa da cui fuoriesce una polvere nera oppure farli scoppiare.

Con omaggi al cinema, ad autori come Tarantino, per Cristina Battocletti del Sole24Ore il film “è una delizia di citazioni cinefile”, “di gag e di recitazioni dai tempi perfetti”. La sequela di attori è di per sé impressionante: Bill Murray e Adam Driver poliziotti, Tilda Swinton becchina e buddista che non ha difficoltà a mozzare la testa agli zombie, la popstar Selena Gomez che gli adolescenti e i giovanissimi ameranno vedere sullo schermo, un rocker come Iggy Pop nei panni di uno zombie assetato di rock e Tom Waits eremita e fuori di testa in grado però di percepire prima degli altri il pericolo, Cloë Sevigny, il poliedrico Steve Buscemi. “La critica non è solo al consumismo e al degrado ambientale, ma anche alla politica”, annota la giornalista del Sole. La quale nota come Bill Murray, poliziotto, si preoccupa di avvertire gli abitanti del pericolo ma lascia al suo destino un tizio che vuole un’America “bianca” e riprende una frase cara ai sostenitori di Trump.

Inarritu presiede la giuria con Alice Rohrwacher giurata
Ha inaugurato la serata il regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu, che presiede la giuria, con un sentito omaggio al cinema, alla fatica e alla bellezza di fare film. I giurati sono Alice Rohrwacher, Elle Fanning, Maimouna N'Diaye, Kelly Reichardt, Enki Bilal, Robin Campillo, Yorgos Lanthimos, Pawel Pawlikowski. La serata d’apertura ha reso omaggio con un video ad Agnes Varda, la regista francese scomparsa a marzo: è lei da giovane l’immagine del festival.