Il pericolo siamo noi: horror con famiglia afroamericana in "Us" di Jordan Peele

Dal 4 aprile un film su un mito del genere fantastico: il "doppio". L'attrice Lupita Nyong'o: "Aver scelto una famiglia nera come protagonisti è già politica"

Una scena di "Us"

Una scena di "Us"

GdS 1 aprile 2019
Una famiglia di afroamericani benestanti vive tranquillamente. Padre, madre, figlia, figlio. All'improvviso fuori casa appare nella notte si profila un quartetto di presenze, un'altra famiglia. Portano terrore, paura, violenza, morte. Ma chi sono davvero? "Siamo noi", dirà la figlia. Sono "doppelganger", i "doppi" dei personaggi, come dei replicanti, ma armati e feroci.
Jordan Peele arriva nelle sale italiane dal 4 aprile con il suo nuovo horror, ai bordi della fantascienza o del genere fantastico se preferite, "Us": spiazzante e, assicura il regista afroamericano, non è solo un horror perché ha anche momenti di umorismo. Il film vuole obbligare a pensare su chi sono loro, o chiamo siamo, "Us", cioè noi, sigla peraltro anche degli United States.

I protagonisti sono la premio Oscar per "12 anni schiavo" l'attrice kenyana Lupita Nyong'o, Winston Duke (il marito), Shahadi Wright Joseph (la figlia), Evan Alex (il figlio), più un'attrice come Elisabeth Moss. All'Ansa Peel ha spiegato di aver studiato la mitologia del "doppio" (un motivo frequentato non solo nell'horror ma anche nei racconti fantastici, nel Romanticismo, in fondo raccontato nel romanzo sul Dottor Jeckyll e Mr. Hyde di Stevenson) e di aver scoperto che il tema "ha a che fare con il tentativo di sopprimere se stessi e i propri istinti". E invece che focalizzarsi sul "doppio" di un individuo maledetto e perspicace il regista ha esteso la presenza del doppio alla collettività. Aggiungendo: "Racconto la comunità americana, privilegiata e che ha paura di perdere i suoi privilegi e per questo teme l'altro quando dovrebbe aver paura di sé stessa. Quando siamo insieme noi, inteso come gruppo, possiamo essere il peggior mostro mai esistito. Possiamo realizzare cose stupende ma anche atrocità inaudite".

In un'intervista a Rolling Stone Lupita Nyong'o ha detto tra altre cose: «Il tema razziale è irrilevante rispetto all’esperienza che vive quella famiglia, ma il fatto che la famiglia stessa esista, soprattutto in un genere come l’horror, è una presa di posizione politica. Il tema che trattiamo nel film, invece è un’altra cosa. E raccontare l’esperienza di gente di colore senza collegarla al loro essere di colore è una boccata d’aria fresca».